L'intelligenza artificiale e il nostro futuro
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Scusi, lei è favorevole o contrario?

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Scusi, lei è favorevole o contrario?

Della cosiddetta intelligenza artificiale ci viene generalmente proposta una “lettura edificante”, una versione addomesticata a dovere, addirittura propagandata con un corredo di finte obiezioni critiche già pronte e ricreate a bella posta, che non rispondono alla realtà dei fatti, ma focalizzano attenzione e dibattito su elementi “di comodo”. Per capirci, è come se nei confronti dei lager nazisti o dei gulag comunisti, il dibattito riguardasse la qualità del rancio o il taglio delle divise, e nessuno si preoccupasse delle torture o delle camere a gas.

Ci vengono propinate le mirabolanti possibilità di creare narrativa, immagini, di correggere i compiti degli scolari, di indicare il percorso cittadino con meno traffico o di guidare i treni sugli scambi o sulle piattaforme di imbarco con la massima efficienza e senza errori.

Ma non ci dicono che, per esempio, i droni armati che sorvolano l’Afghanistan o l’Ucraina sono teleguidati da algoritmi creati dai colossi della difesa americana e di quella russa e sono in grado di decidere anche autonomamente, 24/7, se e quali bersagli colpire, inclusi i target umani. E lo fanno in modo rapido, analizzando in una frazione di secondo migliaia di informazioni e parametri caricati da softweristi al servizio degli eserciti. L’intelligenza artificiale non ha dubbi, non gradua e non ha rimorsi: colpisce e, purtroppo, più di qualche volta sbaglia. Non ci dicono nemmeno che questi “computer sapientoni” sono in grado di creare romanzi e sceneggiature semplicemente mescolando secondo un algoritmo raffinato le opere di Prévert, di Cechov o analizzando e rimontando i film di Kubrik: permetteranno ai produttori di plagiare il meglio della scrittura artistica mondiale senza pagare diritti a nessuno (lo sciopero che nel 2017/2018 ha bloccato Hollywood, è stato organizzato dai 12.000 scrittori e sceneggiatori del Writers Guild of America in tutti gli USA, e verteva proprio su questo!).

E i sistemi di riconoscimento facciale? Servono per contrastare i criminali, ci dicono, ma il loro utilizzo più comune è al servizio degli algoritmi che analizzano i consumi e le preferenze delle popolazioni, per creare profili d’acquisto e classi di appartenenza. Avrete notato che se cercate una bicicletta sul web, per qualche mese siete sommersi dalla pubblicità che offre velocipedi di ogni genere. Ma forse non sapete che questi meta-dati acquisiti più o meno legalmente dai gestori dei motori di ricerca, vengono venduti alle multinazionali, e quando il sistema verrà esteso e interfacciato al riconoscimento facciale, se entrerete in un negozio dotato di telecamere, sarete riconosciuti all’istante e i commessi riceveranno in tempo reale l’imbeccata sui vostri comportamenti d’acquisto e sapranno già quanto tempo dedicarvi e cosa offrirvi. Inutile dire che se sarete considerati dei “poveracci”, ed è l’ipotesi statisticamente più probabile, non vi si cagheranno nemmeno di striscio ed avrete probabilmente restrizioni al credito. L’intelligenza artificiale non servirà solo a mappare i nei della vostra pelle e a riconoscere subito quelli che potrebbero evolvere pericolosamente, ma permetterà anche di tracciare milioni di profili sanitari individuali e stabilire il vostro livello di rischio che diventerà la base per discriminare il premio che dovrete pagare per assicurare la vostra salute o per stabilire la vostra idoneità a svolgere un determinato lavoro al momento dell’assunzione. Con la sanità pubblica che va in pezzi e la disoccupazione che dobbiamo fronteggiare, non sono certamente temi da sottovalutare.

Erano gli anni ’50 quando all’interno dell’articolo “Computing machinery and intelligence”, Alan Turing, che può essere considerato uno dei padri di questa disciplina, aveva proposto un test, noto appunto come “Test di Turing”. Secondo questo test, una macchina poteva essere considerata “intelligente”se il suo comportamento, osservato da un essere umano, potesse essere considerato non distinguibile da quello di una persona: un concetto semplice e inquietante allo stesso tempo.

