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“Il futuro del Po” alla conviviale del Rotary di Adria

Il futuro del Grande Fiume è nelle nostre mani. Ma occorrono decisioni urgenti e la capacità di coordinare una miriade di soggetti pubblici e privati che operano nell’area.

La conviviale del Rotary Club di Adria, la sera di martedì 16 ottobre all’Hotel Stella d’Italia, ha ospitato il confronto sul destino del fiume Po, al centro della rivista REM uscita a giugno. Al tavolo dei relatori, il direttore della rivista, Sandro Marchioro, e il giornalista Francesco Casoni, autore dell’inchiesta. A introdurre la serata, il presidente del club adriese, Livio Penzo, affiancato dal presidente del club di Badia Polesine, Giovanni Fortuna.

“REM è nata da un gruppo di persone convinte che la nostra non sia una provincia priva di talenti e di iniziative culturali – ha spiegato Marchioro – Dopo aver dedicato un intero numero al riconoscimento Mab Unesco, ancora una volta abbiamo voluto parlare del nostro territorio, con uno sguardo più ampio al Grande Fiume”.

A partire dalla denuncia sulle precarie condizioni del Grande Fiume, contenuta nel Manifesto per il Po“, pubblicato nel 2017, l’inchiesta ha interrogato diversi soggetti sui problemi e sul futuro di un’area che interessa quattro regioni e venti milioni di abitanti.

Allo scrittore Guido Conti il compito di cercare l’identità del Grande Fiume, un elemento indispensabile per decidere quale futuro dargli. Un’identità fatta di molte identità, di mitologie antiche ed eventi storici che arrivano fino ad oggi, di un susseguirsi di popoli e culture. Il Po, ridotto a una fogna, dice Conti, può rinascere solo “se si torna ad immaginarlo come un torrente in cui nuotano le trote” e a quell’obiettivo si decide finalmente di puntare.

Un’occasione mancata è il riconoscimento del parco nazionale del Delta del Po, sostiene il responsabile Parchi di Legambiente, Antonio Nicoletti, che nell’intervista raccolta su REM critica la decisione di mantenere i due parchi regionali e la mancanza di una cabina di regia.

Ampio spazio, nel corso della conviviale, è stato dato alla terza testimonianza raccolta da REM, quella di Massimiliano Vavassori, responsabile del Touring Club Italiano: l’immensa area attraversata dal Po attrae oggi ancora pochi turisti, concentrati per lo più nelle grandi città o nelle località turistiche. Di fatto, nell’area del Grande Fiume non sono presenti grandi attrattive turistiche (come possono essere le città d’arte o le mete turistiche di massa), ma una miriade di piccole attrattive. Questo dato ci dice che qui, più che altrove, si può puntare su un turismo di visitazione, lento, rispettoso dei territori e delle comunità.

Serve, però, un’identità – ha commentato Casoni -. Perché non si possono tenere assieme un modello di sviluppo che consuma i territori sotto colate di cemento e un turismo che, invece, cerca la natura e i piccoli borghi. Senza contare che da questo cambiamento dipende la sopravvivenza stessa di un fiume minacciato dall’inquinamento e dal surriscaldamento climatico”.

Alla conviviale era presente anche il presidente della Provincia, Marco Trombini. “Si sta affermando, è vero, una richiesta di un turismo diverso. A Zelo, ad esempio, c’è un attracco fluviale, da cui arrivano navigando turisti americani o del Nord Europa. Cosa trovano a Zelo? Nulla. Ma questo “nulla” è ciò che cercano: la campagna a perdita d’occhio, non rovinata dall’urbanizzazione. Questo è quanto ci ha indicato anche una ricerca dello Iuav, alcuni anni fa: siamo l’unica area del Veneto a non essere stata urbanizzata in modo massiccio. Possiamo ancora decidere cosa vogliamo fare da grandi”.

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One Response to “Il futuro del Po” alla conviviale del Rotary di Adria

  1. ANTONIO PAGLIANTI ha detto:

    ASSOLUTAMENTE D’ACCORDO.
    SI PARLA DI TURISMO E SI LASCIA INSABBIARE IL FIUME CHE, IN PERIODO DI MAGRA SI POTEVA ATTRAVERSARE A PIEDI CON L’ACQUA ALLE GINOCCHIA.
    PASSAVANO IL MICHELANGELO E LO STRADIVARI PIENI DI TURISTI MA DA QUALCHE ANNO CON L’INSABBIAMENTO NON E’ PIU’ POSSIBILE. OGGI I TURISTI LI MANDANO PER IL CANAL BIANCO CON L’AVE MARIA.
    PREGHIAMO CHE CHI DI DOVERE COMINCI A RAGIONARE.

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