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Dannati Marajah…

La convivenza civile ha bisogno di autorità? Probabilmente si, il problema è decidere di quale tipo e con quali modalità applicarla.

Autorità “auctòritas” deriva dal latino “augesco”: significa crescere, aumentare, in senso figurato “avere maggiore importanza”. In effetti è questa la radice semantica profonda del termine: taluni soggetti contano di più e possono/debbono imporre la propria volontà sugli altri.

Chi non accetta questo principio o viola le regole va convinto a forza, in questo caso l’autorità ricorre alle forze dell’ordine ed al sistema giudiziario. Lo schema ci porta dritti al cuore del problema: se questa volontà “superiore” è condivisa ed esprime una posizione di buon senso, frutto di riflessione e di giudizio, la sua applicazione avrà effetti complessivamente positivi. Se al contrario essa è riconducibile all’arbitrio, se crea diseguaglianza od oppressione, non è più uno strumento per favorire la convivenza e viene percepita come un potere violento, come un’usurpazione illiberale.

La svolta autoritaria come soluzione

In relazione a questo tema, tutt’altro che irrilevante per la nostra vita quotidiana, assistiamo ad un fenomeno che sarebbe banalmente stupido se non avesse risvolti inquietanti e potenzialmente molto pericolosi: una parte crescente della popolazione italiana ritiene che una svolta autoritaria della politica possa costituire una soluzione ai problemi del paese.

Non si tratta dei semplici “conservatori” con cui l’occidente è abituato a confrontarsi, si tratta piuttosto di soggetti che qualcuno ha indotto a pensare che sia ragionevole barattare le libertà individuali e collettive in cambio di una non meglio precisata “tranquillità”, senza capire che in questo modo si rischia di aprire il vaso di Pandora.

Ci sono leader politici che in mala fede e/o per stupidità propugnano ideologie che propongono meccanismi semplicistici, rozzi e assolutamente inefficaci, se non addirittura controproducenti, per affrontare situazioni in realtà complesse e difficili.

Accomunare la piccola criminalità all’immigrazione, leggere la crisi economica causata dalla globalizzazione dissennata come il risultato delle politiche sindacali, pensare che l’uomo della provvidenza possa migliorare il nostro futuro grazie ad un decisionismo d’accatto è un atteggiamento tremendamente rischioso, oltre che stupido.

Da dove nascono i mali del paese

Il dramma che stiamo vivendo è il prodotto di 70 anni di capitalismo, un sistema economico che si è progressivamente evoluto in un liberismo selvaggio e senza regole, un modello che abbatte ed elimina qualsiasi ostacolo all’accumulo bulimico di ricchezze nelle mani di pochi. Una concentrazione di finanza e di potere che non ha precedenti nel mondo occidentale moderno.

Il progressivo sgretolamento dei diritti faticosamente conquistati con la guerra di liberazione, lo svuotamento e l’aggiramento dei principi ispiratori della Costituzione repubblicana, la privatizzazione della sanità, la distruzione delle identità nazionali e della ricchezza culturale che rappresentano, altro non sono se non il risultato complessivo del paziente lavoro delle élite finanziarie, delle lobby al loro servizio e della classe politica incapace e cialtrona che abbiamo eletto.

I mali che affliggono il paese sono radicati e pensare di poterli risolvere con idee di seconda mano, che hanno provato la loro inefficacia nel recente passato è patetico. La vicenda dell’ILVA di Taranto, con le sue terribili implicazioni in tema di salute pubblica, occupazione e di futuro manifatturiero del paese è emblematica.

Nel novembre dello scorso anno qualcuno ha pensato che cedere la patata bollente ad un gruppo industriale indiano (la partecipazione francese è marginale in tutti i sensi) fosse una buona idea, o almeno una via di fuga da responsabilità colossali che hanno radici profonde e vanno ascritte a chi ha governato ed amministrato anche a livello locale negli ultimi trent’anni, magistratura inclusa.

Non basta la retorica

Ho lavorato come consulente per il più grande gruppo indiano che si occupa di siderurgia, conosco bene l’etica e lo stile imprenditoriale di quel paese: anche solo immaginare che il nuovo padrone potesse avere a cuore occupazione, ambiente e salute è colpevolmente criminale. Nascondersi (come probabilmente accadrà) dietro la pia bugia secondo cui si pensava che governo e magistratura potessero dettare e far rispettare le regole è disgustoso.

Ma questa tragedia è un esempio che possiamo allargare alla maggior parte delle difficoltà che viviamo quotidianamente e può insegnarci qualcosa: a questo punto pensate che un ducetto di terz’ordine saprebbe risolvere il problema? Siete davvero convinti che basti una felpa troppo stretta e qualche frasetta retorica per contrastare un colosso mondiale dell’acciaio, ripulire il territorio e garantire i livelli occupazionali degli anni ‘80? Secondo questa logica una soluzione ci sarebbe… dichiarare guerra all’India. Si, spezzeremo le reni al Rajasthan.

