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Gli stati d’animo nell’arte da Previati a Boccioni

La mostra “Stati d’Animo, Arte e Psiche tra Previato e Boccioni” al Palazzo dei Diamanti a Ferrara, indaga in modo innovativo sull’arte italiana di fine Ottocento, con dipinti manifesto quali Ave Maria a trasbordo di Giovanni Segantini, Maternità di Gaetano Previati, il trittico degli Stati d’animo di Umberto Boccioni ed altre opere.Il percorso inizia con una selezione di ritratti in cui gli artisti sono impegnati ad avvicinare e coinvolgere l’osservatore, poiché con l’avvento della fotografia le fonti sono soprattutto attente ai repertori fotografici ed alle situazioni che si attivavano in psichiatrica e psicologia, con determinate estasi nervose ad uso degli artisti, con uno studio fisiognomico dei tratti e degli stessi autoritratti.


Tra tutti questi pittori Segantini fu quello che si affermò di più e qui la novità è la presa diretta con cui la scena è colta e si è fortemente coinvolti per la materialità, la parte materica del colore.

In Asfissia, opera del 1884 di Angelo Morbelli, viene trattato un fatto di cronaca nera, in una constatazione oggettiva e documentativa; è interessante sapere che il quadro fu fortemente rifiutato ed in seguito venne tagliato e fu esposta a Londra solo la parte destra ora appartenente ad un privato, mentre la parte di natura morta proviene dal GAM di Torino e la curatrice Prof. Maria Grazia Messina ha spiegato la difficoltà per avere l’opera completa.

La Melancolia ed alienazione sono i protagonisti della terza sala in cui la vividezza fotografica è ricercata per dare valenze extrasensoriali e simboliche; siamo nel 1889 con l’opera Ricordo di un dolore (Ritratto di Santina Negri) di Pellizza da Volpedo, locandina della mostra, nell’epoca in cui il direttore dell’ospedale psichiatrico di Parigi, il neurologo Jean Charcot induceva il cosiddetto delirio isterico, in cui gli arti erano in iperestensione e le mani ad artiglio, che si chiudeva con una fase di fissità catatonica.

Nella successiva sala dedicata a Contemplazione ed Empatia il paesaggio stato d’animo è assolutamente mentale, con tecnica divisionista nella distribuzione del colore ed un riflesso e circolarità nel quadro di Segantini Ave Maria a trasbordo; mentre nella sala la Reviere e l’ispirazione musicale ci sono due tipologie di ascolto musicale: il Chiaro di luna di Beethoven in cui il brano porta all’infinito oblio del sé e qui con la sua opera Chiaro di luna Previati dà una compenetrazione osmotica tra figura e paesaggio, per cui ora si deve suggerire e suggestionare non più descrivere; questi artisti erano grandi ascoltatori di musica e Previati e Boccioni hanno discusso a lungo di Wagner.
L’altro polo di recezione è la musica di Brahms con una serie di incisioni di Max Klinger in cui le figure sono fortemente stagliate con sentimento epico titanico, e la musica diventa l’espressione sovrumana della forza di volontà.

Nella Maternità di Gaetano Previati esposta alla Biennale del 1891 c’è comunicazione ed armonia in una pittura comunque simbolista mentre in Segantini troviamo figure nitide in un quadro di visione mistica unito ad una cultura scientifica, perché il pittore aveva una ricchezza di editoria scientifica nella sua biblioteca, era molto lontano da essere un pittore naif, era invece un pittore estremamente colto.

Nella sala 7 Paura ed allucinazione abbiamo Previati ed Alberto Martini a confronto con le illustrazioni delle storie di Edgar Allan Poe, dando corpo ai fantasmi di un universo inconscio con le sue paure ancestrali; in Voluttà ed istinti ferini c’è la fisiologia del piacere con la Cleopatra di Previati ed il Peccato del secessionista Von Stuck per arrivare alla Lotta di centauri di Giorgio de Chirico.

In Fusione ed estasi troviamo la scultura Fugit amor di Auguste Rodin il sogno come brama che non ci è dato di possedere, il Sogno di Boccioni e la qualità dinamica e smaterializzata delle visioni di Previati che prelude al futurismo.


Per la curatrice Messina il punto di forza del Palazzo dei Diamanti è la veduta a cannocchiale che termina nella sala 10 Solarità ed entusiasmo con la Danza delle ore di Previati, opera del 1899 in cui il pittore aveva conoscenza di ottica e psicofisiologia per la percezione del colore e delle forme; gli impressionisti dovevano rappresentare all’aperto mentre la ricerca pittorica di Previati ha un valore paradigmatico per il suo peculiare divisionismo, come in Tramonto o il roseto di Pellizza da Volpedo che muore suicida nel 1907, dopo la morte della moglie.

Nella sala 11 Epilogo: luce, atmosfera ed affetti il trittico Affetti di Giacomo Balla è una pittura che ci manda agli affetti di Rembrandt qui a confronto con le testine di Medardo Rosso; nella sala finale della mostra, con il trittico Stati d’animo: quelli che vanno, gli addii, e quelli che restano di Umberto Boccioni abbiamo le linee dei finestrini in corsa con uno sparpagliamento della realtà, con la sua pennellata allungata che Boccioni trae dagli esempi di Previati e Munch, evolvendo nella rappresentazione di un flusso psichico.

Con la Stazione di Milano di Carrà l’impostazione elicoidale dell’opera attrae l’osservatore verso il centro della composizione in modo concorde con la dichiarazione del manifesto della pittura futurista: “Porteremo l’osservatore nel centro del quadro”.

Che dire? Una grande mostra per la composizione formale, per la scelta di 78 opere senza appesantire il visitatore, con un perfetto allestimento a cura dello Studio Ravalli per l’equilibrio di luci che illuminano molto bene le opere senza creare antipatici riflessi, i filmati proiettati dall’alto sul pavimento che fotografano la temperie fin du siècle, tra positivismo ed irrazionalismo ed i tendaggi della storica ditta veneziana Rubelli per coprire i finestroni del palazzo.

La mostra curata da Chiara Vorrasi, Alberto Mazzocca e Maria Grazia Messina per la Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara è visitabile fino al 10 giugno 2018, tutti i giorni dalle 9 alle 19 con audioguida compresa nel costo del biglietto.

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