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La vita a servizio dell’arte e l’arte a servizio dell’essere: Pino Boresta

Non è facile permettersi l’arte, sia da fruitore che da artista. Dal primo punto di vista, collezionare o comprare arte sembra essere cosa riservata solo a un certo ceto sociale, che ne fa sfoggio più per status che per passione. Ma permettersi l’arte dal punto di vista dell’artista vuol dire riuscire a vivere solo d’arte e a mantenersi libero dalle logiche del mercato.

Sono convinta che l’uovo di colombo per risolvere entrambe le impasse sia sempre di più la possibilità di sfidare il mercato dell’arte che il crowdfunding rappresenta; investire dal basso in arte e poter acquistare opere a prezzi ragionevoli non avvelenati da percentuali di provvigioni, sicuri di poter contribuire a permettere all’artista di far evolvere il suo lavoro.

Ho conosciuto proprio attraverso un crowdfunding il progetto artistico “SOS  sfratto” dell’artista romano Pino Boresta. Vita e arte si uniscono nel progetto di messa a nudo a cui l’artista da anni è fedele.

Partito dal mondo del disegno di moda, si trasferisce a Londra e frequenta le avanguardie della capitale. Una formazione artistica diversa da quella delle accademie italiane, che supera l’opera d’arte tradizionale per indagare in senso filosofico sulla vita come opera, anche, se necessario, in modo patetico.

Torna a Roma e inizia il suo percorso di street art, non in senso figurativo, ma concettuale. Dal 1994 Pino Boresta è diventato un volto familiare per gli abitanti delle principali città italiane. Nell’ambito del suo Intervento Urbano di Interferenza Culturale portato avanti da anni, i bizzarri C.U.S., immagini della sua faccina-logo -intenta a esibirsi in smorfie di ogni sorta.

Ci sono poi i D.U.R. (documenti urbani rettificati), gli S.S.R.(segnaletica stradale rettificata) e gli S.D. (smorfie deteriorate): in queste ultime le smorfie di Boresta sono sottoposte agli agenti climatici e all’inquinamento o diventano la base per gli interventi di writers e di passanti che hanno voglia lasciargli un messaggio. L’interferenza urbana culturale è anche performance soprattutto a sfondo sociale, che viene certificata dall’artista e il valore dell’opera viene determinato da chi ne usufruisce per poi donarlo a chi ne ha bisogno per vivere (vedi “2001 Pablo Echaurren“).

ultima boresta

La vita a servizio dell’arte e l’arte a servizio dell’essere. Nel progetto “Io vivrò”  si fa portabandiera della denuncia contro le logiche curatoriali e il riscatto è l’esserci a prescindere. Raccoglie firme per supportare la sua candidatura alla Biennale di Venezia,  crea art blitz scomodi e imbarazzanti alle conferenze stampa di presentazione…ma infine una delle sue smorfie alla Biennale c’è sempre logiche curiatoriali a prescindere.
L’arte a servizio della memoria del nostro passaggio…l’archiviazione di parti del corpo come le unghie, l’archiviazione in agenda dei pensieri in 4 categorie per poi usarle nella performance “Agende in contatto“,  l’archiviazione e la misura dell’attività sessuale.

Il corpo e la vita usate per creare un rapporto sincero e non voyeuristico con l’artista che mette a disposizione i suoi fallimenti, le sue frustrazioni e le sue fobie anche pateticamente, ma tutto ciò crea empatia, crea memoria nell’altro, crea un quesito e una risposta che non è mai indifferenza.

Artribune ed Exibart parlano di lui, gli street artist lo adorano. Lui continua con la sua filosofia artistica, poco elegante ed esteticamente un po’ da discount, ma vicina a quello che ognuno di noi può permettersi, nonostante le notevoli capacità grafiche e di disegno che ho avuto modo di apprezzare nei suoi schizzi. Sono scelte!

