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APOCALITTICI & INTEGRALI

Mi auguro che Eco non si rigiri nella tomba, nei suoi confronti nutro una stima che si avvicina al fanatismo. Ma il titolo parafrasato di quel saggio del 1964, che resta una pietra miliare per chi cerca di capire la comunicazione moderna, mi serve per introdurre una riflessione che ritengo importante. Da una trentina d’anni il Po sta avvelenando qualche milione di persone, senza distinzione di classe, sesso o credo politico.

Si tratta di un genocidio democratico pur nella sua gravità: le sole differenze consistono nel fatto che procedendo verso la foce progressivamente il contenuto di veleni aumenta, per trovare l’apoteosi tossica in prossimità del delta, territorio che del resto è popolato da bassopolesani, razza che la nazione considera di scarso valore, condannata da secoli di promiscuità consanguinea (Adige e Po erano frontiere insuperabili) a sviluppare modeste doti intellettuali. Una provincia di imbecilli che bevono tranquillamente l’acqua avvelenata e le colossali bugie di sindaci e presidenti degli enti pubblici che erogano liquidi “potabili” con l’ineffabile sorriso elettorale. E’ un atteggiamento duro a morire se si pensa che ancora oggi c’è chi decanta le caratteristiche dei molluschi del delta. Come le cozze di Taranto o le vongole della laguna di Marghera: quanto idioti si debba essere per pensare che si tratti di cibi sani lascio giudicare ai lettori. E la gente che vive in questo Eden fluviale si divide in due attitudini piuttosto diverse: chi si preoccupa e cerca di sensibilizzare la popolazione rispetto ad un pericolo terribile e concreto e chi si rifiuta di ragionare e spesso addirittura deride gli allarmisti. Una terra divisa tra apocalittici che non trovano ascolto e (cretini) integrali che se ne fregano, confidando forse in una sorta di contrappasso che li ripaghi della modestia intellettuale con una straordinaria resistenza fisica ai veleni. Mitridatizzati dalla dose quotidiana di acqua e Gazzettino assunta con il cappuccino del bar. E RAI3, non ha mai fatto un’inchiesta seria sui polesani avvelenati, forse è scomodo, forse fa meno audience dei dibattiti su Banca Etruria o sugli abusi edilizi di Di Maio senior.

E in questo quadro, che meriterebbe una Guernica da esporre in tutti gli accessi del “Parco”, nessuno sembra rendersi conto che le persone come Assange sono quelle che invece del veleno del Po vorrebbero che si parlasse, cercano di togliere il bavaglio all’informazione, danno punti di vista eretici sui fatti che ci toccano quotidianamente e che decidono della nostra libertà, addirittura della nostra sopravvivenza. L’establishment è riuscito a tacitarlo, era terribilmente scomodo, nessuno si scandalizza. Meglio preoccuparsi del rogo di Notre Dame, mischiando ricordi del viaggio low-cost e nozioni mal digerite a ricordi dei cartoni Disney o a musiche di Cocciante non proprio irresistibili. Cosa c’è di più integrale di questa miscela che apparentemente a molti sembra così trendy?

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