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L’Orlando furioso vs Amazon

Sono convinto che il successo di alcuni produttori di poltrone e divani abbia radici profonde, forse addirittura genetiche. Non si spiegherebbe altrimenti la diffusione degli orribili imbottiti in stile assiro/barese proposti dagli instancabili pseudo-artigiani delle telepromozioni, che sono credibili come l’Alberto Sordi gondoliere di “Venezia, la luna e tu”.

La specie homo sapiens è pigra e questo sembra essere l’unico elemento che, con buona pace di leghisti, terrapiattisti e creazionisti, ci accomuna tutti, indipendentemente dal pantone dell’epidermide e dai rigurgiti fisiognomici.

Può sembrare paradossale, ma sotto il profilo culturale molte delle tragedie planetarie sono causate dalla pigrizia, intesa in senso lato.

L’importante è non sudare, non affaticarsi: bastano pochissime calorie per pigiare sui tasti del PC, collegarsi a Internet e acquistare quello che cerchiamo. Poi ci pensano Amazon, eBay o ancora Alibabà a farcelo recapitare: con pochi Euro organizzano il trasporto del nostro acquisto fin sulla porta di casa. E’ l’apoteosi della soddisfazione, ci sentiamo intelligenti e onnipotenti perché abbiamo scovato il prodotto perfetto, al prezzo mgliore e con la consegna più rapida. Oggi sapere chi ha scritto l’Orlando Furioso conta poco, vale sicuramente di più conoscere i link delle cornucopie che distribuiscono abbondanza e felicità via web.

Siamo felici perché la nostra “intelligenza” ci ha permesso di risparmiare (!) e contemporaneamente di consumare di più, di acquistare di più, di farcire la casa di prodotti senza i quali non potremmo vivere. Non ci importa se, in realtà, il prezzo vero lo paga qualcun altro o, molto spesso, lo paga il pianeta. Eppure, per cogliere questo dramma, basterebbe una riflessione elementare che dovrebbe essere alla portata di quell’intelligenza che ci ha orgogliosamente permesso di diventare “smart consumer”!

Un prodotto straordinariamente economico che viene spedito da un magazzino cinese in 3 giorni con un costo di trasporto di 7 dollari USA presuppone inevitabilmente alcuni elementi concreti: il primo (lapalissiano) è che si tratta di un prodotto cinese (o magari vientnamita o laotiano: i cinesi ormai sono “cari”!) rispetto al quale non abbiamo garanzia circa le condizioni di lavoro di chi lo ha fabbricato e nemmeno sappiamo se sia pericoloso per noi o nocivo. Per non parlare dell’impatto ambientale del processo produttivo nel paese di origine. Il secondo elemento è costituito dal trasporto: spedire in aereo è estremamente “costoso” per il pianeta e stiamo parlando magari di un gadget elettronico, non certo del cuore destinato ad un trapianto.

Il terzo elemento consiste nelle condizioni di lavoro di chi effettua trasporto e consegna: sappiamo quali siano le condizioni di lavoro dei centri logistici di Amazon in occidente, non oso pensare a come sono trattati i corrispondenti in oriente: il termine schiavitù risulta probabilmente appropriato (ma nonostante questo Bezos viene citato con malcelata ammirazione e i media favoleggiano sui costi del suo divorzio quasi si trattasse di una saga medievale e non dell’attualità).

Nel frattempo il famigerato e-commerce sta facendo scomparire migliaia di aziende commerciali tradizionali e fior di “analisti” tessono le lodi dei colossi dell’efficienza crudele mentre dipingono le vittime come piccoli imprenditori stupidi che non comprendono l’innovazione. Saranno anche stati stupidi, ma erano imprese locali che generavano a loro volta occupazione e reinvestivano LOCALMENTE, Amazon & C. drenano enormi quantità di risorse che poi si guardano bene dal redistribuire, perché le indirizzano nei paradisi fiscali dove hanno sede legale. Ma qualcuno dovrà preoccuparsi di fare sopravvivere gli ex commercianti “non competitivi”: anche gli stupidi, comunque, mangiano tre volte al giorno. Qualcuno se ne occuperà, direte soddisfatti del vostro acquisto vantaggioso, ma non sarà certo Bezos: lui è impegnato a fare conferenze per i laureandi in attesa del MBA e a farsi intervistare dai giornalisti.

Dietro questi fenomeni, complessi e controversi, ci sono quasi sempre elementi di disarmante banalità, come nel caso della plastica che sta soffocandoci e sta soffocando anche il resto dei viventi, del tutto incolpevoli. La pigrizia ci impedisce di rinunciare ai bicchierini del caffè per i distributori automatici (si chiamano così perché i consumatori sono “automi”), ci vieta di rinunciare a milioni di confezioni di shampoo, di balsamo o di ammorbidente. Lo shock termico all’uscita da case ed auto superclimatizzate ci obbliga a consumare quantità industriali di orribili te alla pesca o di acque minerali, elisir industriali contenuti in bottiglie di plastica che disseminiamo generosamente in ogni dove. L’evoluzione ci ha fortunatamente emancipato dalla schiavitù della sete di cui soffrivano i nostri antenati, e vien da chiedersi come abbiano fatto a scrivere l’Orlando Furioso, appunto, o addirittura a realizzare la Cappella Sistina, senza la piattaforma aerea, senza climatizzare il cantiere e, tra l’altro, senza i meravigliosi pennelli in setola cinese disponibili a 3,99 Euro, spedizione gratis con Amazon Prime.

One Response to L’Orlando furioso vs Amazon

  1. Lorenzo Di Cotato ha detto:

    condivido in pieno la riflessione , devo essere sincero sono un utilizzatore di questi web-ecomerce e in effetti questa senzazione di disagio la provo .. Goffredo Parisi negli anni ’60 scrisse ” il rimedio è la povertà ” un pensiero attuale …

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