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Il cinema italiano sul set della terra tra i due fiumi

Si è inaugurata a Palazzo Roverella a Rovigo la mostra “Cinema! Storie, protagonisti, paesaggi”, promossa dalla Fondazione Cariparo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi.

Almeno cinquecento film, documentari, fiction televisive sono stati girati nei lembi di sabbia e di terra tra Adige e Po, nelle piane dell’ampio Delta dai più grandi registi, tra cui Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Giuseppe De Santis, Roberto Rossellini, Alberto Lattuada, Mario Soldati, Ermanno Olmi, Pupi Avati, Carlo Mazzacurati.

Il curatore Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ha ben spiegato come questa sia una mostra che parla da sola per l’elevato numero di documenti, per dare un panorama completo del cinema italiano e del territorio; Barbera ha accettato l’incarico per curiosità, avendo visto i soliti film e non essendo mai venuto in Polesine, accompagnato qui da Angelo Zanellato, per ricostruire e documentare, raccogliendo materiali, come i manifesti dei collezionisti Silvia Nonnato e Ferdinando De Laurentis, in gran parte presenti nella mostra, che è il frutto di questi incontri.

Inoltre la Cineteca di Bologna e di Milano, l’Archivio Audiovisivo del Movimento operaio e democratico, i filmati Luce Cinecittà, il Museo nazionale del Cinema di Torino ed altri enti hanno contribuito alla realizzazione di questo percorso cronologico attraverso la storia in questi 80 anni.

La mostra inizia con la nascita del Neorealismo che in realtà inizia prima perché nel 1939 Michelangelo Antonioni fece un sopralluogo sul fiume per il film Gente del Po, che avrebbe iniziato a girare nel 1943 per concluderlo nel 1947, ed in mostra sono presenti quattro fotografie in bianco e nero, trovate dalla nipote.

Il Neorealismo celava al suo interno una inconfessata vocazione per il melodramma ed in precedenza il fascismo aveva rimosso l’esistenza del Polesine nei cinegiornali e si parlava solo della ornitologia e di pubblicità fascista, in quanto il regime non amava questo territorio, che era quindi dimenticato.

Sia Antonioni che Visconti in Ossessione girano il film lontano da Roma per eludere il controllo della censura fascista, cercando l’equivalente nostrano della provincia americana che fa da sfondo al romanzo noir a cui si ispira, cioè Il postino suona sempre due volte di James M. Cain.

La guerra non risparmia il Polesine e qui Roberto Rossellini vi ambienta l’episodio conclusivo di Paisà nel 1946; la madre del regista era polesana e non si esclude che lui sia nato qui; anni dopo basandosi su una storia vera il polesano Renato Dall’Ara ne ricava un documentario e poi un lungometraggio intitolato Scano Boa, come il romanzo di Gian Antonio Cibotto.

La Donna del fiume è Sophia Loren nel film di Mario Soldati, che diventerà il trampolino di lancio per l’attrice ventenne con la sua prorompente sensualità; mentre la commedia irrompe nel 1980 con Carlo Mazzacurati, che qui trova il territorio ideale per ambientare le sue storie, un luogo dell’anima con Notte Italiana, ma prima gira I Vagabondi, poi La giusta distanza nel 2007.

La provincia occulta con le sue storie gotiche sono lo sfondo per le trame dei film di Pupi Avati con La casa delle finestre che ridono, o di Tinto Brass con La vacanza, film con istanze anarchiche ed erotiche, mentre il film La vela incantata di Gianfranco Mingozzi, ambientato nel periodo fascista, racconta lo schermo del cinema ambulante, che due fratelli portano in giro tra Padova e Rovigo, a cavallo dei primi anni trenta ed in mostra sono presenti i bozzetti originali, acquerelli fatti dal 1981, come ha raccontato la vedova del regista durante la vernice.

Accanto alla produzione cinematografica di finzione, almeno sessanta documentari sono stati dedicati a queste terre da Florestano Vancini con Una capanna sulla sabbia del 1955, poi Gillo Pontecorvo, Ermanno Olmi, ed il recente Il pesce rosso dov’è di Elisabetta Sgarbi o sceneggiati e programmi televisivi di Sandro Bolchi o Liliana Cavani.
La mostra si conclude con il film di Luciano Ligabue Made in Italy, appena uscito, la cui sequenza finale è girata a Santa Maria Maddalena sul ponte del fiume Po.

Per il curatore l’esposizione propone un viaggio come una macchina del tempo, che rappresenta un altrove con il fascino unico del Polesine, il cui futuro è nelle mani dei suoi abitanti.

La visione delle proiezioni nelle salette allestite e del materiale esposto ci dà una ampia dimostrazione di come ci sia stata un’intensa frequentazione dei cineasti italiani in Polesine, territorio dalle caratteristiche ambientali e naturalistiche pressoché uniche, dando vita ad opere indimenticabili destinate a rimanere nella storia del cinema.


La mostra rimarrà aperta fino al 1 luglio 2018 con apertura i giorni feriali dalle ore 9 alle 19, il sabato ed i festivi dalle ore 9 alle 20, con una spesa contenuta per il biglietto di ingresso del costo di 5 euro.

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