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L’incrocio fantasma e il ponte che non esiste più

“Lasciami pure all’incrocio Stoppa”.
L’altro giorno avevo bisogno di un passaggio in macchina. Mi sono fatto lasciare lì, dove confluiscono viale della Pace, viale Oroboni e viale Tre Martiri: l’incrocio Stoppa.

Peccato che non ci sia alcun incrocio, ma una piccola rotatoria, a collegare i tre grandi viali di Rovigo. E non c’è più neanche Stoppa, per la verità: il grande edificio, che un tempo ospitava un emporio di coloniali, oggi è sede di una filiale bancaria. Di questo piccolo pezzo di storia rodigina resta, sulla facciata, la scritta intitolata allo storico proprietario Ferruccio Stoppa.

Succede per molti luoghi: il tempo e lo sviluppo urbano cancellano edifici e altri manufatti, di cui resta qualche vago indizio nei nomi e nelle consuetudini dei cittadini. Che, come il sottoscritto, si ostinano a chiamare “incrocio” una rotatoria e battezzarla con il nome di un’attività commerciale che non esiste più.

Probabilmente l’esempio più noto in città è Ponte Marabin. Da cosa deriva il nome della grande rotatoria, che ha terrorizzato generazioni di diciottenni alle lezioni di scuola guida?

Da un ponte, innanzitutto: lì tuttora scorre sotto terra l’Adigetto, che un tempo attraversava il centro storico fino al quartiere San Bortolo. Oggi l’alveo del fiume è diventato corso del Popolo e l’acqua scorre per un lungo tratto sotterraneo, sotto la pista ciclabile che costeggia la circonvallazione Ovest, per poi sbucare all’aperto all’altezza del convento dei frati cappuccini.

Il ponte Marabin è, dunque, uno dei ponti scomparsi con la chiusura dell’Adigetto. Meno intuitivo è risalire al nome con cui è battezzato ancora ai nostri giorni. C’è Chi sostiene che sia il nome del costruttore, ma sembra invece che anche qui il riferimento sia ad un’attività commerciale: l’osteria della famiglia Marabin. Oggi anche questa è scomparsa, sostituita prima da un vetraio, poi da un’agenzia di lavoro interinale.

E’ rimasta, però, l’abitudine di chiamare la tremenda rotatoria con questo nome (al cui interno passa l’unica pista ciclabile degna di questo nome a Rovigo). Luoghi i cui nomi suonano come spettri degli edifici, delle persone e delle vicende a cui un tempo erano legati.

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