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One Response to Dannati Marajah…

  1. Manlio Padovan ha detto:

    Egregio dottor Bellettato,
    spero di poter condividere con lei il mio pensiero.
    Il giorno 3/9/2019 nel commento al suo post “Vomito ergo sum” indicavo l’uso che in URSS si faceva di cartelli pubblicitari tra i quali segnalavo “Il pane è un bene del popolo, non sprecatelo!” e “Nell’uscire, spegnete la luce.”
    Sono certo, me lo dice il naso che a 83 anni ne ha imparata almeno una più della verità, che i liberalpensanti, nonché democratici, che si sono soffermati a leggere il mio commento hanno preso con sorriso di sufficienza e forse di derisione la mia posizione: “El pensarà che qua noialtri semo indrio come ‘a coa del mas-cio!” e via di questa solfa.
    Ma, ironia della sorte, si dà il caso e l’ho scoperto solo il 29 settembre u.s. prendendone una copia al bar di Papozze, che il recentissimo opuscolo del Comune di Padova “PADOVA 2-6 OTTOBRE 2019/ La fiera delle parole” nella penultima pagina reciti: “10 semplici mosse per spegnere lo spreco energetico” e la prima mossa suggerita è: “1. Stanza vuota? Luce spenta! Quando esci da una stanza, ricordati di spegnere sempre la luce: a te non serve, al pianeta sì!” E seguono le altre 9 semplici mosse. Non credo che il Comune di Padova abbia avuto l’idea leggendo il mio commento o che sia impestato di filosofia bolscevica.
    Che dire? Se non che questo nostro mondo occidentale se fosse più attento ai suoi fatti e questi fatti se li gestisse in casa propria senza andare a derubare gli altri o a disturbarli, come gli detta di fare il capitalismo che tanto lo caratterizza, avrebbe finalmente l’occasione per fare un passo avanti nella socialità; ma, si sa, qualunque cosa i liberali affermano sono sempre lontani dalla Storia…la dimenticano proprio, ancorché sia Storia loro. Un mondo, quello occidentale, sempre oltremodo presuntuoso e tremendamente cattivo e lo sa così bene di essere cattivo che non perde occasione per nobilitarsi a parole con platonismo e democrazia e liberalismo e umanesimo e ebraismo e quel cristianesimo che qualcuno ha detto essere l’ebraismo per le masse: il che indicherebbe un fatale continuum nella nostra civiltà; parole troppo spesso nei fatti in netta contraddizione fra di loro perché se platonismo collima con cristianesimo e liberalismo, con ebraismo non lo so, è certo che è in contraddizione con democrazia e umanesimo: basti pensare alla illogica spietatezza con cui il divino Platone tratta gli atei, una spietatezza illogica già per quei tempi perché di atei ce n’erano stati ce n’erano lui vivente e non erano dei cialtroni ma nomi come Leucippo e Democrito e Socrate. Purtroppo il vizio si espande: Franz Fanon ci ha insegnato che i sottomessi assumono i caratteri degli imperialisti.
    La circostanza fa il paio con l’altra che mi vide a 83 anni leggere per puro caso: “…la capacità d’educare i figli è molto meno diffusa di quella necessaria per metterli al mondo. Su cento madri, una o due soltanto sono capaci d’essere delle buone educatrici (cioè: di avere coscienza di cosa significhi. Nota mia). L’avvenire è della educazione sociale.” Cosa potevo pensare io nel momento in cui leggevo, educato al motto costante e perentorio quanto infame e ipocrita e criminale del “crescete e moltiplicatevi”, se non che sono vissuto per lo più in un mondo infame e ipocrita e criminale? E sa dove ho letto quella frase? In “L’ABC del Comunismo di Bucharin e Preobrazenskij” pubblicato in URSS nel 1919!
    Ma qualcuno ancora oggi predica l’astinenza oppure che ogni rapporto sessuale abbia come fine la procreazione! Ed è così che i popoli in Africa (in casa nostra l’ipocrisia regna sovrana) soffocano di quella sovrappopolazione che li rende schiavi dei furti di quegli stessi infami e squallidi individui.
    La nostra civiltà (sic!) ha trattato e tratta donne e uomini come animali non accettando la necessità logica e naturale della preparazione alla sessualità, non ammettendo una valenza psicologica propria del rapporto erotico e negando la necessità di appagare la sua forza incontenibile. Altro che educazione tecnica alle medie! Altro che scandalizzarsi per l’inesistente teoria gender! E il femminicidio che ci troviamo a contrastare? Cosa ci si poteva aspettare dopo 4000/5000 anni di patriarcato nel momento in cui le donne, giustamente, chiedono il rispetto dei loro diritti?
    Spero di non averla tediata.

    La ringrazio per l’attenzione e la saluto con stima e cordialità.
    Manlio Padovan

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