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Grande, grande “Joker” a Venezia 76

Quando Arthur Fleck ride sente un immenso dolore. Di giorno lavora come clown, la notte invece cerca di diventare un cabarettista di successo. Sua madre da quando era bambino continua a ripetergli che lui è nato per far sorridere gli altri.

Arthur vive a Gotham City e soffre di un disturbo emotivo che lo spinge a ridere senza volerlo, una risata soffocata, spasmodica, dolorosa. Una vera, incontenibile patologia, qualcosa che per lo più gli altri non capiscono e non accettano. Ha emozioni instabili e una mente fragile. Soprattutto, fatica ad adattarsi al mondo che lo circonda. E Gotham City è un mondo difficile, chiassoso e alla deriva.

È una città che spaventa, corrotta, immersa nella spazzatura, invasa da migliaia di ratti e amministrata male. Arthur, che per i suoi disturbi è seguito dai servizi sociali e prende psicofarmaci, si ritrova alla deriva quando i fondi vengono tagliati e il servizio chiuso.

Una storia di ordinaria follia, degna dei nostri tempi, se non fosse che siamo nei primi anni Ottanta e questa è la storia di Joker. Quel Joker. L’eterno antagonista di Bruce Wayne, Batman. E Gotham City è quella Gotham City.

Il regista Todd Phillips porta a Venezia, in concorso per il Leone d’oro, Joker, il personaggio maledetto, astuto, maestro di perfidia, tormentato dalla sua abissale risata, immaginato e raccontato, qui, nelle sue umanissime origini.

Tra i personaggi creati dalla Comics, Joker è un supercriminale psicopatico, forse il più inquietante “cattivo” contrapposto agli eroi dei fumetti.

Il film però non ci porta nella dimensione fantastica dei supereroi. Ci tiene invece inchiodati alla realtà. Qui il passato di Joker diventa una delle rappresentazioni più efficaci e splendidamente fastidiose della follia.

Arthur Fleck è uno strepitoso Joaquin Phoenix.

Per quanto la Mostra del Cinema abbia ancora molto da dire, attore e film sono tra le cose più belle e degne di essere premiate in questo festival.

Ci sono ruoli e personaggi che possono valere una carriera. Il Joker di Phoenix si porta dentro una magia disperata. L’attore incanta e travolge nel suo lento e decisivo precipitare nell’abisso. Un abisso tutto raccolto dentro. Quel baratro che solo il disagio mentale spalanca. Una solitudine profonda e incolmabile che diventa intoccabile e inavvicinabile. Eppure, ogni gesto, inquietudine, desiderio, sogno, disperazione di Arthur riempie lo sguardo di empatia.

C’è un lavoro fisico straordinario dell’attore. A parte il deperimento fisico violento che però non ha tolto un grammo di incanto alla sua figura, sono i movimenti di Joker a colpire dritti al cuore. E la voce. Le espressioni e la mimica di tutto il corpo sono una cosa sola con la follia che Arthur incarna, il suo precipitare fisico e mentale. La risata è disperata, rauca, abissale. Cadenza progressivamente tutto il film. Ogni volta che arriva, è il segnale di un grandino sceso, giù, verso l’inferno e verso la solitudine. Fino a un punto senza ritorno.

Joker il criminale astuto e feroce è, nella visione del regista, la rappresentazione estrema di una società folle. Arthur sta male ed è lasciato solo, alla deriva. Invisibile al mondo, trasforma la sua follia in sregolatezza geniale, quella di un eroe al contrario che sta al di là del bene e del male.

Todd Phillips ha dichiarato: “Speriamo di aver creato un personaggio per il quale emozionarsi, per cui parteggiare, fino al punto in cui non sarà più possibile”.

Per quanto Arthur precipiti e porti tutti noi in una voragine orribile, fino all’ultimo istante è impossibile non amarlo. Non so se di questo ci si debba rammaricare, personalmente sono felice di non odiarlo. Credo sia la vera conquista.

Annotazioni: Joker è denso di rimandi al mondo fantastico dei personaggi Comics e dei tanti film ispirati a Batman. Gli amanti di questa saga troveranno gustosissime citazioni. Il film sviluppa minuziosamente la personalità di Arthur Fleck, prima che Joker diventi Joker. A lui si contrappone Murray Franklin, un anchorman di successo interpretato da Robert De Niro, splendido e controverso antagonista di Arthur. Una segnalazione per la musica, composta dalla violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir: catartica, ipnotica, perfettamente compenetrata alla vertigine di Arthur.

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