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Boldini, l’artista che creò un canone di bellezza

Si è inaugurata al Palazzo dei Diamanti a Ferrara la mostra “Boldini e la Moda”, a cura di Barbara Guidi, conservatrice delle Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della città e con la collaborazione della storica della moda Virginia Hill.

I nostri vestiti sono le nostre maschere e chi meglio del pittore Giovanni Boldini riesce a rendere dinamica una donna attraverso gli abiti? L’artista ferrarese agendo così tramanda in modo ottimale, dà e fa il suo successo.

Nel luglio del 1931, in occasione della prima retrospettiva allestita a Parigi, “Vogue” dedicava a Boldini, scomparso solo qualche mese prima, un articolo dal titolo emblematico: “Giovanni Boldini. Pittore dell’eleganza”. Nel momento in cui il ritrattista che per decenni era stato l’arbitro del gusto parigino lasciava la scena iniziava il mito di un artista che, avendo dato vita a un canone di bellezza moderno e dirompente, avrebbe ispirato generazioni di stilisti, da Christian Dior a Giorgio Armani, da Alexander McQueen a John Galliano, che in certi abiti hanno preso proprio dalla Belle Epoque, come nell’abito in tulle grigio ricamato e corsetto trompe-l’oeil color nudo del 2005 della collezione Dior Heritage esposto nella sala D’apres Boldini.

In questa mostra storia dell’arte e del costume si incontrano con abiti d’epoca ed accessori quali cappelli maschili e femminili, scarpe, bastoni da passeggio, la sella di cuoio Hermes, ventagli decorati, tutti rigorosamente autentici e d’epoca, molti con un importante intervento di restauro perché di fragili sete che si polverizzano e sono tenuti saldi da una retina incollata sotto alla stoffa.

Non è stato possibile trovare gli stessi abiti dei quadri di Boldini perché c’era anche allora un commercio degli abiti e non abbiamo i nominativi, ma si sa che c’erano a Parigi per Boldini degli stilisti francesi ed esistevano cartamodelli venduti per fare abiti fatti e firmati da una o più case di moda.
La storica Virginia Hill ha spiegato che queste donne si curavano moltissimo del loro aspetto esteriore facendosi fotografare ed immortalare da grandi artisti e dal confronto di queste informazioni unito alla ricerca di stoffe ed abiti originali è stato possibile costruire questa mostra, molto più esplicativa e ricca, rispetto ad una esposizione di soli quadri.

La moda era un investimento importantissimo, poiché questi abiti costavano fino a ventimila euro ed una imperatrice o una regina aveva duecento capi di abbigliamento personale, che a fine stagione venivano dati alle dame di corte che li vendevano ed andavano al mercato in America, così non c’era il rischio che lo stesso vestito fosse indossato da due donne diverse, non accettabile dalle regole del bon ton.

Il magnetismo dei ritratti di Boldini, nei quali i suoi modelli appaiono mondani, sicuri di sé e del proprio potere di seduzione, deve molto al rapporto che il pittore ebbe con la nascente industria della moda alla quale, a sua volta, dette un contributo notevole.

Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna-Museo Giovanni Boldini di Ferrara, la mostra racconta per la prima volta la storia di questo affascinante legame: frutto di un lungo studio che attraverso i documenti ha permesso la ricostruzione della fitta rete di rapporti sociali e professionali dell’artista, la rassegna illustra infatti come Boldini fu capace di farsi interprete della moda del tempo fino a giungere a influenzarne le scelte, al pari di un contemporaneo trend-setter.

Affermatosi nella Parigi tra Otto e Novecento, crocevia di ogni tendenza del gusto e della modernità, Boldini ha immortalato la voluttuosa eleganza delle élite cosmopolite della Belle Époque. Il suo talentuoso pennello ha consegnato alla posterità le immagini dei protagonisti di quell’epoca mitica da Robert de Montesquiou, a Cléo de Mérode, alla marchesa Casati concorrendo a fare di loro delle vere e proprie icone glamour.

