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Enrico Lo Verso porta sul palco Pirandello al Teatro Sociale di Rovigo

Una chiusura veramente grande per la rassegna di prosa del Teatro Sociale di Rovigo, con lo spettacolo di Luigi Pirandello “Uno, nessuno, centomila”, con la regia di Alessandra Pizzi.

Attore protagonista Enrico Lo Verso, palermitano che ha ottenuto nella scorsa stagione il premio Franco Enriquez, per la migliore interpretazione e regia.

Definito dall’autore in una lettera autobiografica come “il più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”, il testo è l’adattamento teatrale di un uomo che decide di mettere in discussione la sua vita, basandosi su una ricerca ed una scoperta interiore, superando le cento maschere della vita quotidiana, per andare alla vera faccia del Sé, autentico nella sua profondità.

La vita si apre come un gioco di scatole cinesi, una dentro l’altra ed alla fine emerge il nessuno che in realtà è il vero Sé, cioè l’autentico aspetto di una identità concreta e pregnante.
In forma di monologo il testo è affidato alla recitazione ed alla maestria di Enrico Lo Verso che non enfatizza la sua sicilianità, ma dà al personaggio di Vitangelo Moscarda una calda coloritura mediterranea, in un uomo senza tempo che acquista qui una sua essenza coraggiosa, pur nell’allestimento minimale di sei cornici vuote appese, che rappresentano i centomila specchi, in cui trovare infinite identità, inconsapevoli degli scenari variabili e mutevoli che potrebbero aprirsi.

Enrico Lo Verso ha un abito di scena decisamente povero: un paio di pantaloni bianchi stretti alla caviglia ed un camicione che se avesse dei legacci ai polsi sarebbe davvero una camicia di forza come deve “essere davvero un figlio del caso”; l’attore ha raccontato come l’atmosfera durante le prove non fosse serena per l’impegno molto forte per cui a volte sono corse parole cariche tra lui la regista e lo staff e poi quando si andava in scena… magia del palcoscenico tutto filasse alla perfezione.

Nel finale dello spettacolo vengono proiettati sul fondale scenico dei testi scritti in nero a diversi caratteri, apparentemente scomposti, che diventano il messaggio finale di Vitangelo Moscarda, uomo apparentemente pazzo, ma di grande spessore ed integrità morale.

In platea era presente un libro dove si poteva scrivere cosa lo spettacolo ci avesse dato e mentre pensavo di farlo ecco arrivare l’attore: dopo essermi complimentata per la rappresentazione teatrale davvero ottima, grazie alla sua valente recitazione ed il coinvolgimento empatico, gli ho chiesto impulsivamente se potevo fargli una foto, purtroppo col cellulare ed alla sua risposta affermativa, mentre gli spettatori uscivano dalla platea, gli ho detto subito di spostarsi e di appoggiarsi alla parete per avere lo sfondo migliore per la foto che avrebbe accompagnato un articolo, che sarebbe stato quello che non avevo scritto sul suo book.

Enrico si è messo in posa ben volentieri, si è creata una buona sinergia, e così io nello scattare e nello scrivere e davvero farlo per ciò che ti piace è bello… la forza delle arti!

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