Intelligenza Artificiale e Machine Learning (e Deep Learning) vengono spesso confusi, in realtà sono due cose piuttosto differenti. Il Machine Learning (apprendimento automatico) è una branca dell’AI che si concentra sull’elaborazione di algoritmi che permettono ai computer di imparare dai dati e migliorare le loro prestazioni nel tempo, anche senza essere espressamente programmati per una determinata attività. In questo senso le macchine si evolvono, ovvero partono con un determinato potenziale che sono in grado di aumentare rapidamente in modo esponenziale, senza però che gli strumenti di controllo (ammesso che ci siano e che siano efficaci) crescano di pari passo.

Il Machine Learning utilizza un’enorme varietà di tecniche statistiche per consentire ai computer di "apprendere" dai dati, identificando schemi e modelli e prendendo decisioni basate su esempi passati che producono effetti sul presente e sul futuro. Questa capacità di apprendimento automatico è il cuore del Machine Learning e lo distingue dalle tecniche tradizionali usate per la programmazione.

Tutto bello, a detta di chi guadagna con l’Intelligenza Artificiale e di chi è così stupido da non porsi qualche domanda, ma solo per fare un esempio: avete notato che gli algoritmi usati dai social a grande diffusione (e parliamo dei software migliori che oggi sia possibile acquistare) censurano le immagini poetiche di una madre che allatta il figlio e fanno passare immagini di personaggi sexy al limite della pornografia? E poi, chi decide quali sono le informazioni da immagazzinare nei computer e secondo quali criteri verranno poi ripescate ed elaborate dagli algoritmi? E su quali basi verranno applicate le cosiddette “modellazioni predittive” capaci di operare su nuovi dati con l’obiettivo di fare predizioni su dati o eventi e risultati futuri? A mio parere ci sono parecchi elementi rispetto ai quali abbiamo diritto a ottenere risposte chiare:

  • Eguaglianza: intesa in termini di accessibilità alle tecnologie e di eliminazione delle discriminazioni, oggi si sta già delineando una forte sperequazione in questo senso;
  • Libertà: contrasto del controllo ingiustificato e delle limitazioni della libertà e dei diritti dei singoli (libertà di pensiero, di espressione, di autodeterminazione, diritto all’oblio) e delle libertà collettive;
  • Lavoro: implicazioni sul singolo lavoratore ed evoluzione del mercato del lavoro in ragione della crescente automazione dei compiti lavorativi e dell’aumento della disoccupazione;
  • Sanità: contrasto all’utilizzo di modellazioni predittive finalizzate non semplicemente alla prevenzione, quanto all’attribuzione di classi di rischio collegate agli aspetti economici di terapie future;
  • Psicologia: difesa benessere mentale ed emotivo degli utenti, tutela dei minori e dei soggetti fragili, contrasto della disinformazione a fini politico-economici;
  • Sostenibilità: sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali asservito alle esigenze economiche delle multinazionali e della grande finanza;
  • Monopòli: crescita ulteriore dell’accentramento di risorse economico-finanziarie, di asset e di know-how tecnologico, sperequazione geografica tra aree ricche e povere.

Preoccupano molto, in questo quadro, l’incompetenza e la mancanza di sensibilità da parte della classe politica che si trova comunque a decidere del futuro del pianeta e a legiferare su di una materia tanto controversa. Ed è una preoccupazione più che giustificata a fronte delle lobby potentissime, competenti, agguerrite e ricche, che influenzano e spesso addirittura corrompono chi deve decidere. Ho sempre denunciato, la mia è una voce debole, lo so, l’atteggiamento ipocrita e stolido di buona parte della “sinistra” (penso ai deliri di Matteo Renzi o alle pericolose affermazioni del povero David Sassoli appena eletto presidente del Parlamento Europeo: un tragico lascito che non lo assolve nemmeno di fronte alla sua sorte sfortunata), sedicenti progressisti che non si rendono conto di una cosa che a me sembra piuttosto evidente: se l’andazzo è questo, l’utilizzo massiccio e indiscriminato dell’Intelligenza Artificiale metterà la pietra tombale su socialismo e democrazia. Per vedere un futuro distopico, anzi per sperimentarlo direttamente, non sarà necessario Netflix: basterà uscire di casa.