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I piedini di Agnès Varda sopra le nuvole

Sembra che io abbia preso gusto al necrologio. Non è così. Al ricordo di persone belle sì, però.

Ci ha lasciato Agnès Varda, stella buffa e brillantissima del cinema, nata con la Nouvelle Vague francese, ha fatto vivere un cinema tutto suo, umano e avventuroso.

L’anno scorso è uscito il suo Visages Villages, girato con il giovane artista di strada JR. A separarli c’erano cinquantacinque anni e lei aveva l’aria di una ragazzina con tante cose da fare e da raccontare. Era davvero così. Con addosso i suoi quasi novant’anni era animata da un vento sbarazzino che le girava intorno e la scuoteva come i fili d’erba sui prati.

Non è un semplice film, è un viaggio in giro per la Francia a macinare chilometri, dentro un furgone delle meraviglie capace di catturare immagini. Loro, Agnès e JR, lei con gli occhietti furbi, lui con les lunettes de soleil, hanno raccontato le strade, le campagne, le miniere, i porti, il frastuono, il silenzio, le facce, gli umori, gli odori e i sentimenti meno sensati, meno ovvi, più stridenti e corposi da vivere. Un film bello, allegro e commovente, pazzo e riflessivo, soprattutto imprevedibile. Proprio come era lei.

Agnès Varda era nata in Belgio ma la sua vita l’ha vissuta in Francia. Non le piaceva stare dentro schemi e categorie e, quando negli anni Sessanta si è ritrovata dentro la nuova onda di cineasti francesi, è andata dritta per la sua strada. Piccola, minuta, con il nasino all’insù, una specie di fiorellino colorato in mezzo a tanti intellettuali, in quella vague furiosa e cervellotica lei ci ha messo del suo. Lo ha fatto soprattutto con Cleo dalle 5 alle 7 del 1961, uno sguardo femminile su una donna che, nello spazio di due ore, attende di sapere quanto durerà la sua vita.

In quel vento dei Sessanta sono accadute tante cose e Agnès ha raffinato gli occhi e li ha usati d’istinto, per tutta la vita. Guardare e raccontare sono stati il suo soffio vitale, forse per questo il documentario è diventato per lei una dimensione libera e confortevole, il luogo dove i suoi occhi lievi si sono fatti immensi.

Visages Villages è esattamente questo: lo sguardo grande e limpido di Agnès Varda. Quando è uscito in Italia nel 2018, distribuito nelle sale dalla Cineteca di Bologna, ha avuto un grande successo. Destino raro per un documentario al cinema, per nulla sorprendente, però. Perché è il racconto avvincente di un viaggio e di una piccola donna nel mondo. È impossibile dimenticare gli occhietti brillanti di Agnès. E credo che nessuno possa scordare i suoi piedini, quelli che JR ha stampato giganti e soffici sulla cisterna di un tir.

Mi piace sognare che quei piedini pestino leggeri, allegri e testardi sopra morbide nuvole arruffate e vaporose.

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