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La forza delle donne in 138 ritratti, legati da un filo

“La leggenda del filo rosso è una antica credenza orientale che racconta come ogni persona sia unita ad un’altra in maniera indissolubile a dispetto di differenze di età, di ceto sociale, di luogo di nascita o di residenza”.

“E’ un legame indistruttibile più forte di tutti e di tutto; abbiamo esteso il concetto e con un semplice filo, vogliamo mostrare quanto gli individui possano essere migliori se uniti tra loro.
Abbiamo raccolto i ritratti di oltre 100 donne con un filo rosso per gridare forte che nessuna donna è sola; foto al naturale, senza trucco, senza ritocchi per mostrare l’unicità e la bellezza di ognuna.

“Parliamo, ancora una volta, della forza delle donne, perché vogliamo raccontarvi la determinazione e l’energia della donna nella nostra società.

Ametiste lotta in modo attivo contro l’assuefazione alle immagini di violenza che ci riempiono gli occhi ogni giorno, rendendoci insensibile al non rispetto della bellezza di ogni individuo: Celebriamo la straordinaria emozione degli sguardi delle donne che lottano per le donne”.

Questo è il senso della mostra promossa dalla associazione Ametiste, fondata nel 2007 da Alessandra Tozzi, psicologa e psicoterapeuta, da sempre presidente della associazione di promozione sociale, ed esperta in consulenza psicologica e sostegno delle donne vittime di violenza e di supporto alla famiglia, spesso indispensabile.

Il fotografo e curatore della mostra Angelo De Poli ha spiegato che la mostra fa parte di un progetto triennale per creare uno stimolo positivo per la società, per rendere le persone e le donne consapevoli del loro potenziale attraverso le immagini. “La fotografia infatti come autorappresentazione diretta o indiretta è in grado di stimolare ed aumentare la propria autostima”, spingendo sulla richiesta di rispetto.


La sua prima mostra personale tenuta nel 2015, ha puntato sulla forza delle donne nella società, nel 2016 De Poli ha curato una mostra collettiva che mostrava come la società vedesse le donne e poi 84 ritratti in una maratona live di quattro ore; nel 2017 è stata la volta di attrici e cantanti liriche come protagoniste ed ora nel 2018 sono presenti 138 ritratti di donne senza alcun trucco, vestite solo di un mantello nero e della loro ricchezza interiore ed energia, unite da unico filo rosso, lungo 100 metri che lega e collega ogni donna presente nella metafora di un mantello nero che può coprire o scoprire, per dare pregnanza alla individualità del volto, unico vero protagonista.

Il nero non ha valenza simbolica e qui è prettamente fotografico, serve a fare risaltare il volto, ed anche se fosse di un altro colore, comparirebbe comunque scuro perché in fotografia non c’è luce se non nel contrasto dell’oscurità, lavorando anche sulla vividezza e luminescenza, dando forte potenza al nero, più o meno caricato, visto che qui abbiamo tutte foto rigorosamente black and white.

Angelo De Poli, da valente ed esperto fotografo, sa farlo con grande maestria e qui si vede perché passa una emozione, una empatia, una forza interiore straordinaria: ogni ritratto ti parla e 138 donne si dicono, si raccontano, parlano di sé come hanno deciso di farlo, con la loro espressività, in un lavoro di due mesi di attività fotografica ed altri due di allestimento, che ha portato a questa sorprendente installazione che sarà esposta in un altro interessante contesto, dando vita ad una continuità visiva e strutturale.

Un unico rimpianto: quello di non aver posato quando mi è stato più volte chiesto, pensando di lasciare spazio a donne più giovani, lasciandomi condizionare dal provincialismo cittadino, non avendo allora afferrato in pieno il messaggio trasmesso da queste immagini e il lavoro di Alessandra Tozzi e di tutti i componenti di Ametiste che rischiano le loro persone per sfidare l’indifferenza, il disinteresse della società e il rancore degli uomini denunciati.

Purtroppo la violenza è quotidiana ed ogni giorno ci sono donne e bambini maltrattati, picchiati o uccisi; bisogna avere il coraggio di parlare, denunciare, abbattere le banalità di frasi tipo “te la sei cercata, se l’è voluta” ed altro ancora. Non è mai così, nessuna cerca l’aggressione, solo perché ci si ribella!

Esistono poliziotte donne, dottoresse, avvocatesse, assistenti sociali, psicologhe e psicoterapeute, ed altre figure al femminile, non perché non si possa avere fiducia della stessa figura professionale gestita da un uomo, ma per vincere la paura, la vergogna, l’abbandono, la solitudine si ha bisogno di altre donne, di un abbraccio empatico, di una rete al femminile… e funziona!

Basta avere fiducia, crederci, sperare, non solo per l’8 marzo, ma in ogni momento, per essere rispettate e tutelate, è scritto nella Costituzione Italiana.

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