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HAMBURGERS IGP

Gli occidentali, con poche eccezioni, vivono la globalizzazione come una sorta di processo inevitabile, addirittura come una tappa del progresso, convinti che la tecnologia sia buona per definizione e che la qualità della vita sia un’applicazione da scaricare via web. Ma chi ha avuto modo di viaggiare, chi riflette con un briciolo di spirito critico o più semplicemente chi cerca di ragionare con la propria testa non può evitare alcune perplessità. La globalizzazione è la standardizzazione forzata del pianeta. Un pianeta pensato non come una “casa” comune per i viventi (animali e piante compresi) ma molto più prosaicamente come un mercato da conquistare, un mercato senza regole se non quelle della omogeneizzazione verso il basso. Il neoliberismo sta lentamente smantellando una straordinaria ricchezza fatta di diversità per creare una tabula rasa dove non ci sia altra offerta se non quella delle multinazionali. C’è una complicità tra multinazionali, media, comunicazione pubblicitaria, attività legislativa, distribuzione commerciale che sta eliminando tutto ciò che non è strumentale a questo disegno orribile ed inquietante. Basta pensare al fatto, oggettivo, che in un paese come il nostro le multinazionali del fast food riescono a convincere legioni di consumatori ad acquistare hamburgers di pessima qualità schiaffati dentro pagnotte flosce condite con salse disgustose. La tradizione italiana offre una varietà straordinaria di insaccati, formaggi e quant’altro per realizzare ottimi panini, ma evidentemente questo non basta. Chiunque abbia visitato paesi lontani qualche anno fa, se vi torna oggi resta stupito da come l’omologazione occidentale sia progredita, tra poco sarà impossibile capire dove ci si trova: l’intero pianeta sarà colonizzato da centri commerciali che espongono gli stessi brand e vendono le stesse cose. Lentamente stiamo perdendo la libertà di scegliere perché l’offerta, anche quella culturale, non ci lascia alternative o meglio ci permette di scegliere solo all’interno di una gamma preordinata. E’ quello che accade anche in politica: PD e Forza Italia sono comunque espressione dell’establishment, non è casuale che abbiano stretto il patto del Nazareno e che abbiano concordato su una legge elettorale molto discutibile. Vedo circolare nel web una sorta di ridicola lista dei successi degli ultimi due governi, condivisa e riproposta da soggetti ancora più ridicoli. Il debito pubblico è aumentato enormemente, l’art. 18 è stato abolito, l’occupazione è fatta di lavori a tempo determinato, la criminalità organizzata è più forte che mai. Sembra il medico che rivendica il successo nell’asportazione di un unghia incarnita ad un malato di cancro. Berlusconi, è ufficializzato da sentenze definitive, ha fatto il partito per la mafia e di conseguenza non lascia certo spazio a speranze, ma stupisce che la “sinistra” renziana non sia disposta al dialogare con chi vorrebbe modificare  questa società ispirandosi a modelli socialisti. Si ha la netta impressione che al giglio magico la feroce società neocapitalista vada benissimo com’è: l’importante è raggiungere il potere. A qualunque costo (famiglia Boschi docet).

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