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“Foto industria”: 14 mostre per 14 fotografi a Bologna

Ho visitato per la prima volta “Foto Industria, Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro 2017”, ed ho pensato immediatamente al festival di fotografia Les Rencontres d’Arles. 

Poi ho scoperto che il direttore artistico di Foto Industria è Francois Hébel, lo stesso di sedici edizioni del festival di Arles e si vede la sua mano.
14 Mostre per 14 Fotografi in 13 sedi storiche nel centro di Bologna ed una nella PhotoGallery del MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), nella prima Biennale al mondo dedicata alla fotografia industriale, giunta alla sua terza edizione.

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Foto Industria è promossa, organizzata e prodotta dalla Fondazione MAST, ente no profit internazionale legato al gruppo industriale Coesia, concepito come tramite tra l’impresa e la comunità e come luogo di condivisione, collaborazione; ha una propria collezione di fotografia industriale e del lavoro curata da Urs Stahel e con l’allestimento di mostre temporanee, è a tutt’oggi l’unica istituzione mondiale dedicata ad un genere fotografico che tratta della civiltà del lavoro.

Due delle 14 mostre sono curate da Urs Stahel: Thomas Ruff e Carlo Valsecchi; la prima “Macchina e Energia” è situata nella PhotoGallery del MAST e propone le immagini di un fotografo dedito alla ricerca che parla ai visitatori con i suoi multiformi linguaggi fatti di ruote, ingranaggi, valvole che Ruff trasforma in un nuovo materiale visivo ( la foto di un lancio spaziale di Thomas Ruff è ora esposta nella mostra Rivoluzione Galileo a Padova).

La seconda esposizione “Sviluppare il futuro”, all’ex Ospedale dei Bastardini, luogo ora chiuso, mostra le immagini di grande formato che Carlo Valsecchi ha realizzato per conto di Philip Morris, in uno stabilimento innovativo per la ricerca tecnologica a Bologna, con immagini luminosissime, apparentemente sfocate, vicine al disegno tecnico con linee infinite, costruite da pilastri d’acciaio che strutturano gli edifici a perdita d’occhio, in netto contrasto con lo spazio abbandonato in cui sono esposte.

Le altre mostre portano il visitatore alla scoperta del centro storico e di palazzi che normalmente non si visitano, raccontano “Il lavorare” nelle sue molteplici espressioni, con una selezione originale di opere dal Museo di Arte Multimediale di Mosca di Alexander Rodchenko con i suoi straordinari scatti del “Mondo Industriale” russo, a noi sconosciuto, a Casa Saraceni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.

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Una mostra straordinaria è “Paesaggi Industriali” del ceco Josef Koudelka, che conosciamo per la testimonianza fotografica sulla fine della Primavera praghese e sugli zingari ed ora presenta trenta anni di scatti in miniere, acciaierie, cave di calcare ed altre realtà di duro lavoro, con 40 grandi stampe a formato panoramico, larghe tre metri ciascuna, ben esposte nei saloni del Museo Civico Archeologico.
L’americano Lee Friedlander ci porta “Al Lavoro” con le immagini realizzate per nell’arco di sedici anni, a partire dal 1970, mostrando il paesaggio lavorativo sociale e urbano dell’America ed il mondo del jazz con i suoi musicisti, nel bel Palazzo Paltroni, sede della Fondazione del Monte.

Due le serie provenienti dalla Collezione Walther alla Pinacoteca Nazionale: un corpus di fotografie anonime del primo Novecento di una città americana costruita per lo sfruttamento del carbone ed il ciclo “American Power” di Mitch Epstein, che documenta un secolo dopo lo stesso paesaggio con ancora produzione di energia.
Nello Spazio Carbonesi il francese Mathieu Bernard-Reymond in “Trasform” propone composizioni astratte di particolari di siti di produzione energetica nelle centrali idroelettriche francesi lungo il Reno e nella centrale nucleare di Fessenheim, come documentazione architettonica che si trasforma in opera d’arte sconcertante, pur mantenendo elementi figurativi identificabili.

Il connazionale Vincent Fournier con “Futuro Passato” al Mambo (Museo di arte Moderna di Bologna), mostra con imponenti immagini l’addestramento degli astronauti ed i robot umanoidi, esplorando la finzione come se fosse una realtà parallela, in quanto desidera che l’interpretazione resti aperta, naturale e artificiale.

