Il fascino di una poetessa polesana che merita di essere riscoperta
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Alda Cortella … raccolgo il vento con le mani

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Alda Cortella … raccolgo il vento con le mani

… oggi è la nebbia

sola immutabile muta

a dirmi sul mio viso che sono viva

 

Cinquant'anni fa chiudeva prematuramente i suoi giorni, rubata alla vita e al mondo della poesia, Alda Cortella, senza avere la soddisfazione di veder pubblicato il suo tanto atteso volume Quarta vigilia.

In seguito, si è potuto leggere e commentare, ripubblicate con ampliamenti di inediti, le sue poesie edite e inedite, a cura di Bino Rebellato e della famiglia Cortella (1954) e provare un'intensa commozione per l'accorato messaggio di lirismo delicato che vive ancora oggi attualissimo dentro i suoi versi.

Crea emozione vedere - con gli occhi della memoria di Alda bambina - i "vicoli oscillanti nella sera", sottrarsi con lei alla carezza vegetale degli alberi.

La sua Badia diventa nostra, con connotati nuovi. Anche noi sentiamo con lei, adulta, il profumo illanguidente dei tigli, lungo l'Adigetto e siamo avvolti dal felpato velario delle prime nebbie di settembre - mese in cui la poetessa è nata - "all'epoca delle uve mature"; vediamo le sue dita sensibili spremere i grappoli sull'erba calpestata. Leggiamo in queste righe poetiche la struggente metafora del suo cuore dolente: un'immagine di sensualità appena abbozzata, racchiusa nella nicchia del pudore. L'Amore per Alda non è mai un sentimento trionfante, compiuto, ma è una realtà sospesa, quasi un leopardiano sabato che non vedrà mai la domenica, un'eterna vigilia come quella dei suoi versi che andarono postumi alle stampe. L'animo della giovane sente il fascino delle vie d'acqua, la malia del liquido elemento che, quasi in una ricerca di catarsi, di inconsapevole bagno purificatore, ritroviamo in molte sue poesie. Ora è acqua di fiume, cosparsa di pietre, ora marosi che tormentano le scogliere, ora l'immagine locale del fluire dell' "acqua di madreperla" dell'Adige, ora un fiume della fantasia, tutto suo, sulle cui rive potrà sognare un mare ignoto. La sua poesia assume toni inquietanti, che quasi fanno meraviglia, quando è percorsa da immagini cruente: "sogno un cielo di sangue"; "è la voce del tuo sangue che mi chiama oggi sul palmo rosso delle mani"; "il mio sangue nutre in silenzio le sue creature". Alda spesso sente accanto a sè il cupo fremito della morte. È quasi morte cosmica. Persino le stelle"tornano a morire colme di desideri", anche i suoi sogni sono popolati da alberi che"senza voce chiamano i morti". Anche la luna parla di morte poiché è "un fiore dai petali spezzati". Al di là di queste tetre immagini premonitrici, in lei c'è un desiderio appassionato d'amore, un bisogno commovente di baci veri, di addormentarsi confortata dalla tenerezza. In lei c'è un misticismo delizioso che non conosce tortuosità teologiche, quasi un bisogno di farsi coccolare da Dio. La sua poesia - ricca di metafore lievi - ora si fa canto ritmato, sull'orma dei suoi lirici greci, ora prende l'aspra secchezza di un singhiozzo o la velatura di una voce sussurrata, restando sempre un diafano fiore, eterna vigilia di un frutto.

 

Vediamo allora alcune poesie di Alda:

 

TENEBRA

 

Sono una bimba spaurita

nel limbo di vicoli oscillanti.

Mi scopre un lume

Non voglio le carezze degli alberi

ma scendo e dormo

nelle acque nere.

 

TEMPO

 

Respiro di pietre

addormentate tra la sabbia dei fiumi

e oblio di stelle

la terra cede

sotto nude radici

ed io raccolgo il vento con le mani.

 

GRIGIO AMORE

 

Era in mia madre la vita

prima che questi occhi vedessero

cadere

lente le foglie morte.

Sono nata nel caldo settembre

alla vita delle uve mature

ed aspettando nel calmo torpore

delle vigne spoglie le prime

nebbie. E oggi è la nebbia

sola immobile muta

a dirmi sul mio viso

che sono viva.

