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LESTER MADDOX & ALTRE STORIE AMERICANE (?)

“Last night I saw Lester Maddox on a TV show
With some smart-ass New York Jew
And the Jew laughed at Lester Maddox
And the audience laughed at Lester Maddox too
Well, he may be a fool, but he’s our fool
And if they think they’re better than him, they’re wrong”

RANDY NEWMAN – “REDNECKS”

 

Per molti versi la parabola politica di Lester Maddox è simile a quella di Donald Trump. Dal suo ristorante “Pickrick” che offriva ottima cucina del sud degli Stati Uniti, Lester iniziò una scalata irresistibile che lo portò a diventare governatore della Georgia. Il ristorante era nel viale dove si trovava anche il campus della Georgia Tech, come era costume dell’epoca serviva solo clienti bianchi. I “coloured” potevano lavorarci, ma non sedersi al tavolo.Tra il 1964 e il 1965 ci furono forti tensioni a sfondo razziale poiché persone di colore chiesero ripetutamente di essere servite, come effettivamente stabiliva la legge, ma Maddox si rifiutò categoricamente di farli entrare, arrivando a impedirne l’accesso con la forza. Sostenne le sue posizioni in tribunale, perse la causa e piuttosto che cedere alle ingiunzioni di rinunciare al segregazionismo vendette il ristorante. Queste sue posizioni intransigenti unite ad una indiscutibile abilità dialettica lo resero agli occhi dell’elettorato conservatore un martire dell’antisegregazionismo e ne decretarono il successo. Da governatore ebbe parecchi scontri con la stampa, il più noto è quello citato ironicamente nella canzone di Randy Newman, quando Maddox venne ridicolizzato in un talk-show nazionale da un celebre giornalista progressista, si infuriò e abbandonò lo studio televisivo.

Il punto interessante è quel verso di Newman che dice “Beh, lui magari è un idiota, ma un idiota dei nostri… e se quelli (gli ebrei “culi-furbi” lett.) pensano di essere migliori di lui si sbagliano”.

Questo è il motivo, meravigliosamente stupido e pericolosissimo, per cui negli anni della guerra fredda tanto Washington quanto Mosca sostenevano regimi corrotti, dittature vergognose, stati illiberali semplicemente perché erano schierati dalla loro parte. Sapevano che non c’era giustizia ma preferivano averli come alleati piuttosto che correre il rischio di vederli nell’area di influenza del nemico. Come dire “beh, magari sono dei criminali, ma sono dei nostri…”.

E’ il motivo per cui, altrettanto stupidamente, i partiti politici e i movimenti del nostro paese non fanno pulizia al loro interno. Continuano a sostenere comunque sindaci, presidenti di regione, parlamentari, amministratori di municipalizzate e giornalisti del loro partito. Anche se sono ladri, criminali, indagati, mafiosi, creatori di propaganda falsa. I politici onesti siedono a fianco dei ladri e finiscono per legittimarne la presenza, diventano complici e non possono più reclamare l’onestà perduta per sempre.

E la conseguenza peggiore è che questi comportamenti sviluppano nel paese un senso di distacco dalla politica, il populismo tanto criticato non è un atteggiamento nato dal nulla, è piuttosto il risultato della mala politica attuale. Quando i leader si chiamavano Nenni o De Gasperi la deriva populista non trovava terreno fertile. Se pensiamo a Berlusconi, a Renzi, ad Alfano, e la lista sarebbe infinita, non possiamo dire altrettanto.

 

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