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La bellezza di Lee Israel agli Oscar 2019

I premi Oscar sono stati assegnati nella notte tra domenica e lunedì. Molti dei film candidati sono nelle sale o ci torneranno per i premi vinti.

Prima di tutto, però, desidero parlare di un film uscito in questi giorni: Copia originale della regista Marielle Heller che di candidature ne aveva tre – migliore attrice protagonista, migliore attore non protagonista e migliore sceneggiatura non originale – ma di premi neanche uno.

Lee beve molto, non fa altro che bere. È ruvida con tutti, non sa stare con gli altri e in verità non ci vuole stare. Prova tenerezza e calore solo per il suo gatto; un’altra manciata di dolcezza la vediamo apparire nei suoi occhi, e poi fuggire veloce, quando guarda Anna. Del suo complice Jack Hock diventa amica, senza però rinunciare alla sua connaturata acidità, strofinata addosso come soda caustica.

Lee Israel è stata una biografa famosa per un certo tempo. Celebre per un best seller finito nella lista d’oro del New York Times e poi per la sua attività di falsaria negli anni Novanta. Copia originale racconta uno squarcio della vita di questa donna spinosa e trasandata che aveva talento e non sapeva stare al mondo.

Dopo aver pubblicato diversi profili di celebrità, tra cui una lunga intervista a Katharine Hepburn e le biografie dell’attrice Tallulah Bankhead e della giornalista Dorothy Kilgallen, se ne va alla deriva senza idee, lavoro, amici e con un tasso alcolico piuttosto alto. È a questo punto di disperazione che comincia a falsificare lettere di personaggi famosi deceduti, come Fanny Brice, Dorothy Parker e Noël Coward. Di molti conosce per mestiere caratteri e dettagli, su altri si documenta e ricava deliziose epistole scritte a macchina. Ha un talento così prezioso da riuscire a confezionare circa quattrocento missive, considerate autentiche e vendute a estimatori e collezionisti. La sua vita risale, paga l’affitto, cura la vecchia amata gattina, ristabilisce qualche contatto umano. Ma poi per acquietare i primi sospetti di falso è costretta a rubare e rivendere lettere autentiche, finché tutto le scoppia tra le mani e finisce davanti a un giudice.

Lee Israel ha il volto della bravissima Melissa McCarthy, cinica, dolce, vetrosa e disperata come doveva essere la scrittrice. Quello che risulta veramente prezioso del film è la semplicità con cui racconta il lato umano di una figura scostante e per certi versi sgradevole. Come a dire – e quanto è vero – che la bellezza spesso sta tra i rovi, ha volti irriconoscibili ma, non per questo, è meno autentica. Semmai il contrario.

Venendo agli Oscar, non c’è dubbio che Olivia Colman si sia meritata il premio per la sua interpretazione ne La favorita di Yorgos Lanthimos – che non porta a casa altro e un po’ mi dispiace. Accanto idealmente come migliore attrice ci metto Melissa McCarthy.

Per il resto, un po’ come previsto e un po’ inaspettato, ma quasi tutto felicemente. La prima bella sorpresa è il premio al miglior film, Green Book di Peter Farrelly che vince anche per il migliore attore non protagonista, Mahershala Ali (il pianista Don Shirley) e per la migliore sceneggiatura originale. Ad Alfonso Cuarón la migliore regia per Roma e i premi per la fotografia e il miglior film straniero, attesi e a mio avviso meritati. Bohemian Rhapsody di Graham King porta a casa quattro premi che non condivido molto, ma va bene così, il film ha avuto un grande successo e le canzoni dei Queen ti tengono incollato alla poltrona: attore protagonista a Rami Malek, montaggio, sonoro e montaggio sonoro. Regina King vince come migliore attrice non protagonista per Se la strada potesse parlare di Barry Jenkins, mentre Spike Lee la migliore sceneggiatura non originale per il suo BlacKkKlansman.

Nomino con grande piacere tutti i candidati a miglior film straniero perché sono molto belli. Il giapponese Un affare di famiglia di Hirokazu Kore’eda, Cold War del regista polacco Pawel Pawlikowski e Opera senza autore di Florian Henckel von Donnersmarck; oltre a Cafarnao della libanese Nadine Labaki, che uscirà in Italia ad aprile, e al vincitore Roma di Cuarón.

Per i film che sono in sala o usciranno l’invito, a chi se li fosse persi, è di andare a vederli. Un motivo in più potrebbe essere La Regione ti porta al cinema con tre euro: per tutti i martedì del mese di marzo le sale del Veneto che aderiscono all’iniziativa programmeranno diversi film con biglietto d’ingresso a tre euro. Magari scartabellando tra i titoli a disposizione nelle diverse province, ne vale la pena.

Rettifica: vorrei precisare quanto scritto in ricordo di Bruno Ganz. Nel 2018, oltre a La casa di Jack, l’attore svizzero ha realizzato altri tre film, Radegund di Terrence Malick, Fortuna di Germinal Roaux e Der Trafikant di Nikolaus Leytner, che per ora non risultano distribuiti in Italia.

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