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Il sole in quattro terzi di Carlo Sironi

C’è da sperare che il giovane regista Carlo Sironi mostri ancora il suo talento sullo schermo.

Sole, il suo primo lungometraggio, è una bellezza.

In concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, racconta di Ermanno e Lena, vent’anni per uno. Lui periferico, malinconico, vivacchia giocando alle slot machine, lei arriva dalla Polonia, incinta di otto mesi e poco più, per vendere la sua bambina.

Gli zii di Ermanno, sterili, prendono le vie brevi pagando i due ragazzi – diecimila euro a lei, quattromila a lui – per simulare un’adozione fra parenti. Ermanno fingerà di essere il padre della bambina, Lena se ne andrà e gli zii si offriranno davanti al giudice di prendersi cura della nipotina.

Lo spazio minimale del formato 1:1.33

Questo è l’incipit. Uno dei modi praticati – per esempio in Italia, dove la legge vieta la maternità surrogata – per avere un bambino senza impastoiarsi nell’iter delle adozioni.

La questione legale però resta sullo sfondo. Ciò che riempie lo spazio dei quattro terzi, il formato in cui il regista ha realizzato il film – quello quadrato per intenderci – è la storia di una maternità non voluta e una paternità conquistata.

La narrazione si snoda sulla convivenza forzata di Ermanno e Lena. Giovani, imbarazzati uno dell’altra, lo sguardo alla loro età, poco più che adolescenziale, la voglia di fare altro.

Lui è smilzo, silenzioso, inespressivo, adunco. Lei è bella, tonda, piena, sempre fasciata da una minigonna elastica, l’unica cosa che riesce a portare perché gli altri vestiti non le stanno.

Sono forme geometriche, spigolose e convesse, racchiuse in quel formato quadro che stringe lo sguardo, chiude l’inquadratura, ti fa respirare un po’ male e ti costringe a guardare tutti i dettagli.

Dice Sironi nelle note di regia: “ho cercato la semplicità, la sintesi e in questo percorso ho cercato di fare miei alcuni dispositivi del cinema classico. Anche la scelta del formato 1:1.33 va in questa direzione: mi ha aiutato molto a sintetizzare, a dimenticare ogni possibile ricercatezza e a concentrarmi sui personaggi di Ermanno e Lena”.

La via della gioia

Anche gli zii sono una sintesi. Persone un po’ disperate che vogliono un figlio in tutti i modi e ti appaiono per forza losche, per forza in torto. Ma le vedi così da vicino che non è mica tanto scontato che siano sporche. Un po’ fangose, sì, di sicuro tristi.

La bambina la chiameranno Sole. Un auspicio di bellezza, lucentezza. Una felicità che vogliono pagare, denaro contante, a tutti i costi. Quanto potrà mai valere.

Il denaro è la loro via per la gioia. La chiave della libertà per Lena, che vuole raggiungere un’amica in Germania e da lì ricominciare. Un palliativo per Ermanno che continua a infilare monete nelle slot.

Poi, arriva Sole

Le tappe verso il parto sono anche i passi che avvicinano Ermanno e Lena. Sempre meno diffidenti uno dell’altra, a forza di convivere, chiusi nell’appartamento a fare famiglia.

Poi, arriva Sole. Questo cambia la faccia al mondo.

Sironi è bravissimo a non perdersi in sentimentalismi vaghi. Lena è una madre, sì, ma è una ragazzina spaventata, disperatamente decisa a non affezionarsi alla piccola. Più lei si ostina a tenere un passo indietro, più Ermanno perde il piglio distaccato senza espressione.

E siccome il pezzo di teatro messo in piedi ha bisogno di credibilità per arrivare all’affido, Ermanno, Lena e Sole stanno lì, uno addosso all’altra, a sperimentare l’imprevedibile.

Annotazioni: Sole, era in concorso nella sezione Orizzonti a Venezia 76. Prima di questo film Carlo Sironi ha realizzato diversi cortometraggi, presentati alla Mostra del Cinema di Venezia, al Torino Film Festival, a Locarno e candidati ai David di Donatello.

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