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La Fabbrica dello zucchero, tra identità passate e suggestioni presenti

Incroci di tubi d’acciaio che si stagliano in alto nella penombra, disegnano profondità senza confini, appena sottolineate da suggestioni sonore, musicali, visive, in un gioco di ombre e luci solenni, con oltre 400 visitatori per “La Fabbrica dello Zucchero”, il nuovo polo culturale a Rovigo, che ha aperto i battenti al Censer la sera del 30 aprile.

Molti partecipanti non avevano mai visto gli interni dell’ex zuccherificio,  con molto spazio non utilizzato, se non per fiere stagionali; inoltre qualcuno ricordava di aver avuto un parente che vi aveva lavorato; il luogo dimostra la capacità delle suggestioni artistiche del percorso,  toccando nel profondo e sottolineando gli spazi senza  riempirli.

Lo staff de “La fabbrica dello zucchero” ha ideato un modo creativo per far vivere, più che vedere, allo spettatore, la vita del Censer quando lavorava le barbabietole, ed il nuovo ex-zuccherificio, dedicato ad esposizioni culturali e all’arte.

E’ così che gli scaloni dell’ingresso, nella penombra della sera, si popolano di operai, impersonati da cittadini di Rovigo, che si perdono nel fragore più assordante dei vecchi macchinari industriali che attraversa i muri e che, all’improvviso, si cambia in un canto della tradizione contadina, eseguito dal Coro polifonico Città di Rovigo: Daniele Savogin, Stefano Pangrazio, Stefano Benà, Mauro Passarotto, Marco Crivellaro, Vittorio Zanon, Giancarlo Borsetto, Cesare Balbo.

Gli edifici hanno una loro identità e questa gigantesca cittadella industriale, recupera la sua storia, che si incrocia con quella di tanti uomini che vi hanno lavorato duramente e dei quali si ascoltano le voci ed i racconti nella bianca saletta dello zucchero, poco prima che il tempo scorra tra le spesse pareti e arrivi, insieme ai visitatori, al Padiglione D.  Qui si spalancano gli spazi e le possibilità, si forma la storia attuale del Censer: il pavimento è illuminato dal logo de La fabbrica dello zucchero, una vetrata dello zuccherificio, ma più sorprendenti e maestose sono le vetrate reali, che mostrano illuminato dall’esterno un breaker, dagli energici movimenti (Giovanni Leonarduzzi), accompagnato dal trasognato sax di Gabriele Andreotti.

Le note gravi di un violoncello (Alessia Bruno) che suona un movimento di una suite di Bach, rompono il buio del silenzio e scavano le profondità del vuoto, costringendo il visitatore ad addentrarsi in un salone sconfinato nel tremolio del fumo, per poi uscire nel cortile.  I muri si illuminano nella notte con il videodanza “Il mio grido” di Vito Alfarano. La Sala Rigolin è ora un mondo multidisciplinare, dove video e danza giocano a rincorrersi. Le danzatrici sono Melania Chionna e Chiara Tosti; le musiche ed i video di Alessandro Alfonsi, Camilla Ferrari, Alberto Gambato, Paolo Zambelli, Andrea Zanforlin. Infine si ridiscedono le scale, pronti per comprendere le installazioni grafiche di Ida identity Atlas (Laura Bortoloni, Giacomo Moro, Samuele Grando) e le parole-chiave del progetto.

Il polo culturale nasce grazie alla cooperativa “La fabbrica dello zucchero”, assegnataria del contributo della Regione Veneto POR FERS 2014-2020, Asse 3. Azione 3.5.1 Sub-Azione C, Bando per l’erogazione di contributi strutturali per le imprese culturali, creative e dello spettacolo. E’ inoltre sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ed è avviata in partnership con Censer spa-Rovigo fiere, Ente Rovigo festival ed Associazione balletto Città di Rovigo.

Gli spazi potranno essere utilizzati per eventi culturali, spettacoli, corsi di formazione, potranno essere affittati da realtà culturali locali o più lontane se interessate, inoltre ci sarà il 16 giugno un open day organizzato da “La Fabbrica dello Zucchero” ed in settembre il festival “Tensioni”.

Non ci sono limiti di età per gli artisti che potranno lavorare in questo bellissimo spazio, mentre se si usufruiscono dei bandi  culturali nazionali o regionali potrebbero esserci limiti di partecipazione, tipo under 35 per privilegiare i giovani artisti.

Al momento del brindisi finale al piano terra, nella a fine percorso in “Sala colonne”,  allestita con pannelli grafici delle “parole” cui si ispira il progetto, non sono mancate le presenze di alcuni candidati sindaco della città di Rovigo; speriamo che ci sia un reale interesse per la Cultura e non un mero intervento politico, perché questa nuova realtà appena costituita è davvero interessante e si avvale della professionalità di artisti collaudati, e preparati di valida esperienza.

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