Inciviltà sulle spiagge del Delta
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L’inciviltà è ancora di moda

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L’inciviltà è ancora di moda

Chi conosce il Delta del Po sa benissimo che è composto da un puzzle di piccoli paradisi: sacche, valli, lagune, spiagge; queste ultime negli ultimi anni hanno si sono imposte come un luogo di grande frequenza, non certo come i luoghi balneari ben più frequentati dalla massa, ma comunque meta di migliaia di turisti. Con la differenza che spesso le spiagge del Delta sono ambientalmente più significative di altre (Rimini, Riccione eccetera) e soprattutto sono più fragili, più delicate. Non sempre questo dato è riconosciuto dalla “massa” e spesso, ancora oggi, le nostre spiagge sono oggetto di insulti e di atteggiamenti di inciviltà che incidono in maniera molto significativa su questi ambienti. L’esempio che portiamo è quello dell’area di Caleri, una vera e propria delizia ambientale: si trova a sud del litorale di Rosolina, dalla fine degli stabilimenti balneari fino al confine con l’isola di Albarella; è quella che viene comunemente definita “spiaggia libera”, con tutto ciò che questo significa: purtroppo, troppo spesso, non uno spazio in cui la natura si esprime nei suoi aspetti più selvaggi (nel senso bello e “naturale” del termine), ma un luogo in cui ognuno può fare quello che vuole: con tutto ciò che questo significa. Comunque questa parte di territorio non è completamente abbandonata a se stessa, anche perché l’interesse ambientale e naturalistico hanno spinto alcune associazioni a prendersene cura (tra le altre cose, su queste spiagge in questo periodo sta nidificando il rarissimo e prezioso fratino); tra queste la sezione polesana del WWF, ed in particolare un suo membro, Stefano Forzati, che da molti anni, anche prima di essere membro dell’associazione ambientalista, si prendeva cura di questo lembo di territorio raccogliendo immondizia, curando la spiaggia, segnalando ai visitatori la delicatezza dell’ambiente. Oggi, e non solo oggi, soprattutto nei fine settimana sembra che qui si condensi la parte più brutta ed incivile dei visitatori del Delta: gruppi che bivaccano, mangiano e bevono e abbandonano sulla spiaggia di tutto: cartocci di affettati, sacchetti e bottiglie di plastica, lattine: seminati senza alcun criterio sul litorale, quando basterebbe qualche metro per depositarli negli appositi cestini. Non solo, molti accendono falò che, in questo posto, possono diventare pericolosissimi: vicini alla vegetazione secca delle dune, a ridosso di quel paradiso che è il giardino botanico di Porto Caleri  Paradossale il comportamento di molti che qui portano a passeggio i cani: che ovviamente in questo ambiente naturale e delizioso si liberano tranquillamente dei loro escrementi raccolti giudiziosamente dai proprietari, che poi però (assurdo) abbandonano sulla spiaggia i sacchettini che raccolgono le cacche: Stefano ne ha raccolti alcuni lanciati sui rami degli alberi o in mezzo ai cespugli. E’ incredibile come decenni di educazione ambientale nelle scuole non abbia prodotto un vero e concreto rispetto per l’ambiente: ma tant’è: l’inciviltà è ancora un fenomeno di moda, che l’educazione non riesce a scalfire come dovrebbe essere. Ma c’è anche un dato positivo: Stefano Forzati ha fondato da un paio d’anni un gruppo di volontari che vengono qui e raccolgono tutte le immondizie che trovano, soprattutto nell’area antistante al giardino botanico di Porto Caleri; il gruppo si chiama “Io raccolgo”, su di esso si possono trovare informazioni in Facebook e su Instagram digitando “io raccolgo.portocaleri”; oltre a raccogliere le porcherie abbandonate in questo luogo delizioso, il gruppo dà vita a molte iniziative di sensibilizzazione e di educazione ambientale. Ed è ovviamente aperto a tutti coloro che l’inciviltà la vogliono combattere non solo a parole. Parecchie persone, finora, hanno aderito; tutti possono partecipare. E se c’è chi contrasta l’inciviltà di molti, in fondo si può ben sperare.

(La documentazione fotografica di questo articolo è interamente di Stefano Forzati)