MENU

La vera Callas

Ma davvero siamo disposti a sprecare ancora tempo, inchiostro e pellicole cinematografiche per dare il nostro contributo al fine di capire se la storia con Pasolini era vera o di facciata, se realmente lei desiderava un figlio e suo marito no, se il suo dimagrimento fu il frutto di chissà quale intruglio o di una semplice dieta, se per Visconti fu un’infatuazione o amore platonico, se con Onassis fu un colpo di fulmine o amore suscitato dalla comune grecità e su chissà quali altri argomenti la cui disquisizione viene riproposta senza sosta da decenni?

Maria Callas con Pier Paolo Pasolini sul set di "Medea".

Maria Callas con Pier Paolo Pasolini sul set di “Medea”.

Non so dare una risposta a questa lunga serie di interrogativi, per la prolissità dei quali chiedo scusa al lettore, ma la realtà è che, a quarant’anni esatti oggi dalla morte di Maria Callas, non si smette di concentrarsi su quelle che oggettivamente dovrebbero apparire come delle inezie rispetto alla sua grandezza, su delle particolarità della vita privata e affettiva di questa divina creatura con la quale il buon Dio volle deliziare il nostro vivere. D’accordo, “La Callas” fu, e continua ad essere visto il successo delle mille pubblicazioni su di lei, un fenomeno mediatico e come tale non si può sottrarre al gossip, però tutto questo dovrebbe, a rigor di logica, far solo da contorno al “resto”, ossia alla carriera, alle intuizioni interpretative, ai trionfi e anche alle cadute, alle esperienze irripetibili consegnate alla storia dall’arte e dalla voce di Maria Callas. Sì, l’arte interpretativa e la voce, sono loro le legittime protagoniste quando si parla di questa straordinaria donna con una voce capace di entrare nel più profondo dell’anima, che sa toccare le corde delle emozioni e continua a stupire. E un po’ di gradevole stupore lo deve aver provato anche Tullio Serafin che, com’è noto, fu il primo grande direttore con cui Maria Callas si trovò a collaborare. Nel ’47 il maestro la diresse in Arena al suo esordio italiano, nella Gioconda, e da quella collaborazione nacque un percorso artistico che la portò prima ad interpretazioni wagneriane sotto la bacchetta del direttore veneto e quindi al debutto in ruoli divenuti poi fondamentali nella sua carriera, primo fra tutti quello di Norma. Serafin non fu un semplice direttore per Maria Callas, ma molto di più, ne intuì le potenzialità interpretative, la accolse nella sua casa romana e ne coltivò, insieme alla moglie Elena Rakowska, l’eccezionale estensione vocale, limando ciò che inizialmente non appariva perfetto e contribuendo a creare, parafrasando lo stesso Serafin, l’artista che da tempo il mondo andava cercando, con una “musicalità straordinaria, quasi spaventosa” e capace di “ricreare il personaggio con la sua voce e i suoi accenti”.

"Norma" a Epidauro nel 1960 - Maria Callas e Tullio Serafin

“Norma” a Epidauro nel 1960 – Maria Callas e Tullio Serafin

Esistono ottime pubblicazioni scientifiche su Maria Callas, che aiutano a comprendere quale fu l’ampiezza della sua straordinaria figura, vi sono articoli musicologici illuminanti su di lei e anche in questi giorni, legati alla ricorrenza dei quarant’anni dalla morte, non mancano i momenti per ricordarla in un modo consono alla sua statura artistica. L’auspicio è che queste occasioni possano moltiplicarsi, focalizzando l’attenzione su ciò che davvero ha valore quando si parla di Maria Callas e inducendoci a mettere definitivamente da parte quello che ha ormai tutte le sembianze di un gossip démodé e fuori tempo massimo.

[settembre 2017]

 

Greco-American operatic soprano star Maria Callas (1923 - 1977), rehearsing for her title role in 'Medea' at Covent Garden, London. Original Publication: People Disc - HC0514 (Photo by John Franks/Getty Images)

“Medea” – Convent Garden 1959

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *