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Belli i paesaggi

A volte la bellezza sta in luoghi strani e non è detto che sia circondata da cose belle. Anzi, banalmente la si nota proprio perché il resto è tanto brutto.

A volte poi se ne sta fra tante faccette carine, oggetti sontuosi, storie grandi; niente di veramente bello, solo magherie che ingannano l’occhio e rischiano di offuscare l’unica cosa davvero bella. Ecco, mi aggrappo a questo per raccontare il film che ho visto. Mi aggrappo all’unica cosa davvero bella caduta sotto i miei occhi che, per il resto, hanno gridato per tutta la sera alla quantità di sforzo, mezzi, attori, fonti e, in una parola, occasioni sprecate. E dunque, l’unica cosa bella del film sono i paesaggi.

Una Maria Regina di Scozia al cinema non si vedeva da un po’. Mi pare che della versione di Josie Rourke – apprezzata regista inglese di teatro – non ci fosse bisogno. Il film si basa sulla biografia My Heart Is My Own: The Life of Mary Queen of Scots di John Guy. Diciamo che non manca la fantasia, e questa in teoria è una cosa buona, non mancano riferimenti storici assodati e, soprattutto, non manca il motivo principale per cui si parla sempre di Maria Stuart regina di Scozia, il suo celebre, controverso, fantasmatico, enigmatico rapporto con Elisabetta I, regina d’Inghilterra, tra il 1561 e il 1587.

Maria ed Elisabetta sono cugine di secondo grado – Enrico VIII, padre di Elisabetta, era lo zio di Giacomo V, padre di Maria. La prima è cattolica e viene consacrata regina di Scozia per diritto divino a nove mesi di vita, la seconda è protestante e in verità è stata dichiarata illegittima da suo padre che aveva, non solo rinnegato ma fatto uccidere sua madre Anna Bolena. Maria è una bambina contesa, sottratta a vari predatori e portata in Francia dove cresce, sposa a sedici anni il delfino Francesco e diventa poco dopo regina consorte di Francia. Francesco II muore giovanissimo e Maria a soli diciotto anni è vedova. Torna in Scozia a reclamare il regno in un contesto sociale, religioso e politico controverso e conteso tra cattolici e protestanti, per i quali l’arrivo di una regina cattolicissima rappresenta un vantaggio o viceversa un pericolo, ma comunque un motivo per destabilizzare le terre britanniche.

Maria di Scozia, a documentarsi un po’, ha una vita avvincente ed è una figura sfuggente che oscilla tra un cattolicesimo spinto e vicende di corte avventurose e poco chiare. Soprattutto, dà l’idea di una figura femminile determinata e determinante ma, allo stesso tempo, schiacciata dalla Storia. Di sicuro la sua personalità, avvolta dall’aura di quel diritto divino a regnare, si contrappone in modo feroce a quella di Elisabetta I che, tutto poteva vantare tranne un diritto divino. Però era figlia di Enrico VIII, non un reuccio da niente, quello che aveva dato vita alla Chiesa anglicana dopo lo scisma da quella di Roma. E va bene che suo padre non l’aveva legittimata, però era la prima in linea di discendenza dopo la morte di sua sorella, Maria detta la sanguinaria. Forse è anche per queste ingombranti eredità che Elisabetta si tiene il regno con unghie e denti al punto da non volere un consorte che reclami alcunché e morire senza eredi.

Quello che non ho apprezzato del film è il gioco sulle sfumature di queste due regine, tutto spostato verso una lacerante empatia tra donne. Storicamente è possibile attingere a moltissimi fatti accertati ma anche a molti altri vaghi, sconnessi, variamente interpretabili, desunti da documenti che non esistono più o non sono mai esistiti, autentici e falsi. In realtà, il fatto che queste due figure rimangano per certi versi fluttuanti è molto affascinante. Solo che ho sentito come un pugno sul ventre a vedere la cattolicissima Maria (siamo nel Cinquecento) trasformata in una antesignana del femminismo, protettrice dell’omosessualità, con autentici momenti di sostegno all’outing, ed Elisabetta nella sovrana alla cui corte fioriscono nobildonne e lord multietnici; e, per dirla tutta, a vedere le due cugine attanagliate dalla solitudine e dal disperato bisogno di riconoscersi sorelle. Non erano esattamente debuttanti ed erano disposte a scannarsi per un regno. Pare che Maria abbia fatto uccidere il suo secondo consorte, dal quale ha avuto il suo unico figlio, destinato a diventare Giacomo VI, successore di Elisabetta I. D’altra parte, Elisabetta, dopo averla tenuta prigioniera per oltre vent’anni, fa decapitare la cugina che, forse, stava complottando per detronizzarla. Alla fine della fiera, Elisabetta I ha regnato 45 anni e da Maria Stuarda discende, che il cielo la conservi, Elisabetta II e praticamente tutte le dinastie europee. Compresa quella dei Savoia, per buona pace nostra. Però i paesaggi scozzesi sono magnifici.

Annotazioni: mi dispiace abbastanza che questo film mi abbia lasciato un sapore improbabile, perché a interpretare Maria ed Elisabetta non ci sono proprio due quisquilie. La prima è Saoirse Ronan (era in Lady Bird e Cheasil Beach), la seconda Margot Robbie (protagonista di Tonya).

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