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“My Gem or Lab Hell”… metti una serata Dada in Home Gallery

La mia prima volta in una home gallery, sabato 20 gennaio è stata entusiasmante. Maria Livia Brunelli, l’ospite, ha aperto la sua casa/galleria di Ferrara agli artisti Stefano W. Pasquini e Mustafa Sabbagh per il vernissage della Mostra “My Gem or Lab Hell” curata da Massimo Marchetti.
E’ stato divertente andarne a cercare le opere nelle fioriere o tra i libri della biblioteca. Allo stesso tempo le due stanze introduttive hanno lasciato i giusti spazi agli artisti per essere respirati. Molta, molta poesia in ogni angolo… e anche molta, molta gente in ogni angolo!

Uscendo ho pensato che forse sarebbe stato meglio organizzare dei turni con un numero massimo di visitatori, ma con il senno di poi forse questo avrebbe tolto spontaneità all’evento. L’atmosfera è stata quella di una festa che gli studenti fanno all’Università, dove tutti possono invitare amici, le porte sono aperte e ci si può conoscere anche solo parlando di amicizie in comune, che in questo caso erano gli artisti in mostra.

Come quando si è invitati a cena da amici, Stefano W. Pasquini ha omaggiato la casa con la sua stessa storia. Le vetrofanie con immagini della gallery raccolte da una semplice ricerca in google, la tovaglia e il copridivano scansionati sono gentili “cortesie per gli ospiti”.

Così come l’omaggio a Mustafa Sabbagh su pietre/santini utilizzando una foto giovanile dell’artista ad opera di Stefano Stagni e l’opera fotografica di Sabbagh scomposta e rielaborata con l’aiuto della famiglia Pasquini poi ri- ritratta. Ho visto in queste opere il regalo prezioso (Gem) che si fa alle persone con cui si sta bene. E perchè no… vi dico anche l’opera che ho preferito… una di scatola cinese che riunisce in una sinfonia armoniosa pittura, scultura, foto e installazione… eccola qua, si fa prima ad allegarla.


Più Laboratorio “Hell” (infernale) quanto messo in campo da Mustafa Sabbagh che ha realizzato video ispirati ai vizi capitali, utilizzando la mitologia, evidenziando il rapporto arcaico che l’uomo da sempre ha con le sue deviazioni di coscienza.

Chiaramente non tutte le opere potevano ricevere la giusta concentrazione, soprattutto i video, ma questo potrebbe essere un buon motivo per tornare e prendersi il tempo di approfondire. Per prepararsi alla visione consiglio la lettura delle didascalie nella gallery delle opere al link che allego a conclusione dell’articolo.

Di grande effetto le foto della serie “Sub Limen”, gemelline albine, che hanno poeticamente sollevato in me il contrasto tra la bellezza, la dolcezza e il candore della foto con fatti storici che sono esattamente un “Lab Hell”. La diversità incantevole delle bambine albine con l’atrocità delle leggi razziali. Il legame tra le due sorelle nella foto che allego di seguito, mi ha portato al laboratorio del dottore Josef Mengele, che cuciva i gemelli per trasformarli in gemelli siamesi.

Nel mio personalissimo sentire, Sabbagh pone il legame di sorellanza come controimmagine di pace e bellezza a quella inquientante storia riportatami dalla memoria. Sono i sussulti delle conoscenze e dei vissuti che le opere risvegliano e quelle di Mustafa hanno portato a galla questo nel mio intimo viaggio d’osservazione.

A livello intellettuale e artistico, la mostra dichiaratamente ispirata alla “poetica del caso” Dadaista, mi ha dato molti stimoli da approfondire. Il poeta Tristan Tzara descrive così il modo dadaista di produrre una poesia.

“Per fare un poema dadaista:
Prendete un giornale. Prendete delle forbici. Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che contate di dare al vostro poema.
Ritagliate l’articolo. Ritagliate quindi con cura ognuna delle parole che formano questo articolo e mettetele in un sacco. Agitate piano.
Tirate fuori quindi ogni ritaglio, uno dopo l’altro, disponendoli nell’ordine in cui hanno lasciato il sacco.
Copiate coscienziosamente. Il poema vi assomiglierà.”

E’ quello che ha fatto il curatore della mostra Massimo Marchetti proponendo come titolo della mostra l’anagramma di “MLB Home Gallery” e su questo punto di partenza i due artisti hanno lavorato, ognuno utilizzando la propria cassetta degli attrezzi. Pasquini a sua volta ha intitolato tutte le sue opere anagrammando il nome della gallery.

Decisamente interessante ed estraniante il testo di presentazione stampato a muro, in cui esattamente con il metodo proposto da T. Tzara, il curatore ritaglia le presentazioni delle mostre curate da MLB Gallery in questi dieci anni di attività e ricompone un testo nuovo che si emancipa dal cronologico. La casa/galleria diviene il punto di partenza per giocare con il caso aprendo sentieri imprevisti per noi felici ospiti.

La mostra rimarrà aperta fino al 25 febbraio. Tutte le opere e le informazioni per la visita sono disponibili nel sito www.mlbgallery.com

Nella foto da sinistra il curatore Massimo Marchetti, l’artista Mustafà Sabbagh, Maria Livia Brunelli titolare della MLB Gallery e l’artista Stefano W.Pasquini

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