MENU

Il concilio di Bruxelles

Il capitalismo e la sua dottrina economica per molti aspetti potrebbero essere definiti l’apoteosi dell’ovvio. Si basano su assunti semplici, tragicamente banali, che partono dal dogma del profitto. La produzione è guidata dall’esigenza di acquistare materie prime ed energia al prezzo più basso possibile e di sfruttare la manodopera, trattata semplicemente come una qualsiasi risorsa senza alcuna considerazione per i soggetti umani che la svolgono. Purtroppo nell’ultimo ventennio questa concezione rapace e primitiva si è allargata anche alla dottrina politica, soppiantando e sradicando le conquiste che il pensiero socialista e socialdemocratico avevano faticosamente costruito nel dopoguerra. Nei fatti l’Europa è un pessimo esempio di società neoliberista in cui i diritti individuali della classe lavoratrice vengono progressivamente erosi e sostituiti dal consolidamento dei privilegi in favore delle banche, della finanza e del capitale. Questa realtà è incontestabilmente verificabile grazie a semplicissimi dati statistico-anagrafici: nonostante la ricchezza prodotta nel continente sia, nel medio periodo, in sensibile aumento, aumenta anche il numero dei poveri mentre si riducono contemporaneamente i servizi pubblici erogati. Se condite questo concetto con quattro grafici, un paio di termini mutuati dall’inglese (mal digerito) e le fate pronunciare da qualcuno con cravatta e occhiali, il gioco è fatto. Siete ufficialmente di fronte un economista, che probabilmente saprà addirittura convincervi che lui è un esperto, perché ha studiato (?), ha capito  concetti difficilissimi e vi dirà persino che chi li mette in dubbio è un incompetente. In realtà dovremmo contestare il sistema, proprio perché l’abbiamo capito bene e ci siamo resi conto che è inaccettabile. Se al quadro, già di per se inquietante, aggiungete anche una visione plutocratica, che ritiene i poveri colpevoli e responsabili della loro condizione, che vede nella finanza un’entità divina e che pensa che sanità e istruzione pubbliche non siano compatibili con le leggi economiche (quali leggi? quelle che si son fatti a loro uso e consumo?), bene allora avete di fronte a voi un Euroinomane, un Mario Monti per intenderci. Questi soggetti, cui abbiamo affidato la gestione delle nostre vite e del nostro futuro non sanno, o comunque non vogliono, ipotizzare alternative. La loro visione fideistica assomiglia a quella del clero della controriforma: sono preoccupati per la diffusione di idee diverse da quelle del neocapitalismo esattamente come lo era la chiesa cattolica nei confronti del protestantesimo e si preoccupano di screditare e di di tacciare di eresia chi non si assoggetta alla loro dittatura culturale. Sono come i vescovi del Concilio di Trento, decisi a imporre la dottrina della santa madre chiesa che però alla fine serviva soprattutto a conservare il loro potere e i loro privilegi. E’ probabile che si affaccino alla vita politica del paese persone poco competenti, ma se la competenza di cui riempiono la bocca Padoan, Monti o Saccomanni, li cito solo come esempi, è quella che ci ha portato nelle condizioni in cui versiamo da vent’anni, beh, credo che se ne possa fare a meno con una certa tranquillità. Non c’è nulla di più stupido dell’atteggiamento di chi giustifica Troika, spread, mercati rapaci e grandi banche dicendo “è così che va il mondo”: questa cultura è l’esatta antitesi del progresso, che per definizione immagina prima e sviluppa poi ciò che ancora non esiste, ciò che si immagina per cercare di migliorare la società. Anche le “previsioni” e gli scenari preparati a Bruxelles e ripetute in tono minaccioso dall’establishment politico/finanziario e da buona parte dei media, non sono altro che propaganda strumentale. Cerchiamo di capire come funziona con l’esempio incontestabile della Grecia: il motivo per cui quelle “previsioni” sono state elaborate e accettate dalla Ue nel caso della Grecia, come sostiene Francesco Ninfole su Milano-Fianza (non sul ciclostilato parrocchiale!) è criminale. “Durante la crisi le misure di austerità hanno riguardato soprattutto la Grecia: è stata anche una conseguenza della volontà politica di non imporre perdite ai principali creditori del Paese, ossia alle banche tedesche e francesi”. Altro che “rimettere in riga un paese e un popolo di “cicale” che spendevano troppo in “alcol e donne” (espressione gentile dell’ex capo dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem), in realtà l’obiettivo era salvare le banche dell’asse franco-tedesco, che avevano investito troppo o prestato troppo ad Atene, non certo per solidarietà ma per i tassi usurari che la Grecia era obbligata a pagare. Ma non pensate che, comunque, non essendo la Grecia in condizioni di ripagare un debito di quelle dimensioni, le banche di Berlino e Parigi abbiano subito comunque delle perdite. Non è così: “Il debito di Atene non è stato ristrutturato, se non in misura limitata e tardiva”, ma “il tempo è servito agli istituti tedeschi e francesi per uscire dal Paese”. Cioè il teatrino della Troika che finge di trattare con Sipras ha uno scopo preciso quanto inconfessabile.

Insomma, la “scienza” economica al servizio della Ue ha svolto egregiamente il suo compito: tutelare la grande finanza multinazionale e mandare il conto al popolo greco (e in parte minore a quelli italiano, spagnolo, ecc). Nient’altro che questo. Ora rispondetemi “E’ il capitalismo, baby…”

Articolo Precedente:
Articolo Successivo:

One Response to Il concilio di Bruxelles

  1. graziella ha detto:

    Lei ha espresso compiutamente il pensiero e la mia convinzione.
    grazie per l’analisi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *