MENU

Il Fiume che scendendo al mare si fa dio: intervista a Paolo Rumiz

“C’è come un divorzio degli italiani dalla loro stessa terra. Il senso di appartenenza degli italiani all’Italia è molto debole ed è qualcosa che li ha portati a tollerare le manomissioni che altri Paesi non avrebbero consentito”.

Nel numero di REM in edicola da settembre, un’intervista esclusiva allo scrittore Paolo Rumiz, autore del libro “Morimondo”, racconto del suo viaggio lungo il Po, e del recente “Il filo infinito”, attraverso i grandi Monasteri Benedettini d’Europa.

Ecco alcuni estratti della sua lunga conversazione con Vainer Tugnolo, che trovate proposta integralmente nella rivista. 

Nel ripercorrere la sua discesa lungo il Po la prima cosa che colpisce, per usare una sua definizione, è che «il paese sembra ridotto all’idrofobia da chissà quale pestilenza».
Considero il fiume la quintessenza del paesaggio, e proprio per questo è più difficile da accettare, ma ho l’impressione che nella storia del nostro paese questa sia una tendenza molto recente.

Per quale motivo gli abitanti della più grande pianura italiana dovrebbero avere paura di avvicinarsi al corso d’acqua più importante della nostra penisola?
C’è come un divorzio degli italiani dalla loro stessa terra. Il senso di appartenenza degli italiani all’Italia è molto debole ed è qualcosa che li ha portati a tollerare le manomissioni che altri Paesi non avrebbero consentito. Esattamente il contrario, infatti, di quello che è accaduto altrove.
In Austria, sul Danubio, ad esempio, il fiume è vissuto a trecentosessanta gradi via acqua, in bicicletta, frequentando le locande sulle rive… non c’è metro del suo corso che non sia vissuto e valorizzato.

Sembra quasi che gli italiani ritrovino nel rapporto con il grande fiume, esibendoli con estrema disinvoltura, alcuni tratti essenziali del proprio carattere.
Penso che questa cosa nasca da un atteggiamento predatorio che abbiamo nei confronti della natura, da una scarsa cultura e da uno scarso senso del la storia. Quando ho percorso a piedi la Via Appia da Roma a Brindisi quasi sempre gli abitanti del posto apprendevano da me, che sono di Trieste, la loro appartenenza alla prima grande via dell’umanità, e questo è paradossale.
Che ogni anno cinquantamila italiani vadano a percorrere il Cammino di Santiago e nessuno abbia provato a rifarsi l’Appia per due secoli, è difficile da credere. E poi c’è anche un’altra cosa…

Quale?
Probabilmente l’idrofobia nasce dal nazionalismo: sono proprio i popoli con scarsa identità nazionale che diventano nazionalisti. […] Per gli italiani, va ricordato, il Po è stato spesso un confine, una frontiera che ha diviso popoli e territori.
In Austria e in Germania, in Croazia e in Serbia il fiume è un grande baricentro, un grande elemento di unione. Gli italiani lo vivono invece a segmenti: ogni provincia, ogni città, ogni paese, lo vive semplicemente per ciò che trova di fronte. Molto spesso è completamente sconosciuto e ignorato ciò che si trova a poco più di due passi. […]

Dopo Ficarolo, lasciato alle spalle anche il Panaro, l’ultimo affluente, lei ha osservato che il tempo rallenta con la decelerazione della corrente e diventa lentezza e silenzio.
Sì, procedendo nella discesa c’è una crescita della dimensione divina del fiume che piano piano diventa sempre più femminile e sempre più Dio, ad un certo punto non è più un elemento del paesaggio ma una persona, un’entità, qualcuno con cui rapportarsi. […]
Noi oggi avremmo proprio bisogno di ritrovare la divinità delle acque, ma anche quella delle montagne, della natura nei confronti della quale abbiamo perso il contatto. […]

Si può acquistare REM in tutte le edicole della provincia di Rovigo, nelle librerie e on line sul sito www.apogeoeditore.it

Articolo Precedente:
Articolo Successivo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *