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Dialoghi: le relazioni viste attraverso la fotografia

Per gli amanti della fotografia una piccola mostra a Limena nata dalla sinergia di tre amici fotografi ed una banca aperta alle nuove forme di espressione artistica. Poche foto ben esposte nelle sale e uffici lavorativi della banca Mediolanum, per portare un tocco di raffinatezza e cultura, perché la fotografia deve andare ovunque, farsi conoscere di più, avere le porte aperte anche qui come in Francia, in Germania, negli Stati Uniti.
Tre fotografi con formazione e vita molto differente che si incontrano in una collettiva per l’arte, portando la loro individualità ed unicità fotografica con passione, tenacia, costanza, attesa, stupore, sorpresa, desiderio, studio, osservazione ed anche tecnica.

Mario Dal Molin, storico presidente del Fotoclub Padova ci porta a Parigi per un incontro amoroso di attimi e così lo spiega: “Mi sono ripromesso di documentare atti d’amore in un luogo pubblico, aiutato dall’emancipazione del costume; cosa c’è di più bello di un semplice bacio in un luogo pubblico!”

In tempo rubato Dal Molin cattura un attimo rendendolo vivo, dando eternità ad un momento bellissimo ma fugace, che vorresti continuasse all’infinito.

E qui l’efficacia comunicativa del fotografico, rigorosamente in bianco e nero, riposiziona i linguaggi artistici per la sua capacità di trasmissione visiva, di approccio empatico pensando alla forza della scultura “il Bacio di Auguste Rodin”, esposto ora a Treviso la cui tensione emotiva e l’eros traspare in tutta la sua potenza.

Emerge quindi una nuova immagine del fotografico per assumere una maggiore valenza analitica concettuale sulla propria figura, con una ripresa antropologica e semantica che dà corporeità e spessore al vissuto immortalato.
Ornella Francou ci spiega che “ciò che è importante per lei è fare capire che tutte queste immagini sono il risultato di visioni che viste per la strada, le hanno ricordato momenti della sua infanzia e quindi il dialogo è solo unicamente con sé stessa”.

Uno scatto è enigma quanto maggiore è l’anonimato e qui abbiamo figure allungate, sfocate, che apparentemente allontanano, perché molto distanti dai canoni di fotografia tradizionale, ma generano stupor in quanto il fotografico riguarda non solo lo spazio ma anche il tempo, dando una interpretazione e non più una descrizione, perché una immagine non riesce a sopravvivere se non ci parla, se non ci consuona, cioè ci emoziona.

Ed Ornella Francou lo fa perché è una fotografa completa che si sperimenta in stili diversificati, passando da territori francesi con le corse agli ippodromi o la vita sul lungomare a Nizza, alla nuova metropolitana a Napoli, alla bella mostra “Vanitas” a palazzo Zacco a Padova, sul senso effimero della vita con la caducità dei fiori, nel loro appassire, in bianco e nero per enfatizzare la decadenza della vita.

Massimo Norbiato affronta in bianco e nero squarci di architettura e di storia padovana, con un occhio rivolto in alto che il camminatore spesso tende a rivolgere in basso: “Non siamo noi passanti frettolosi, che guardiamo la storia, ma la storia che osserva noi in un silenzio impassibile, ci spia seminascosta in una nicchia, o sporgendosi dall’alto; si spinge fin dentro le nostre finestre senza che noi ce ne accorgiamo e non ci sarà mai dato di sapere cosa pensi di noi”.

Il fotografo qui sta dicendo di sé come elemento compositivo e la composizione formale è ciò che ti tiene legato a sé come interpretazione dello spazio stesso, come rigore strutturale e nello stesso tempo come autonomia dell’immagine fotografica.

Mi sarei aspettata queste immagini da un ingegnere o un architetto invece Massimo Norbiato è un medico, ed anche nel suo lavoro occorre precisione, attenzione, sensibilità che ben si sposano alla fotografia, con una coerenza stilistica e tematica per creare un efficace percorso cioè un progetto fotografico.

La mostra ad ingresso gratuito è aperta fino a 7 aprile in via del Santo a Limena dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, dalle 15 alle 18, 30 ed il sabato dalle 9 alle 12,30.

Nella nostra città le mostre fotografiche sono una rarità e se un fotografo vuole esporre deve pagarsi tutto, invece offrendo arte dovrebbe esserci una risposta pronta come ha fatto questa banca, sponsorizzando questa mostra, per un servizio alla collettività che porta cultura e benessere interiore.

Noi siamo indietro.

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