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“La traviata” al Sociale, drammaticità senza veli

Non sono mancati gli applausi per La traviata andata in scena venerdì 16 febbraio al Teatro Sociale di Rovigo, poi in replica nel pomeriggio di domenica 18, in una coproduzione con i teatri di Ferrara e Treviso, nei quali lo spettacolo ha debuttato nelle scorse settimane. Nella sera del debutto rodigino gli applausi sono arrivati soprattutto a fine recita, pochi quelli a scena aperta, e sono stati generosi per tutti gli interpreti, anche se il pubblico ha giustamente riservato i più calorosi a Gilda Fiume che, nei panni di Violetta, ha mostrato notevoli doti interpretative, unite ad una buona tecnica e ad un timbro vocale con sfumature assai rare.

Gilda Fiume nel Primo Atto.

Al suo fianco, come Alfredo, Leonardo Cortellazzi che, dopo qualche incertezza nel primo atto, ha preso quota nel secondo, guadagnandosi anch’egli gli applausi del Sociale. A completare la terna dei protagonisti dell’opera verdiana il baritono Francesco Landolfi, particolarmente a suo agio nella parte di Germont padre e capace di regalare momenti di intensa partecipazione emotiva. Da segnalare la buona prova di Arianna Cimolin, interprete di Annina, personaggio che la regia di Alessio Pizzech ha voluto praticamente sempre in scena a fianco di Violetta, a ricordare perennemente la fine atroce che il destino le ha riservato. Gli altri interpreti sul palcoscenico di Rovigo per La traviata erano Flora Valentina Corò, Gastone Diego Rossetto, Barone Douphol Michele Soldo, Marchese Fabrizio Zoldan, Dottor Grenvil Zhengji Han, Giuseppe/ cameriere Andrea Biscontin e domestico/commissionario Luca Scapin. A loro si è unito il Coro Benedetto Marcello preparato dal maestro Francesco Erle, il tutto sorretto dall’Orchestra regionale Filarmonia Veneta diretta dal maestro Francesco Ommassini, il quale opta per una direzione calibrata e senza eccessi che accompagna quasi per mano i cantanti e rispetta la centralità ad essi riservata nel dramma in musica.

Il Coro riceve gli applausi del pubblico.

Essenziale e funzionale l’elegante scenografia di Davide Amadei. Pur rifacendosi alla tradizione, la regia di Alessio Pizzech ha scelto di mettere in scena uno spettacolo realistico, nel quale la malattia di Violetta emerge in tutta la sua drammaticità, fino ad arrivare all’atto conclusivo, dove una sedia a rotelle la accompagna verso l’ultimo respiro. “Uno spettacolo fatto di intimismo, vibrazioni emotive, sguardi intensi – ha spiegato Pizzech – che si dipanano in un mondo di apparizioni, frammenti laceranti di un universo di corpi e voci, al quale Violetta non appartiene più. La mia ricerca sul mondo verdiano, dopo gli allestimenti che ho curato di Rigoletto, approda adesso alla mia terza Traviata in un solo anno, lo stimolo creativo è sempre quello di andare ad esplorare l’essenza del racconto attraverso una sottrazione di tutti quegli elementi narrativi che spesso appartengono solo ad una “tradizione della rappresentazione” e che impediscono però un racconto lucido di un’opera così potente come Traviata”.

Gilda Fiume e Arianna Cimolin nel Terzo Atto.

Dopo questo terzo spettacolo stagionale, il prossimo appuntamento operistico al Sociale di Rovigo è con L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini, in scena il 23 e il 25 marzo nella coproduzione col Teatro Verdi di Pisa.

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