A Palazzo Boncompagni il catalano Joan Fontcuberta presenta con “Sputnik: l’ Odissea del Soyuz 2” le sconvolgenti prove sul cosmonauta sovietico colonnello Ivan Istocnikov ed il cane Kloka, che avrebbe dovuto essere il primo uomo sulla Luna, che per ragioni ancora non chiarite scomparve durante il suo viaggio nello spazio e di cui non si parlò per oscure ragioni di Stato, all’epoca della lotta contro l’America per la conquista della luna. (Al lettore e al visitatore il piacere di scoprire se Ivan Istocnikov sia veramente esistito).

Di ben altro genere le foto dello svedese Marten Large al Teatro San Leonardo, con “Machina e Mechanism” in cui racconta la solitudine degli impiegati negli spazi di lavoro di oggi e la complessità delle più sofisticate apparecchiature da laboratorio, mentre il giapponese Yukichi Watabe al Museo di Palazzo Poggi nel suo “Diario di un’indagine”, con una ambientazione da film noir, segue sul campo un ispettore di polizia in una indagine criminale nel Giappone appena uscito dalla Seconda guerra mondiale.

L’inglese John Meyers è autore del reportage lirico “Fine delle Manifatture”, al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, sugli stabilimenti industriali dismessi che attendono la riconversione in uffici, mentre a Palazzo Pepoli Campogrande, Michele Borzoni con “Forza Lavoro” ci presenta con il suo video immagini di sconfinati spazi di lavoro in Italia nelle società di servizi di oggi, il lavoro in nero negli agrumeti e campi di pomodoro, i laboratori tessili abusivi, l’automazione dei processi di produzione e dei servizi e mille altre sfaccettature.

E per finire il grande Mimmo Jodice a Santa Maria della Vita con “Gli Anni Militanti”, con le inedite foto di bambini al lavoro allora molto diffuso, nelle vie di Napoli, prova del suo impegno civile negli anni Settanta, illustrando le condizioni lavorative minorili e qui la fotografia ha un ruolo di testimonianza militante nell’ambito delle lotte dei lavoratori.

La biennale del 2017 in 39 giorni di apertura nelle sedi espositive ha proposto visite guidate con gli artisti, tavole rotonde, letture, incontri con personaggi dell’attualità come il premio Nobel Joseph Stiglitz e del mondo della fotografia contemporanea, con ingresso gratuito a tutte le mostre ed eventi.

Che dire? Quattordici mostre straordinarie, davvero particolari! Ci vorrebbe un articolo per ciascuna, per la diversità degli autori e dei temi trattati pur convergendo nel mondo industriale e del lavoro; inoltre la rassegna permette di entrare in palazzi in genere chiusi e di scoprire musei di Bologna, che possono essere ancora visitati per guardare le altre sale oltre a quelle che sono state adibite alla fotografia.

Un grazie speciale a Isabella Seragnoli, mecenate illuminata, definita dal Corriere della Sera “un cocktail di filantropia e buone relazioni”, che spiega in una intervista come la sua Fondazione «abbia lo scopo di praticare la responsabilità sociale dell’imprenditore con la consapevolezza che chi ha ereditato o creato un patrimonio porti la responsabilità di come utilizzarlo anche verso i bisogni del territorio». Con l’obbligo, ed è questo il punto di convergenza fra i mondi dell’azienda e della cura, «di gestirlo in maniera imprenditoriale».

La sede della Fondazione a Bologna è un edificio di grande qualità architettonica, inaugurato nel 2013 ed ora proprio per la terza biennale della fotografia è stato commissionato all’artista Anish Kapoor un intervento al Mast, con la scultura “Reach” una imponente superficie specchiata davanti al palazzo, che riflette il cielo e la città, tra vuoto e pieno, tra concavo e convesso, tra ideale e reale, tra immanente e trascendentale, in un’opera dai molteplici significati come il suo titolo.

L’esposizione dei modellini “Luoghi d’Origine-Monumenti per il XXI secolo” delle sculture dello scultore britannico Kapoor è visitabile gratuitamente al MAST fino al 14 gennaio 2018, in Via Speranza 42, Bologna con orario dalle 10 alle 19 tutti giorni tranne domenica e lunedì.

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