 

LA MIA SERA

 

Anche oggi

s'è fatto tardi

e il mio giorno

si è chiuso nel silenzio.

Il cielo è basso,

la luna è un fiore

dai petali spezzati.

Le donne hanno sciolto sui letti i capelli,

io sola sulla strada

perchè ho paura

che il tuo sorriso mi trapassi

senza fermarsi.

 

QUARTA VIGILIA

 

Il turbine alla notte si fa denso

sulle mie vesti nere:

le pietre ai ceppi sono nude.

La voce dei sassi mi raccoglie

un battere di zoccoli:

due bianche mani si stringono

all'inutile tempo.

 

ORA NONA

 

Giorno che brucia

le pietre sui sensi stravolti

nell'afa. E' sabbia

la mia bocca e le mie radici

affondano lente

ed io mi perdo in te.

 

SETTEMBRE

 

Settembre: per te c'è

un posto riparato

dal vento della scogliera.

È prigioniero là dentro

il mare e la sua voce

è quella di un lungo

sogno nato

nel mio fresco mattino.

 

Molto bella questa poesia:

 

ADIGE

 

I

Sono passate le ultime pecore

e i pastori sono stanchi:

è fredda la terra dei tuoi mattini.

 

Tu vivi nel silenzio delle nebbie

e le tue erbe vestite di brina

hanno il colore del cielo.

Anche le tue acque sono dure

e nel curvo cristallo si fermano

le ruote dei mulini.

 

II

Sono poche le case sull’argine

e tu non le vedi:

non vedi il pescatore

che tende le reti dalla barca nera.

 

Io cerco tra l’erba

i segni della mia giovinezza

quando rami viola

si tendevano sull’acqua di madreperla

ed era rosso il canto dei mulini

e di velluto il torpore della sera.

Poi affondo i miei piedi

nell’onda di vetro

 

e tu non vuoi chiamare il tempo

perché ridoni i colori

alle tue acque.

 

III

Non ti ho lasciato

perché è la mia sera.

La morte delle rive

è lunga, come la via

lattea nel cielo:

io serbo il canto

del passero nel fragile canneto.

 

Non importa se a me vicino

non dormono le barche:

sono le mie le tue onde e dormo

nella tua terra.

 

Se ne era occupato, negli anni ‘60, Antonio Romagnolo, quando frequentava il compianto Carlo Lezziero, anch'egli fine poeta. Gli rimase, allora, l'impressione di una poesia giovanile così pura e, nello stesso tempo, così triste. Della poetessa di Badia aveva solo poche notizie. Si sapeva che si era laureata in lettere, che faceva l'insegnante e si conosceva la grande angoscia del suo cuore attraverso la raccolta Quarta vigilia, uscita qualche giorno prima della prematura morte.

Studiando, all'epoca, la pittura di Giuseppe Goltara - “pittore colto” e appassionato di lettere, quasi un nuovo Van Gogh, con tutte le misure del caso, lontano dagli stereotipi e dai falsi miti - venne spontaneo a Romagnolo accostarlo alla Cortella.

 

Entrambi avevano partecipato brevemente dell'avventura umana: Giuseppe per 44 anni; Alda, meno ancora, 30 soltanto.

Goltara, autodidatta, obbedendo a moti interiori, cercava di assecondare un animo incline all'elegia. Dotato di un forte istinto pittorico, sollecitato da una acuta malinconia, dal peso quotidiano dell'esistenza, dell'attesa sempre di qualcosa che potesse migliorare la sua triste condizione umana, in lui emergeva una vigilia lunga che non lascia arrivare la festa della vita.

 

E qui avviene l'aggancio con la poesia della Cortella, perché della stessa vigilia, della stessa angoscia si tratta, come abbiamo letto appena sopra in Quarta vigilia.

 

Già, l'inutile tempo, che “è tempo di morire”.

E in un'altra poesia dirà:

 

perché è muto il mondo

senza il tuo respiro vicino

e la tua voce

che fa verde i viali…

 

Perché

 

oggi è notte.