Esisteva anche un mercato della moda infantile, adolescenziale, e poi delle debuttanti, giovani donne a Parigi che nel 1980–1900 indossavano abiti bianchi con un nastrino nero al collo, usati per la stagione della la purezza, senza gioielli, ed andavano nelle case di moda a scegliere i modelli accompagnate dalle madri che invece, essendo sposate, usavano abiti più sensuali, più decorati, adatti all’età adulta e si potevano truccare.

L’abito da sera si distingueva da quello da giorno per la mancanza della scollatura e le maniche lunghe; le ladies si cambiavano cinque volte in un giorno, a volte indossando un abito con un piccolo strascico in famiglia o in una casa nobile, poi un abito più comodo in casa alla sera senza il busto con le stecche di balena o di tartaruga, corsetto che col passare degli anni sarà abbandonato perché troppo costrittivo.

A teatro era permessa la scollatura e la manica a tre quarti, mentre in un evento di gran sera o da ballo la manica era corta e sopra l’abito un mantello di seta bordato di pelliccia con un corpetto a cuore ed un’unica spallina gioiello come nel quadro Studio per Madame Gautreau del 1884 di John Singer Sargent.

Il pittore inglese diede il suo studio a Boldini con tutti i nomi e gli indirizzi delle signore della Parigi bene, poichè lui ritornò a Londra, rimanendo un pittore vittoriano, un po’ rigido.

A Palazzo dei Diamanti è stata fatta la scelta di privilegiare gli abiti femminili, ma sono esposti anche abiti maschili come quello da giorno inglese del 1910, con bastone simbolo del gentleman e cappello a cilindro parigino; gli uomini si cambiavano tre volte al giorno e potevano usare gli stessi vestiti per più anni, mentre le signore utilizzavano la stessa gonna e cambiavano corpetti, facendo un uso maggiore dell’abito, mentre il cappello lo riportavi al negozio e la modista lo rimetteva a modello aggiungendo piume, pelo, perline, strass.

Un suggestivo percorso composto da quasi centrotrenta opere riunisce splendidi dipinti, disegni e incisioni di Boldini e dei colleghi Degas, Manet, Sargent, Seurat, Blanche ed Helleu a meravigliosi abiti d’epoca, libri e accessori preziosi. Ordinata in dodici sezioni tematiche, ciascuna patrocinata da letterati che hanno contribuito a fare della moda un elemento fondante delle poetiche della modernità, da Charles Baudelaire a Oscar Wilde, da Marcel Proust a Gabriele D’Annunzio, la mostra svela i suggestivi intrecci tra arte, moda e letteratura che hanno segnato la fin de siècle e, evocando la cornice di mondanità e raffinatezza che fece da sfondo alla lunga carriera di Boldini, immerge il visitatore nelle atmosfere raffinate e luccicanti della metropoli francese e in tutto il suo elegante edonismo.

Colta inizialmente per quel suo essere quintessenza della vita moderna, elemento che ancora l’opera d’arte alla contemporaneità, essa diviene ben presto un attributo distintivo della sua ritrattistica.

Grazie ad una pittura che unisce una pennellata nervosa e dinamica all’enfatizzazione di pose manierate e sensuali, e con la complicità delle creazioni dei grandi couturier Worth, Doucet, Poiret e le Sorelle Callot, Boldini dà vita a una personale declinazione del ritratto di società che diviene un vero e proprio canone per le sue sciabolate di luce e colore, modello di stile e tendenza che anticipa formule e linguaggi del cinema e della fotografia di moda del Novecento.

E’ possibile visitare con lo stesso biglietto la mostra “Separee” dell’artista svizzera Nives Widauer, a cura di Maria Luisa Pacelli, in cui sono esposti collages ed acquerelli, corpi di bambola e abitini vintage che subiscono un’incredibile metamorfosi che li sottrae ad una visione idealizzata e standardizzata del corpo, con installazioni veramente interessanti e particolari.

La mostra “Boldini e la moda è visitabile fino al 2 giugno 2019 con apertura dalle ore 9 alle 19 tutti i giorni.

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