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Il farmacista di Zavattini

Italia mia era un progetto di Zavattini, un viaggio attraverso l’Italia minore,  che doveva diventare un film di Rossellini: il regista romano e l’illustre cantore della civiltà padana, insieme ad altri protagonisti del panorama culturale italiano, avevano già compiuto nel novembre del 1952 dei sopralluoghi a Luzzara, appunto, e sul Delta del Po.

Un viaggio collettivo, insomma, alla ricerca di scorci di un’Italia minore: in Calabria, ad esempio,  ad immortalare la raccolta delle castagne sull’Appennino; a Roma, a seguire le vicende di una coppia che vive in una abitazione abusiva; oppure in Puglia, in viaggio a bordo di un piccolo treno; o nel Delta Padano, infine, a ritrarre scene di vita quotidiana.

Sfumata l’idea del film per ragioni legate ai tempi e ai costi di realizzazione, Zavattini propone a Valentino Bompiani una collana di libri fotografici che ripercorrano il senso del progetto cinematografico: un viaggio attraverso l’Italia  con dei registi di fama internazionale che avrebbero curato i testi delle fotografie donando al programma un taglio decisamente neorealista.

L’iniziativa, che aveva già ricevuto l’adesione di nomi importanti quali Alessandro Blasetti, Luchino Visconti, Mario Soldati, Michelangelo Antonioni ed Eduardo De Filippo, finisce con l’essere realizzata, dopo il rifiuto di Bompiani, dall’editore Einaudi.

Il progetto rimane comunque  destinato a non potersi realizzare in tempi rapidi. Quando Zavattini, in occasione di un convegno internazionale sul neorealismo a Perugia,  incontra Paul Strand, il noto fotografo americano che aveva dovuto riparare in Europa durante il periodo del maccartismo, pensa che vi sia la possibilità concreta di inaugurare la collana.

Naturalmente questo significava un parziale riadattamento rispetto al progetto iniziale di Italia mia: con Strand Zavattini viaggia in località italiane minori come Gaeta, Gorino, Alatri e Carrara alla ricerca del luogo adatto a svelare la propria umanità  grazie alle immagini e alle parole. Alla fine la scelta finisce con l’essere riposta sul Paese natale di Zavattini, Luzzara, dove Strand porterà a termine il suo lavoro fotografico, tuttavia manifestando la volontà, siamo nel 1954,  di rimanere fuori dalla collana di Italia mia, temendo di non poter contare su adeguate garanzie  in merito alla qualità del risultato.

Il dialogo tra testo e immagine,  fulcro dell’iniziativa editoriale che diventerà invece una pietra miliare nella storia della fotografia  del nostro Paese e non solo, rimarrà l’elemento che più di tutto il resto ha contribuito  a far rimanere il progetto nel solco dell’idea iniziale di Zavattini. Il libro, che uscirà con il titolo definitivo di “Un Paese”, per l’appunto, viene presentato nel giugno del 1955 a Roma alla presenza, fra gli altri, di Giulio Einaudi, Luchino Visconti e Italo Calvino.

 

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E’ il coronamento della tenacia e del desiderio di uno scrittore e di uno sceneggiatore come Zavattini che sapeva misurarsi con le varie fasi e le diverse leve della scrittura e dell’immagine. Zavattini per primo aveva fatto pubblicare le foto alla Gazzetta di Parma quando ne era redattore, molto prima di essere stato responsabile dei giornali illustrati della Rizzoli negli anni ’30 e poi direttore di Cinema Illustrazione. I testi di Zavattini che corredano le immagini di Strand furono  realizzati tramite interviste.

Zavattini affermerà “di non averne quasi mai tradito lo spirito”, come in questo testo che appare vicino alla foto del farmacista di Luzzara, suo amico personale, e che più di ogni altro può raccontare dell’essenza degli uomini, di tutti gli uomini,  che vivono da sempre adagiati sulle rive del grande fiume: “Sono di Bologna. Da 45 anni ho la farmacia a Luzzara. E’ il Po che amo di più, anche se non ci vado mai, perché il mio è un mestiere che comincia la mattina presto e finisce la sera tardi. Ho visto tante volte dei luzzaresi, che sembrano anime dure, arrivare al Po, sotto sera, in bicicletta, stare davanti all’acqua in silenzio cinque minuti e poi tornarsene indietro, pedalando adagio, come fossero stati in chiesa.”

2 Responses to Il farmacista di Zavattini

  1. Cristina Sartorello Cristina Sartorello scrive:

    A Fotografia Europea a Reggio Emilia che si è chiusa da poco c’era una antologica su Paul Strand e Zavattini e poi le foto di Berengo Gardin fatte in seguito.
    Hai fatto bene a scrivere di loro.
    Grazie ciao.
    Cristina

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