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Antropocene: come l’uomo ha stravolto il pianeta

Il termine Antropocene dal greco “antropos-uomo”, fu introdotto nel 2000 dal chimico olandese Paul J. Crutzen, autore dell’omonimo libro, e dal biologo statunitense Eugene Stoermer; la parola Antropocene suggerisce l’idea che l’umanità non faccia più parte della natura, ma che la voglia solo sfruttare.

“Anthropocene” a Bologna

Edward Burtynsky è uno dei fotografi più conosciuti ed apprezzati al mondo che si occupa da sempre dell’impatto dell’uomo sull’ambiente, ed insieme ai video maker Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier nella loro accurata scelta di angolazioni, inquadrature e ritmo, producono una moltitudine di immagini dotate di una grande forza ed un impatto visivo straordinario.

Ed è per questo che bisogna visitare la mostra “Anthropocene” aperta fino al 5 gennaio 2020 al Mast a Bologna, per capire le drammatiche collisioni tra l’uomo e la natura, le trasformazioni del pianeta, la presenza invasiva e devastante della plastica, l’acidificazione degli oceani, i tetrapodi di cemento, l’inquinamento petrolifero, la deviazione del corso dei fiumi, la deforestazione, la proliferazione di dighe che lasciano senza acqua altri territori, e mille altre concause.

Il fotografo immortala impianti industriali, miniere a cielo aperto, mega-insediamenti urbani, l’inquinamento marino e fluviale, disboscamenti, l’estrazione di petrolio, segherie, cave di marmo, discariche a cielo aperto, ma anche bellissime barriere di corallo: sono tutti aspetti della pressione antropica ai quali bisogna assolutamente prestare attenzione. Le immagini di Burtynsky sono riprese dall’alto, da aerei, elicotteri, piattaforme aeree, e proposte in fotografie a  grande formato, da 2×3 metri in su, con attenta accuratezza formale per presentare ambienti non sempre gradevoli; invece c’è una raffinata ricerca estetizzante da parte dell’autore, che prende come punto di partenza le ricerche dell’Antropocene Working Group e mette a fuoco le stesse categorie di indagine, e registra la situazione senza giudicare, per promuovere una conoscenza esperienziale, invece di utilizzare la polemica o il sensazionalismo.

Emozionare e far riflettere

Burtynsky non vuole rappresentare l’orrore, il negativo in maniera scandalistica, enfatizzandolo per far insorgere lo sdegno, lui vuole proporre una realtà per come si presenta oggi e lasciare ogni riflessione successiva allo spettatore, che riesce a provare emozioni in positivo o in negativo, perché ci porta una fotografia impegnata, con un messaggio visuale forte e chiaro, sdrammatizzando l’evento, lasciando campo libero allo sguardo dell’osservatore.

Una fotografia che ripropone il tema dell’estetica nella rappresentazione del brutto che riesce ad emozionare come solo l’arte è capace di fare, mostrando i fatti in un contesto più ampio, rendendoli accessibili sul piano razionale, oltre che emotivo.

Burtynsky ed i suoi colleghi effettuano una mappatura della realtà, corredandola di un apparato di fotografie, video, film, murales ad alta risoluzione ed installazioni di realtà virtuale davvero formidabili, visibili con il proprio smartphone, scaricando una specifica applicazione, o con tablet forniti in loco, che piacciono molto ai bambini.

Inoltre è possibile guardare il film “Antropocene: l’epoca umana” nelle sale del Mast, negli orari stabiliti previa prenotazione, il tutto sempre ad ingresso libero e gratuito, come è stato per tutte le mostre di Foto Industria, dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 19, con proiezioni serali fino alle ore 22, in via Speranza, 42 a Bologna.

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