Qualche curiosità scientifica sugli abbracci
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Qualche curiosità scientifica sugli abbracci

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Qualche curiosità scientifica sugli abbracci

Nel precedente articolo abbiamo esplorato il concetto giapponese di amae, ovvero il riporre fiducia nell'altrui benevolenza. Tra le sue varie manifestazioni c'è la spinta a lasciarsi andare tra le braccia di qualcun altro alla ricerca di un contatto fisico ed emotivo.

La pelle è l’organo più esteso del corpo umano e fa parte del più ampio sistema somatosensoriale, il quale ci permette di esplorare il mondo attraverso il senso del tatto. E’ proprio grazie ad esso che possiamo percepire sensazioni come il calore, la pressione, il dolore e via dicendo.

Da un punto di vista psicologico la pelle è la zona di frontiera sulla quale il nostro mondo interiore si incontra con il mondo esterno, pertanto è ciò che definisce i confini del nostro Sé corporeo. Essa racchiude noi e ci permette di distinguerci da ciò che abbiamo attorno, di conoscere la realtà pur senza perdersi in essa.

Non è un caso che molte malattie che colpiscono la pelle abbiano un’origine psicosomatica. Per fare un esempio, nei bambini l’insorgenza dell’eczema può essere manifestazione di un problema relazionale con il genitore, rendendo la pelle il luogo in cui egli deposita le sue angosce. Ovviamente non è semplice stabilire un rapporto di causalità fra questi fenomeni, ma la ricerca in quest’ambito e l’efficacia dei trattamenti psicologici lasciano ben sperare.

Conclusa questa breve digressione, possiamo finalmente arrivare al tema principale dell’articolo. Quando abbracciamo una persona i nostri mondi si incontrano e convergono in un’esperienza comune. Secondo studi scientifici possiamo comunicare diverse emozioni attraverso un abbraccio, anche fra perfetti sconosciuti. La corretta interpretazione dipende dai gesti secondari che accompagnano il contatto, ad esempio delle pacche sulla spalla, la durata del contatto, la forza con cui stringiamo la persona ecc.

Il contatto fisico è importante per il benessere psicofisico. Un abbraccio, se ben voluto, produce un ormone importantissimo chiamato ossitocina. E’ chiamato anche l’”ormone dell’amore”, dal momento che il suo ruolo principale effetto è quello di rafforzare i legami affettivi, creare empatia e senso di accudimento.

Non a caso è un elemento importante per lo sviluppo del bambino, il quale si nutre del contatto fisico con i suoi genitori. L’abbraccio può favorire la formazione di un attaccamento sicuro, il quale farà da base emotiva per tutte le sue esperienze di vita.

Oltre a creare legami, l’ossitocina ha anche l’effetto di ridurre la risposta fisiologica allo stress. Non è un caso se dopo un abbraccio, o un’altra forma di contatto fisico, ci sentiamo più rilassati. Secondo vari studi, chi aveva avuto modo di stare a contatto con il proprio partner aveva una migliore pressione sanguigna e un numero ridotto di cortisolo nel sangue (l’ormone dello stress). Anche la risposta cardiaca risulta migliorata, informazione certamente utile per i lettori più sportivi.

In aggiunta, si è anche notato che chi riceve maggiore supporto sociale e abbracci si ammala di meno, viceversa chi soffre l’isolamento è più cagionevole di salute. Da qui l’ipotesi che il contatto fisico produca anche un miglioramento del sistema immunitario.

Si conclude questa breve carrellata di curiosità scientifiche sugli abbracci, alla quale faccio seguire l’invito di darne uno proprio adesso, se possibile e socialmente accettabile, alla persona che vi sta accanto.

 

Per approfondire:
- La scienza degli abbracci. Alla scoperta del nostro cervello socio-emotivo - Francesco Bruno, Sonia Canterini