“Nel mio lavoro c’è un coinvolgimento attivo dello spettatore, che è incoraggiato a costruire stati di riflessione indipendenti e personali, con l’obliterazione di attimi insignificanti della nostra esistenza colti dal continuo fluire della vita quotidiana. Inoltre pur considerando importanti e vicine alcune delle avanguardie, mi sento figlio dei situazionisti. Trovo che essi avessero già allora ben compreso molte delle esigenze oggi importanti. Condivido con loro il corpus del problema “La società dello spettacolo”, e ritengo, come sostengono loro, che sia necessaria soprattutto la costruzione di nuove situazioni, di nuove attività, dove la condizione preliminare sia quella della ricerca di forme diverse di vivere.”

Ho avuto con lui un’ interessante conversazione a Luglio che si può ascoltare volendo approfondire  al link di Coxo Spaziale, trasmissione radiofonica di Radio Città Fujiko, a cura di Stefano W. Pasquini  e Fedra C. Boscolo

Scrive Benjamin Franklin “Se non vuoi essere dimenticato appena sei morto e putrefatto, scrivi cose degne di essere lette o fa cose degne di essere scritte” , trovo sia questa la spinta emotiva di Pino Boresta che vi invito a seguire nelle sue escursioni nel mondo dell’arte nel suo blog pinoboresta.blogspot.it e il suo sito web www.pinoboresta.com.

Con complicità clandestina per l’intanto un suo Intervento Urbano di Interferenza Culturale è comparso anche tra Adige e Po. Tutti invitati a cercarlo ed ad interagire con l’artista.

One Response to La vita a servizio dell’arte e l’arte a servizio dell’essere: Pino Boresta

  1. Borest ha detto:

    Agende in contatto di Pino Boresta

    Io possiedo una serie di agende sulle quali annoto tutti i miei appunti e sono di quattro tipi: ci sono quelle dove annoto argomenti riguardante l’arte che trovo leggendo le riviste di settore e non, poi vi sono quelle dove annoto appunti riguardanti argomenti vari (di ogni tipo) in genere stralci di libri che ho letto, e quindi una terza dove annoto i miei pensieri scritti in prima istanza su foglietti e fogliacci sparsi qui e lì in ogni dove. Vi è anche una quarta serie di agende dove riporto tutti i numeri e i conti delle mie personalissime manie (in una di queste ci sono anche quelle che io chiamo litanie), questa per chiari motivi non sarà inclusa nel pacchetto per questo lavoro.

    Per “Face to Face” porterò un’agenda per ogni serie e l’azione si svolgerà nel seguente modo:
    Io e il visitatore saremo seduti uno di fronte all’altro.
    Dopo aver spiegato la differenza di contenuto delle tre agende gli chiederò di sceglierne una e dirmi un giorno dell’anno. A questo punto io aprirò l’agenda proprio in quel giorno e leggerò cosa vi è scritto in quella pagina, mentre lui poggerà la sua mano su uno dei seguenti punti del mio corpo.
    Queste le 10 unità:
    1. Mano del visitatore sulla mia testa.
    2. Mano del visitatore sul mio collo.
    3. Mano del visitatore sulla mia spalla.
    4. Mano del visitatore sul mio petto.
    5. Mano del visitatore sulla mia pancia.
    6. Mano del visitatore sul mio braccio.
    7. Mano del visitatore sulla mia mano.
    8. Mano del visitatore sulla mia coscia.
    9. Mano del visitatore sul mio polpaccio.
    10. Mano del visitatore sul mio piede.

    Una volta che avrò finito di leggere, se avanzerà del tempo, la mano del visitatore dovrà mantenere il contatto con la parte del mio corpo che gli sarà stata casualmente assegnata e potrà scegliere se stare zitto per il tempo restante dei 10 minuti della performance, oppure esporre il suo punto di vista su ciò che gli è stato appena letto, dove potrebbe aver trovato un pizzico di premonizione, un consiglio o uno spunto di riflessione.

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