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ALL’ARMI!

Torna il fascismo? E’ una perplessità legittima, legata al rischio di involuzione che tutte le società affrontano periodicamente. Il nostro paese si è affrancato dalla dittatura pochi anni fa, dopo una guerra civile le cui vicende si sono legate intimamente al secondo conflitto mondiale. Una tragedia nella tragedia. Ma la dittatura non è un pianta aliena che ciclicamente si sviluppa dai semi portati sulla terra da meteoriti, è un modello di società autoritaria che nasce da atteggiamenti culturali profondamente radicati in molti di noi.
Il secondo dopoguerra, proprio come risposta popolare alla dittatura, ha costituito una stagione di grandi riforme e grandi conquiste in tema di diritti che hanno cambiato profondamente il paese.
Eppure, accanto a questi progressi ufficializzati da una costituzione e da un impianto legislativo che costruivano una nuova società, nel paese rimaneva una zona grigia che correva parallela, sotterranea, una brace che covava sotto la cenere e che si manifestava nel privato, nei dettagli solo apparente secondari, nella divisione schizofrenica tra l’ufficialità a volte retorica e la realtà quotidiana della “vita vera”, una sorta di Mr Hyde che sopravviveva nel lato inconfessabile della personalità.
Particolari inquietanti che vediamo anche oggi: erano e sono la “cultura da Bar Sport”, il modello di famiglia patriarcale in cui mogli e figlie non hanno diritti, l’inaccettabile “normalità” dello scherno rivolto agli omosessuali e ai diversi. Sono punte di un iceberg che non si scioglie, nemmeno con il riscaldamento globale.
Queste manifestazioni, che vanno censurate e tenute sotto controllo, restano latenti finché la cultura ufficiale non inizia a legittimarle, anche solo indirettamente. Il convegno sulla famiglia di Verona è l’esempio recente di queste dinamiche: legioni di oscurantisti idioti ed in molti casi violenti, scoprono che in qualche modo le loro idee trovano finalmente asilo. Ecco allora che le riesumano dalla pattumiera con l’orgoglio che molto spesso accompagna la stupidità e le propongono senza vergogna. E i followers aumentano, attratti irresistibilmente dai feromoni dell’imbecillità.


Sostanzialmente è lo stresso meccanismo che ha sdoganato anche la corruzione: dopo la lunga stagione di moralizzazione iniziata con mani pulite, abbiamo assorbito la cleptocrazia berlusconiana che ci ha anestetizzato fino a trasformare il sentire comune. I reati di questo genere oggi non ci scandalizzano più, sono considerati una pratica diffusa, connaturata all’amministrazione pubblica e pressoché irrilevante sul piano morale. Ne abbiamo la prova se pensiamo che il maggiore partito della sinistra, come se nulla fosse, ha eletto a segretario un soggetto che si è fatto finanziare la precedente campagna elettorale dai principali imputati di Mafia Capitale.
A ben vedere il “fascismo” in senso lato è la negazione della democrazia, a qualsiasi livello. Viene negato il diritto a partecipare, il rispetto, la dignità dei soggetti, siano essi i familiari, i cittadini o gli elettori. E’ l’apoteosi della divisa, del colore della pelle, dell’uniforme che non si vede ma che ci trasforma in padri violenti, mariti-padroni, stalkers, politici ladri, poliziotti e giudici corrotti. E’ l’ebbrezza del potere che ci fa sentire in qualche modo superiori, migliori, potenti.

E quale migliore terreno di coltura per questo senso di superiorità della buona, vecchia, cara società capitalista? Accettare che la ricchezza, l’apparenza e i consumi siano il paradigma per valutare una persona elimina il più importante presupposto della democrazia: l’uguaglianza. Consentire alle multinazionali ed alla grande finanza di intervenire nel processo legislativo mediante lobbies e gruppi di persone significa anteporre il profitto al bene comune, all’ambiente, addirittura alla stessa sopravvivenza del pianeta. Più rifletto su questi temi più mi convinco che dobbiamo ripartire dal marxismo per tentare, non sarà facile, di costruire per i nostri figli una società che dia un futuro al pianeta.

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