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Giulio Deangeli e le nuove frontiere della ricerca sul Parkinson

Dalla ricerca su ciò che avviene nel nostro intestino potrebbero arrivare risposte per i malati di Parkinson. Lo racconterà Giulio Deangeli, giovanissimo ricercatore a Cambridge e Harvard, in un incontro a Rovigo il 16 marzo.

La malattia di Parkinson avrebbe origine nell’intestino e forse anche nel naso, come dimostrano recenti studi, che tracciano una correlazione tra alcuni processi infiammatori intestinali e il Parkinson.

Alle nuove scoperte su questa malattia è dedicato l‘incontro “Le nuove frontiere della ricerca sul Parkinson”, promosso dall’Associazione Parkinson (www.parkinsonrovigo.it), il 16 marzo alle 9.45 all’Accademia dei Concordi a Rovigo.

Un incontro che attira l’attenzione a partire dal relatore: Giulio Deangeli, giovanissimo talento in ambito scientifico, talento che aveva già dimostrato durante il liceo, qualificandosi secondo alle olimpiadi mondiale delle neuroscienze. 

Un balzo mica male, per questo ragazzo di Este, oggi 25 enne, diviso tra la scuola Sant’Anna di Pisa, dove sta studiando Medicina, ed importanti esperienze in primari laboratori di ricerca di fama mondiale: è stato visiting student al MIT di Boston e nelle Università di Harvard, Cambridge, Berna, Padova, Bologna, Genova, Firenze, al CNR e alla Normale di Pisa.

Nel 2016 è stato fra i 21 studenti selezionati in tutto il mondo per la borsa di studio internazionale Amgen Scholars alla University of Cambridge, ottenendo il primo premio per un suo progetto di ricerca sulla malattia di Parkinson. L’anno scorso ha ottenuto la borsa di studio mondiale HIP (Hsci Internship Program) alla Harvard University di Boston, primo e unico italiano in assoluto nella storia di questo riconoscimento.

La malattia di Parkinson è un campo di ricerca in cui resta ancora molto da comprendere, come spiega Deangeli: “Da un punto di vista concettuale i meccanismi del Parkinson sono intriganti, perché pieni di apparenti contraddizioni“.

Il morbo di Parkinson colpisce il sistema nervoso centrale e sembrava, dunque, confinato al cervello: “Oggi invece sappiamo che origina nell’intestino e nel sistema olfattivo, e che si estende inesorabile all’intero organismo“. Altra scoperta: “Si pensava che la malattia causasse la formazione di enormi aggregati, che avrebbero provocato la morte dei neuroni. Ora pensiamo sia vero il contrario, gli ammassi proteici sono invece un meccanismo difensivo delle cellule nervose”.

“Ma l’aspetto più sconvolgente del Parkinson – prosegue Deangeli – è la sua natura aleatoria: il Parkinson inizia per un evento casuale, come si riscontra anche nei modelli biologici di invecchiamento dei tessuti del cervello. Questo lo pone al confine fra la definizione di malattia e quella di invecchiamento ‘normale’ del cervello“.

Parlare delle nuove scoperte della ricerca non è fine a se stesso: “La comprensione sempre più avanzata dei meccanismi fisiopatologici ci sta avvicinando a piccoli grandi passi alla possibilità di offrire una terapia efficace contro questa malattia“. 

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