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Come il Giappone conquistò l’Europa

E’ stata inaugurata a Palazzo Roverella a Rovigo la mostra “Giapponismo, Venti d’Oriente nell’arte europea 1860 – 1915”, visitabile fino al 26 gennaio 2020, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo  e l’Accademia dei Concordi.

L’esposizione è curata da  Francesco Parisi, che ha scelto  di dare un taglio decisamente originale, mappando, per la prima volta, le tendenze giapponiste dell’Europa tra Ottocento e Novecento: dalla Inghilterra, dalla Germania all’Olanda al Belgio, dalla Francia all’Austria, alla Boemia, alla Moravia fino all’Italia.

La moda giapponista in Europa

Sul finire del XIX secolo la scoperta delle arti decorative giapponesi diede una notevole scossa all’intera arte europea con un potente vento di rinnovamento, se non proprio un uragano, che dall’Oriente investiva modelli, consuetudini stratificate nei secoli, conducendo l’arte del Vecchio Continente verso nuove e più essenziali norme compositive fatte di sintesi e colori luminosi.

La svolta avvenne quando, all’inizio degli anni ’60 dell’Ottocento cominciarono a diffondersi in Europa, e principalmente in Francia, ceramiche, stampe, ed arredi da giardino dall’Impero del Sol Levante che, pochi anni addietro, nel 1853, si era aperto al resto del modo.

Le prime xilografie si diffusero, dapprincipio, grazie al commercio di vasi e ceramiche, con cui questi venivano “avvolti” ed “impacchettati”; i preziosi fogli erano spesso i celebri manga di Hokusai o altre brillantissime stampe di Utamaro e Hiroshige, che tanta influenza ebbero sugli Impressionisti, sui Nabis, fino alle Secessioni di Vienna e Monaco per concludere il loro ascendente con i bagliori della Grande Guerra, trasformandosi in un più generico culto dell’oriente nel corso degli anni Venti e Trenta  del Novecento.

La moda giapponista, esplosa attorno al 1860 e destinata a durare almeno un altro cinquantennio coinvolse dapprima la ricca borghesia internazionale, ma soprattutto due intere generazioni di artisti, letterati, musicisti e architetti, trovando via via sempre più forza con l’innesto della nascente cultura e Liberty e modernista sempre più attenta ai valori decorativi e rigorosi dell’arte giapponese.

Giapponismo e Giapponiserie

Il curatore Parisi ha ben spiegato la differenza tra Giapponismo e Giapponiserie come ventagli, paraventi, vasi, stampe ed altro attuati con una pittura tradizionale, con colori ad acqua più chiari, più brillanti, mentre in Europa c’è uno studio più profondo, un uso di colori ad olio, materici, con il cambio della tavolozza,  per una pittura influenzata dagli oggetti orientali come ventagli e paraventi, che erano i più acquistati.

Nelle 4 ampie sezioni suddivise per stati europei e per quante furono le grandi Esposizioni Universali che in quei decenni contribuirono, grazie alla presenza dei padiglioni giapponesi, a svelare ed amplificare il nuovo che giungeva da così lontano, da quel luogo misterioso e magico, il Curatore Francesco Parisi affianca originali e derivati, ovvero opere scelte fra quelle che giungendo dal Giappone divamparono a oggetto di passioni e di studi in Europa, accanto alle opere che di questi “reperti” evidenzino la profonda influenza, tenendo nello stesso tempo separate le stampe e gli oggetti di arredo come porcellane, tavolette di metallo, else per le spade  e di abbigliamento, esposte nelle sale specifiche del Giappone.

Pittura e grafica, ma anche tutto il resto, dall’architettura, alle arti applicate, all’illustrazione, ai manifesti, agli arredi, per dimostrare per la prima volta in modo organico, di quanto capillarmente e profondamente quel Giapponismo sia entrato nel corpo della vecchia Europa.

Da Van Gogh a Galileo Chini

Partendo dall’esposizione londinese del 1862, dove i “prodotti” del Sol Levante debuttarono, a quelle parigine del ’67 e del ’78, che ebbero nelle proposte il loro elemento di maggiore attrattività, per arrivare  all’esposizione del cinquantennale dell’Unità d’Italia del 1911 che ebbe una vasta influenza su molti artisti delle nuove generazioni, i modelli giapponesi continuarono in modo diversificato, per non dire individuale, ad affascinare i pittori europei.

Accanto ai capolavori di Gauguin, Touluse Lautrec, Van Gogh, Klimt, Kolo Moser, James Ensor, Alphonse Mucha si possono ammirare le tendenze giapponiste nelle opere degli inglesi Albert Moore, Sir John Lavery e Christopher Dresser; degli italiani Giuseppe De Nittis, Galileo Chini, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Antonio Mancini, Antonio Fontanesi e Francesco Paolo Michetti con il suo capolavoro La raccolta delle zucche; e ancora i francesi Pierre Bonnard, Paul Ranson, Maurice Denis ed Emile Gallé; i belgi Fernand Khnopff e Henry Van De Velde.

La mostra è stata programmata quattro anni fa nella trilogia di cui Parisi è lo stesso curatore con le Secessioni europee, Arte e Magia ed ora il Giapponismo, la prima esposizione che  mette  in relazione a tutto tondo tanti paesi d’Europa ed  il Giappone.

La sala egizia a Palazzo Roverella

Inoltre ora  a Palazzo Roverella c’è l’apertura della nuova Sala Egizia con le mummie di Meryt e Baby al loro ritorno dalla Cina, dove sono state esposte in tre musei cinesi a Wuhan, Hangzhou e Tianjin permette di vedere numerosi reperti della ricca Collezione Egizia dei Concordi, raccolti e donati da Giuseppe Valsè Pantellini, rodigino che visse in Egitto nella seconda metà dell’Ottocento, ed a fianco una Sala Archeologica riservata ai reperti romani, etruschi e paleo veneti.

E’ possibile acquistare la Roverella Card ad uso personale per offerte, servizi esclusivi, sconti sugli acquisti. Per informazioni: 0425 460093 – info@palazzoroverella.com

Orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 19,  il sabato, la domenica ed i giorni festivi dalle ore 9 alle 20.

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