L'importanza di imparare poesie a memoria
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La poesia a memoria fa bene

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La poesia a memoria fa bene

Caro diario,

 

tralasciando le filastrocche di suor Bianca all’asilo, mi pare che la prima poesia che ho imparato a memoria con impegno sia stata Rio Bo di Aldo Palazzeschi “Tre casettine dai tetti aguzzi, un verde praticello, un esiguo ruscello… Rio Bo…”. Ho un ricordo vivido anche di Gianni Rodari e della sua “Giovannino Perdigiorno ha perso il tram di mezzogiorno, ha perso la voce, l’appetito, ha perso la voglia di alzare un dito, ha perso il turno, ha perso la quota, ha perso la testa ma tanto era vuota”. Geniale.

Caterina, maestra di scuola e di vita che davvero ha lasciato il segno in tutti noi scolari, amava le poesie. Ce le faceva studiare in classe, le strofe ripetute a cori alterni per un numero infinito di volte.

Lei è stata solo la prima di una serie di insegnanti incontrati negli anni di scuola, che assegnavano a noi alunni versi da imparare a casa e recitare in classe, in piedi dietro al banco, durante le temute interrogazioni di Poesia, per alcuni trattamento d’urto contro la timidezza, per altri stimolo a inventare tecniche sempre più sofisticate per realizzare bigliettini cui buttare l’occhio in caso di vuoti di memoria.

Sono andata a ripescare questi ricordi qualche tempo fa, quando mi è capitato di rivedere degli ex allievi a distanza tempo. Mi hanno raccontato di loro, hanno voluto sapere di me. Quando ci siamo salutati, una di loro ha bisbigliato qualcosa agli altri e mentre mi congedavo è partito un coro: “Né più mai toccherò le sacre sponde, ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell’onde del greco mar da cui vergine nacque Venere ecc…”.

“A Zacinto” di Ugo Foscolo era stata una delle poesie di cui si era parlato in classe. Alla mia richiesta di impararla a memoria erano seguiti mugolii di disapprovazione ma poi tutti l’avevano studiata e a turno recitata.

Tralasciando lo stato d’animo di gratitudine che ho provato in quel momento, desidero fare alcune considerazioni.

La prima riguarda l’importanza di quella pratica, che non sarà mai abbastanza celebrata, di mandare a memoria con una certa regolarità poesie e versi. Italo Calvino, in un’intervista del 1981, alla richiesta di indicare tre chiavi, tre “talismani” da portare nel nuovo millennio, risponde chiaramente: imparare poesia a memoria, fare calcoli a mano e ricordarsi che ciò che abbiamo di materiale è effimero.

Ricordo di aver ascoltato un dialogo accademico del professor Luca Serianni, nel quale il linguista affermava come la poesia sia una componente centrale del percorso educativo e come solo imparando a memoria la poesia si abitui l’orecchio a un certo ritmo, ad apprezzare certe cose che si colgono soprattutto sentendole e che, solo se si sono imparate a memoria, si possono percepire da sé e in sé. In parole semplici, la poesia a memoria funge da cassa di risonanza dei sentimenti di ognuno.  

Quindi, di fronte alle comprensibili resistenze degli alunni che, ragionando dell’utile, talvolta chiedono: “Ma a che serve imparare a memoria questa poesia? Non ce la chiederà mai nessuno e non ci servirà mai nella vita”, rispondo raccontando brevi aneddoti biografici di mie vecchie e consolidate conoscenze. Trattasi di persone privilegiate che quando si svegliano al mattino e s’accorgono che fuori piove, possono iniziare la giornata sulla scia mnemonica dei versi di Salvatore Quasimodo “Già la pioggia è con noi, scuote l’aria silenziosa…”. Oppure di altri individui tutelati dall’avversa sorte del buio poetico dal buon Giovanni Pascoli, che consente loro di identificare come “odore di fragole rosse" il profumo del gelsomino in fiore e magari di scorgere una “chioccetta per l’aia azzurra con il suo pigolio di stelle” in un cielo d’estate. Ma i più fortunati sono gli irriducibili dell’estate, quelli che allo scadere di agosto si fanno prendere dalla malinconia ma che, portando l’ombrellone in soffitta, possono aggrapparsi a D’Annunzio e darsi coraggio dicendosi: “Settembre, andiamo. È tempo di migrare…”.

La poesia è un altro modo di guardare la realtà. Tutto ciò è tutto tranne che effimero.

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