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Fino al 26 maggio Padova è capitale della fotografia

Per la prima volta a Padova il primo festival di fotogiornalismo, una impegnativa rassegna che per 17 giorni farà della città la capitale internazionale della fotografia.

Fino al 26 maggio 2019 si svolgerà a Padova “IMP Festival 2019 International Month of Photojournalism” (www.impfestival.com), con un programma ambizioso di 19 mostre, 19 autori di rilievo internazionale, sei spazi espositivi, tre workshop, due giorni di letture portfolio con alcuni photoeditor dei maggiori periodici internazionali, una rassegna cinematografica di tre serate dedicata ai temi del Festival, conferenze, visite guidate dagli autori.

Riccardo Bononi, fotografo e direttore di Irfoss (Istituto di ricerca e formazione nelle scienze sociali – www.irfoss.com), è l’organizzatore e direttore artistico del festival, che ha voluto fortemente realizzare questo progetto, perché “la fotografia non è soltanto qualcosa che può piacere o non piacere, ma anche un veicolo d’informazione, in un periodo storico di crisi dell’informazione, in cui viene in dubbio, il valore stesso di verità di ciò che leggiamo o guardiamo”.

I fotografi che espongono all’IMP sono stati tutti protagonisti del narrato, testimoni di quello che stavano vivendo, rischiando personalmente per il loro impegno nella fotografia che non è solo documentativa ma diventa una testimonianza delle vite nel modo.

La rassegna è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, l’Università degli Studi di Padova, la Regione del Veneto, la Provincia di Padova, con il prezioso sostegno della Fondazione Cariparo, bando Culturalmente, la presenza di Emergency, l’agenzia internazionale Magnum Photos e l’Agenzia Prospekt Photographers.

Gli autori delle mostre principali sono: Alex Webb, Mads Nissen, Giulia Nausicaa Bianchi, Peter Bauza, Francesco Cito, Pietro Masturzo, Mario Dondero, Thomas Dworzak, Patrick Brown, Giles Duley, Francesco Giusti, Scott Typaldos, Riccardo Bononi, Massimo Sciacca, André Liohn, Erik Messori, Alessandro Vincenzi, Ciro Battiloro e Claudia Gori.

Le sedi espositive sono tutte in centro facilmente raggiungibili tra loro a piedi: Palazzo del Monte di Pietà, Loggia della Gran Guardia, Scuderie di Palazzo Moroni, Galleria Cavour, Palazzo Angeli, Centro Culturale San Gaetano, Cattedrale ex Macello; il biglietto d’ingresso unico è in vendita solo al Palazzo del Monte di Pietà e all’ex Macello e può essere usato più volte per visitare le mostre con calma o assistere alle loro presentazioni.

Infatti rivedere ed ascoltare Francesco Cito, importante fotoreporter e vincitore due volte del World press photo, dopo la sua presenza in marzo a Ferrara, mi ha nuovamente fatto capire lo spessore della sua persona, un fotogiornalista che si interroga sul significato stesso della guerra e del conflitto, le sue cause, conseguenze e trasformazioni negli ultimi 40 anni.
Gli scatti ripercorrono i passi del fotoreporter, che a soli 30 anni è stato uno dei primi a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato, percorrendo a piedi oltre 1200 km al seguito di vari gruppi di guerriglieri.
Da allora ha preso parte ai conflitti in Libano, Cisgiordania, striscia di Gaza, Afghanistan, Kuwait, Bosnia, Kosovo e Albania.

Francesco Cito mi ha detto che c’è una poesia anche nella guerra, perché ogni fotografia ha una sua interpretazione, nell’innocenza dei bambini o nel ragazzo che ha il fucile kalashnicov in mano, pensi che ti spari, invece ti offre delle caramelle e poi se ne va.

Sono cose che capisci solo stando quotidianamente sul posto, per tanto tempo, e non come ora poco tempo e con foto fatte col cellulare; non c’è più la stampa di una volta per cui Francesco non fa più progetti come in passato.

Francesco Cito usa la Leica con un obiettivo 18 mm fisso e un 300 mm fisso.
La sua mostra “Conflitti” è assolutamente da vedere, nella galleria Cavour nella piazza omonima a Padova di fianco al caffè Pedrocchi: c’è tanto da imparare in umanità, relazioni, storia di vita ed anche nella storia della fotografia.

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