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L’odore delle emozioni

Le emozioni hanno un odore. Questione di ghiandole, proteine, batteri, stati di benessere o malessere.

Tina ha una sensibilità olfattiva fuori misura. Il suo naso è in grado di ascoltare l’odore delle persone e di identificare ansia, paura, felicità, malafede, benessere, oscuri pensieri e intenzioni.

La sua capacità di percepire gli altri è impiegata efficacemente alla dogana portuale di una città svedese. Ogni giorno sotto il suo naso passano decine e decine di viaggiatori e lei fiuta i loro stati d’animo, comportamenti, segreti leciti o illeciti.

Tina è una creatura strana, ha un corpo massiccio, un viso feroce. Non fosse per i suoi occhi lievi e dolci, si direbbe un animale selvaggio più che un essere umano.

Intorno alla sua figura ruota Border – Creature di confine del regista iraniano-svedese Ali Abbasi. Una storia cruda, di confini tra ciò che è umano e ciò che è, più che disumano, inaccettabile. Tina è diversa da tutto quello che umanamente ci rassicura, eppure è una guardiana dell’ordine e della legalità. È rozza e buona. A guardarla nelle sue fattezze primitive, riconosciamo una natura lontana maschile e femminile insieme. Ha in sé qualcosa di conturbante e insensato. E socialmente è accettata e rispettata per il suo ruolo di agente che stana l’illegalità senza fallire mai.

Finché incontra Vore, un passeggero che come tanti altri attraversa la dogana. Lei lo fiuta, ne è turbata e lo ferma, convinta di scovare un segreto proibito. Ma Vore è come lei, una creatura al confine tra umano e bestiale, un essere strano a cui è difficile attribuire una conformità, un sesso, una collocazione nel mondo.

Abbasi ci porta dentro un universo fiabesco per raccontare qualcosa che è molto di questo mondo, il mondo in cui viviamo. Tina e Vore con i loro corpi strani, inafferrabili, ancestrali e incompiuti, cercano in modo speculare e opposto un’identità. Sono creature selvagge, racchiudono nei loro corpi una sessualità a un tempo maschile e femminile e una natura umana e bestiale. Vore per aiutare Tina a comprendere entrambi, parla dei troll, esseri che appartengono alla mitologia scandinava e che popolano le foreste.

Un racconto spiazzante e fantastico, immerso nel mondo reale. La chiave di volta del film. Queste creature di confine parlano a tutti noi della diversità. Mettono in discussione i luoghi delle mostruosità, della ferocia, della mancanza di umanità.

Non è Tina, e forse neppure Vore, una distorsione del mondo. Anzi, troppo spesso la cattiveria e le aberrazioni vanno a schiantarsi sotto l’abito delle persone adeguate.

Il film parla anche di questo. Perché l’incontro e la scoperta fra Tina e Vore, procede di pari passo con un’indagine su un giro di pedofilia che lei sta seguendo. E forse qui trovo l’unica debolezza narrativa. La loro storia procede attraverso una serie di echi e rimbalzi un po’ forzati con l’inchiesta, e tutto il meccanismo finisce per incepparsi sul personaggio di Vore.

Questo non toglie incanto al film. Tenerezza, amore, rifiuto, violenza, paura, dispersione, ricerca di sé, tutto è rappresentato con grande forza.

Il momento più intenso di questa strana storia è quando Tina e Vore, attratti e felici, si prendono nel bosco colmi di desiderio. Una sequenza bellissima, magnificamente girata.

La loro natura bestiale, sessualmente bipolare, l’intreccio dei corpi, l’impeto inquieto nei loro occhi, l’appagamento dolce, oscuro e profondo che prende entrambi, è rappresentato in un atto di amore e desiderio così prossimo alla bellezza che, ne sono convinta, non ci può essere nulla di più umano.

Annotazione: Border – Creature di confine è tratto dal racconto Confine dello scrittore svedese John Ajvide Lindqvist, pubblicato nella raccolta Muri di carta (ed. Marsilio). Il film ha vinto il Premio Un Certain Regard al Festival di Cannes 2018. Bravissima Eva Melander nel ruolo di Tina.

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