Primo anno per il gruppo di lettura di REM
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Per crescere insieme

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Per crescere insieme

Vi è un brevissimo capitolo in Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche dal titolo Del leggere e dello scrivere. La distinzione è degna di nota poiché il leggere e lo scrivere, pur derivando dalla stessa curiosità di conoscere e comunicare, implicano due approcci metodologici diversi: il leggere parte da qualcosa di strutturato, un testo che ha un codice linguistico con delle regole codificate e trasmette un sapere, una fantasia o dei sentimenti; lo scrivere, invece, attraverso un codice linguistico e regole codificate, dà struttura a un testo che trasmette un sapere, una fantasia o le proprie emozioni.

È ovvio che s’impara prima a leggere e poi a scrivere. Ed è con il leggere che s’impara a scrivere, anche se nei nostri tempi, a volte, si ha la sensazione che prima si scrive e poi si legge o, forse, non si legge affatto.

Ebbene il testo di Nietzsche inizia in modo profetico e, per certi versi, sconvolgente.

 

“Di quanto fu scritto amo soltanto ciò che fu scritto col proprio sangue.”

 

Seguono alcune considerazioni: a scrivere con il proprio sangue si conosce la propria anima; non è facile comprendere il sangue degli altri; chi legge per ozio non comprenderà mai chi scrive con il sangue; chi scrive con il proprio sangue non scriverà mai per il lettore.

Poi rincara perfino la dose. Date un secolo di lettori [oziosi] e della nostra anima resterà solo putredine. E poi ancora: non tutti possono imparare a leggere perché, con l’andar del tempo, si guasta non soltanto lo scrivere ma anche il pensare. Come a dire che se si scrive per tutti, necessariamente bisogna semplificare se non addirittura banalizzare lo scrivere. O peggio se tutti scrivono diventa ridicolo pensare che ne possano venir fuori dei capolavori. Di certo sia lettura che scrittura ne risentono peggiorando la loro qualità. Quando invece può infine concludere Nietzsche:

 

“Chi scrisse col sangue e per aforismi non vuol essere letto, ma imparato a memoria”.

 

Se la profezia di Zarathustra è rivelatrice, sia il leggere che lo scrivere devono venire dall’anima. I sentimenti, l’amore, la vita, la morte, la morale non si possono banalizzare, sono la sostanza dell’essere umano. E vanno presi con molta serietà, ma anche con quella leggerezza che li rende più appetibili.

Ecco le discussioni, che hanno caratterizzato il Gruppo lettura REM e si sono svolte una volta al mese durante tutto l’anno e ora si concedono un attimo di pausa, ci hanno insegnato a leggere con il sangue, ma anche con quella leggerezza che il confronto comporta. Pratica di certo non facile, poiché, con il linguaggio della profezia, significa leggere con il proprio sentire, per pensare e riflettere.

Tanti sono stati i libri proposti, presentati e discussi. Tanti gli argomenti trattati, si partiva da brani sapientemente cercati e postati dal valente saggio che coordinava il gruppo e via a disquisire a volte con tale bravura e profondità di pensiero da emulare gli spiriti più critici. Non c’è stato tema di attualità che non sia stato trattato nella libertà più assoluta e nel rispetto di ogni intervento: un laicismo di sostanza che ha favorito un confronto serio e schietto. A volte le discussioni sono state più animate, altre volte più condivise, a volte si è debordati anche oltre il dovuto, ma la partecipazione con alti e bassi è stata continua e in accordo con il proprio vissuto: in fondo in fondo un altro modo per cercare di capire la vita, nell’umiltà che le compete. Insomma per crescere insieme.

Ringraziando l’Associazione REM per aver avuto questa bella idea di un Gruppo di lettura e la Fondazione “Carlo Bocchi” per aver messo a disposizione la sala per gli incontri, l’esperienza è senz’altro da ripetere.