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Il divino debutto di Anna Netrebko

Il trovatore delle star rapisce il pubblico areniano, aspettative non deluse per la prima del capolavoro verdiano

Yusif Eyvazov, Anna Netrebko e Luca Salsi.

Esistono opinioni che vanno date liberamente, senza vincoli dettati da schematismi di qualsivoglia tipologia, pareri che bisogna dare, sensazioni che è necessario trasmettere il prima possibile, per impedire che la razionalità sovvenga a mitigare l’emozione vissuta. È ciò che ci siamo ripromessi di fare in queste poche righe, dettate dalla volontà di dare testimonianza di un’esperienza vissuta insieme ad altre migliaia di persone nel teatro d’opera più grande del mondo, tenuto a battesimo musicalmente da quel Tullio Serafin di cui da anni ci dilettiamo a studiare la raffinata lungimiranza. Di primedonne il nostro Maestro ne conobbe molte, la sua esistenza si dipanò nei templi della lirica, in Italia e in ogni luogo in cui l’arte musicale ebbe il suo massimo splendore. Per l’ennesima volta è lui il nostro punto di partenza, quasi un tributo che ci sentiamo in dovere di rendergli anche in quest’occasione, un’occasione speciale che ci ha permesso di percepire cosa significhi l’aggettivo “sublime” applicato all’arte lirica, che lui tante volte contribuì a svelare. Il luogo è tra i più evocativi, l’Arena di Verona, nella quale Serafin diresse voci che sono leggenda, egli non si limitò a curare la direzione musicale di una interpretazione veronese qualunque dei miti dell’opera ma in alcuni casi – e che casi… – ne accompagnò il debutto areniano. È universalmente noto che il 2 e il 3 agosto del ’47 il Maestro di Cavarzere diresse in Arena due diverse opere – rispettivamente La Gioconda di Ponchielli e Faust di Gounod – e che in queste due serate a lui affidate accompagnò per mano il debutto veronese, nonché italiano, di Maria Callas e quello areniano di Renata Tebaldi. Voci divine, artiste ineguagliabili e protagoniste ancora oggi, attraverso le registrazioni, le pubblicazioni e tutto ciò che quotidianamente ce le ricorda, del dibattito promosso dal musicofilo contemporaneo.

Sabato sera [29 giugno 2019, ndr] in Arena è andato in scena un altro storico debutto, quello di Anna Netrebko, per la prima volta nella cavea veronese per vestire i panni di Leonora nel Trovatore con la regia e le scene di Franco Zeffirelli che rappresenta una delle produzioni più attese di questa stagione. Un’attesa che è cresciuta di giorno in giorno, sin dall’annuncio dato dalla sovrintendente Cecilia Gasdia diversi mesi fa, fino a culminare nel religioso silenzio con cui il pubblico dell’Arena, che ha sfiorato il tutto esaurito, ha seguito ciascuna sillaba uscita dalla bocca della divina Anna nella notte veronese. Esattamente “divina”, perché certi aggettivi vanno usati senza remore quando si assiste a ciò che qualche benevola divinità ci dà modo di vivere in prima persona, di sentire con le nostre orecchie, intuendo cosa significhi veramente la Bellezza. Queste le motivazioni che ci hanno indotto a ricordarci di Tullio Serafin in occasione di questa fortunata serata veronese, nella nostra immaginazione ce lo raffiguriamo compiaciuto, ovunque egli sia, di vedere e sentire che nella “sua” Arena il miracolo ha ripreso forma, permettendo ai presenti di vivere momenti simili a quelli di cui egli fu promotore e guida con la sua bacchetta. A dir la verità, anche altri spunti hanno fatto nascere questo ricordo, tra essi il legame che Zeffirelli aveva con il direttore veneto, di cui scrisse: “da lui ho imparato tutto quello che so, non attraverso chiacchiere e lezioni, ma sul ring, cioè sul palcoscenico, con il lavoro vivo che ti fa capire subito cosa è giusto e cosa è sbagliato”.

Dopo questa lunga premessa, qualche impressione sulla serata, ampliamente recensita su giornali, riviste e blog presso i quali si potranno cogliere tutte le più dettagliate sfumature delle diverse performance dei protagonisti. “Diverse”, un altro aggettivo usato di proposito…

Su Anna Netrebko qualsiasi retorica potrebbe risultare superflua e fuori luogo, limitiamoci quindi a consigliare ai nostri affezionati lettori di sentirla dal vivo perché le gioie della vita sono così poche e, quando abbiamo la grazia di trovarcele di fronte, vanno colte e assaporate pienamente.

Lievemente sottotono ci è parso il Conte di Luna di Luca Salsi, forse non in una delle sue serate migliori, capace tuttavia di strappare lunghi applausi e ovazioni al pubblico areniano che ha dimostrato di apprezzarne particolarmente le indubbie doti di interprete.

Pure l’Azucena di Dolora Zajick non ci è sembrata pienamente in linea con la grandezza di questa interprete, che tanti memorabili momenti ha regalato in passato al pubblico di tutto il mondo.

Convincente il Manrico di Yusif Eyvazof, buona la sua presenza scenica e curata la dizione con un’emissione sicura e un timbro che è risultato piacevole e in armonia con le altre grandi voci presenti in scena.

Molto buona anche la performance di Riccardo Fassi nei panni di Ferrando al suo debutto areniano, di Elisabetta Zizzo come Ines e di Carlo Bosi che ha interpretato Ruiz; a completare un cast capace di dar vita ad uno spettacolo piacevole e convincente Dario Giorgelè nel ruolo di un vecchio zingaro e Antonello Ceron, un messo.

Il cast con il sovrintendente Cecilia Gasdia.

Buona la performance di Orchestra e Coro della Fondazione Arena con la direzione musicale di Pier Giorgio Morandi, maestro del Coro Vito Lombardi, costumi di Raimonda Gaetani, coreografia El Camborio ripresa da Lucia Real, maestro d’armi Renzo Musumeci Greco, coordinatore del ballo Gaetano Petrosino e direttore degli allestimenti scenici Michele Olcese.

Il trovatore va di nuovo in scena con lo stesso cast nelle serate del 4 e 7 luglio, ci saranno poi altre due rappresentazioni il 20 e il 26 luglio (dettagli e programma completo della stagione areniana su www.arena.it).

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

2 Responses to Il divino debutto di Anna Netrebko

  1. Taino Gusella ha detto:

    io c’ero! Serata indimenticabile

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