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Lettere dal filo spinato

E’ bello in estate uscire alla sera e seguire gli spettacoli a Rovigo, come il jazz nel giardino Casalini o le molte proposte di “Tra Ville e Giardini”, ma anche agli eventi fuori città.

A Ferrara, ad esempio, o a Padova e seguire “Castello Festival”, in piazza Castello a Padova, ex fortezza dei Carraresi, poi nel 1800 prigione e persino una fabbrica di biciclette in cui lavoravano anche i detenuti.


Il 3 novembre 1918 il tricolore sventolò improvvisamente sopra Villa Giusti a Padova ed il parroco di S. Maria della Mandria invitò a suonare le campane. I padovani ed in seguito gli italiani seppero che la Grande Guerra era finita in quel momento.

A cento anni dall’armistizio è partita una rassegna per le celebrazioni del centenario di Padova capitale della guerra e della pace con eventi musicali, teatrali e cinematografici, di cui molti ad ingresso gratuito, non solo a Padova ma in altri comuni, tra cui quello di Lusia, sempre con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.


Padova divenne la capitale della pace italiana e Caporetto quella della guerra: per un anno la città era stata il cuore della Resistenza, prima sede del nuovo comando supremo di Diaz, per cui Padova diventò in pochi giorni il fulcro del nuovo esercito italiano e del potere nazionale.

Ecco quindi al Castello Carrarese lo stimolante e ricco spettacolo “Lettere dal filo spinato” con una grande Lella Costa voce recitante, Maurizio Camardi al sassofono, al duduk, antico strumento armeno, ed autore del testo, ed il gruppo Yo Yo Mundi.

I ricordi di guerra si mescolano agli avvenimenti storici dalle tradotte per il fronte alla tregua di Natale, passando per Caporetto e la fine del conflitto; la Grande Guerra vissuta da un giovane “studiato” è raccontata ai nipoti dei nipoti con la franchezza di un’anima bella senza pregiudizi e la freschezza di un sogno, attraverso brani letti e cantati, aneddoti, letture e testimonianze narrate dalla calda voce di Lella Costa, in un intreccio di brani musicali noti e musiche inedite.


Una voglia di raccontare mossa non solo dal bisogno di testimoniare e di fare memoria, ma anche di rimettere i fatti al loro posto, perché la grande storia ha ferite che si possono spiegare e forse anche sanare solo con la memoria della narrazione ed è un atto doveroso che si può compiere con la pazienza di un nonno, anche cento anni dopo.

Come bis “C’era una volta” filastrocca di Gianni Rodari ed anche in apertura un’altra sua filastrocca, oltre a testi di Erich Maria Remarque e Celine.
“Senti che silenzio che si sente” diceva il soldato semplice Pietro ed alla fine è scoppiata la Pace!

Per informazioni consultare la pagina www.centenariogrande.com

 

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