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La bellezza sempre valida del Mart

Un percorso espositivo chiaro e ordinato, diviso in sette sezioni, quello della mostra “Un’eterna bellezza. Il canone classico nell’arte italiana del primo Novecento“, allestita al Mart di Rovereto fino al 5 novembre. Sette sezioni appunto, la prima delle quali indaga “La Metafisica del tempo e dello spazio”, con opere di Giorgio De Chirico e del fratello Savinio. Si prosegue poi con “Le Evocazioni dell’antico” dove domina la bellissima e monumentale Venere di Sironi.

SIRONI_GamLa mostra dedica molta attenzione anche a soggetti dalle intenzioni meno monumentali, come il paesaggio e la natura morta, dove l’atmosfera, rispetto alle sale precedenti, risulta più intima. Le curatrici Beatrice Avanzi e Daniela Ferrari hanno alternato sapientemente opere di grandi maestri a opere di artisti considerati minori, ma che lavoravano caparbiamente e con talento. Dopo le mirabolanti sperimentazioni dei movimenti d’avanguardia, infatti, gli artisti recuperano i canoni antichi, classici e rinascimentali, per ritrovare il piacere della forma, della composizione, del gioco di colori: ciò è evidente nei dipinti di Nella Marchesini, di Leonardo Dudreville e di Ubaldo Oppi.

Seguono nel percorso espositivo, i ritratti del “Realismo magico” di Antonio Donghi e di Felice Casorati: opere dalla fervente modernità, dove nell’apparente armonia si nasconde sempre un elemento di ambiguità, una lieve e impercettibile nota dissonante, che le ammanta di un’atmosfera magica, appunto.

Donghi-Donne-per-le-scale-1929Infine, protagonista delle ultime due sezioni, “Il nudo come modello” e “Le stagioni della vita”, è a mio personale parere, Cagnaccio di San Pietro, che con opere come Primo denaro e Pescatori riesce ad andare oltre alla rappresentazione oggettiva dei soggetti costringendo l’osservatore ad una riflessione sul valore della vita.

La mostra è un excursus puntuale e misurato della produzione artistica italiana del primo dopoguerra, e illustra chiaramente come la bellezza si possa trovare nella natura, negli oggetti e nell’uomo, valida allora come oggi, proprio perché eterna.

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