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Aspasia di Mileto

Aspasia di Mileto era l’amante di Pericle. Siamo nel 400 a.C. e lei è una donna colta, intelligente, affascinante in molte declinazioni, tanto da essere ricordata da Socrate, Platone, Aristofane. Di lei parla Plutarco, descrivendola come la concubina molto amata da Pericle ma che, per le leggi ateniesi, non poteva diventare moglie legittima e generare figli legittimi.

Come molte donne che nella storia hanno influenzato eventi, affascinato occhi e menti, è una figura controversa.

Camille ha occhi verdi, labbra carnose, sguardo cerbiatto. Pierre-Paul la contempla in una sorta di inerzia arrendevole. Perché Camille è bella ed è lì per lui. Tra tutte, ha scelto lei per via del nome che si è data, Aspasia. Il nome della compagna di Pericle che ha mosso pensieri e ormoni.

Camille non ha dubbi, per il suo mestiere di escort da capogiro ha scelto il nome di quella che per lei è la prima grande prostituta della storia.

Non è l’inizio del film, ma è un passaggio importante. Il momento che fa capitolare Pierre-Paul e lo precipita nella dimensione più insensata e pregevole della sua vita.

La caduta dell’impero americano del regista canadese Denys Arcand è uscito mercoledì scorso nelle sale. Mescola sesso, potere, un ritmo poliziesco e tuffa il pensiero in un paio di consapevolezze.

La prima. L’intelligenza è un handicap. Facciamo un esempio, dice Pierre-Paul. Se non sei molto intelligente e vendi aspirapolveri, alla signora che ti apre la porta dirai che l’aspirapolvere che vuoi venderle la renderà felice. Lei vedrà nei tuoi occhi quella felicità e comprerà l’aspirapolvere. Tu verrai premiato per le vendite, sarai promosso, farai carriera e diventerai capo dell’azienda. Ma, se sei un po’ intelligente, capisci perfettamente che un aspirapolvere non può rendere felice nessuno. La signora leggerà nei tuoi occhi la verità, non comprerà l’aspirapolvere e tu in breve tempo verrai licenziato.

Ecco, sì, l’intelligenza è un handicap.

La seconda. Il potere e il denaro stanno nel regno della stupidità.

Cosa c’entra Aspasia in tutto questo? E con l’impero americano, poi? C’entra, perché quando Pierre-Paul, che è laureato in filosofia e di mestiere fa il corriere espresso, si ritrova in mezzo a una rapina che lascia a terra due morti e due valigie con dentro svariati milioni, ha solo un attimo di esitazione. Poi prende le borse e le porta via. E quando è lì con tutto quel denaro in contanti, ha solo due pensieri. Cercare un consulente finanziario e farsi la più bella scopata della vita.

Solo che incontra Aspasia, quella che oltre duemilacinquecento anni fa aveva affascinato Pericle, Socrate e Platone e che adesso paralizza lui. Una escort di altissimo bordo con gli occhi da cerbiatta, che lascia le mutandine a casa sua e potrebbe pure innamorarsi di lui.

Capisco che mi affanno a raccontare un film dove un giovane filosofo che fa il fattorino, si ritrova improvvisamente ricco e improvvisamente innamorato della più bella prostituta di Montréal. Cerco di dire che mi è piaciuto molto e non ci metto né capo né coda.

Ma, nell’avventura in cui resta intrappolato il filosofo Pierre-Paul, ci passano dentro un sacco di cose. Soprattutto una bella riflessione sul potere del denaro, sull’onesta intellettuale più che morale e su come, dentro il pensiero economico che muove il mondo, lo spessore umano conti davvero poco.

Le strategie che governano la società sono talmente capitali, da rendere il potere un’ombra così nera che, forse, anche a George Orwell si mozzerebbe il fiato.

Ma poi c’è la bellezza di Aspasia che dà senso al mondo e scomoda filosofi e pensatori, da Platone fino a Pierre-Paul.

Annotazioni: La caduta dell’impero americano è l’ultimo capitolo di una sorta di trilogia involontaria realizzata da Denys Arcand. Con questo e con gli altri due film, Il declino dell’impero americano (1986) e Le invasioni barbariche (2003), il regista ha toccato tre corde tese della società; fili che, in modi differenti, fanno vibrare l’esistenza: sesso, morte, denaro. Non lo fa con grande ottimismo ma con grande lucidità sì.

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