Lento è il mio passo e stanco;

 

Perché

 

non voglio le carezze degli alberi

ma scendo e dormo

nelle acque nere

 

Perchè

 

raccolgo il vento con le mani

 

Perchè

 

oggi è ieri e domani.

Sterili giorni cui soltanto

le nebbie donano senso,

pena sconosciuta che il cuore nutre

per non morire

 

Perché

 

la mia strada non ha nome,

è mare di nebbia

ch'io percorro infinito

e al di là è tramontata la luna

 

Perché

 

… oggi è la nebbia

sola immutabile muta

a dirmi sul mio viso che sono

 

Camus diceva che la situazione dell’uomo nel mondo è assurda non perché è assurdo l’uomo o il mondo, ma perché è assurdo il rapporto dell’uomo con il mondo.

D’altronde ne abbiamo dimostrazione ogni giorno.

E così l'uomo prova l'angoscia dell'esistenza, non ha punti di riferimento, è allo scoperto.

L'esistenza, insomma, precede l'essenza.

Anche se ha l’amore e la solidarietà dei familiari e degli amici, egli è irrimediabilmente solo, nessun altro lo può sostituire nei suoi momenti di vita. È come se fosse uno straniero nel mondo, anzi pienamente immerso nella peste di questo mondo. Con la sensazione - netta - che qualcosa si sia definitivamente spezzato all’origine della vita. Costretto a vivere, alla fine, una condizione ingiustizia. E, soprattutto, senza salvezza

 

Lo aveva capito benissimo Dino Buzzati quando ne Il deserto dei Tartari scrive:

 

… che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte;

che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

 

Seguendo sempre il pensiero di Camus, all’uomo non rimane che un solo modo per reagire a questa situazione di ingiustizia: quello di essere più giusto della condizione di ingiustizia in cui si trova, di tentare cioè la strada dello stoicismo, di acquisire una grande forza, una grande dignità umana.

 

Per Alda è:

 

Mistero

mi sei

come la mia vita

mistero d'un Dio di pietra

sofferto

e sconosciuto

 

Perché

 

Per me non è tempo

di cog.cogliere l'oro

al tramonto

indugiare sulle rive

del fiume

aspettare nella tarda luna

i fantasmi:

oggi è notte

e i lumi sono spenti

il mio passo

è duro

 

oltre l’angolo è l’abisso.

 

Io un punto

di quell’infinito.

 

Interessanti alcune recensioni uscite sulla sua poesia. Vi propongo, cari Amici Lettori, alcuni brani:

 

“... In questa raccolta di lirici echi la Cortella rivela soprattutto una forza nuova qua e là solcata da “momenti” di originalità creativa. Perfetta è la forma, perfetto il ritmo, perfetto il dono di delicata poesia: poesia ch’é destino compiuto. Giovanissima ha chiuso gli occhi per sempre, giovanissima è andata a cercare  la vita e l'amore in un regno lontano, in una pianura sconfinata, in un cielo che ha soltanto sole e sorriso. A noi ha lasciato la rivelazione della sua fresca vena, della sua arte nobile e pura, ed il suo nome da collocare fra quello delle migliori poetesse italiane.”

           

      Carlo Lezziero, “Il Gazzettino”, 11-07-1954

 

“Il mondo di Quarta vigilia è quello della pianura veneta: viali deserti, sere colme di nebbia e di campane, gli autunni velati, gli alberi, i fiumi, le case addormentate, la gente che passa col peso delle sue pene sconosciute. In questo mondo la poesia non può gridare, né essere intrisa d'altro sole che non sia quello che rischiara l'anima come una finestra fiorita: la Cortella possedeva, appunto, una nativa misura d'adesione lirica al paesaggio che le era consanguineo e di cui seppe far sentire le stanchezze, gli ardori, le colorate metamorfosi, in un fantasticare interiore, in un crescendo spirituale delle cose, che diventavano sue, per sofferenza o per abbandono.

La poesia di Alda Cortella è soprattutto poesia d'amore: amore di cose e di creature, amore di paesaggi e di stanze, di volti e di voci, di stagioni e di pensieri. Quarta vigilia è qualcosa di più di un libro di versi: è un poetico diario d’amore scritto all’ombra dell’anima, una confessione che trasforma i giorni d’una vita breve e intensi in frammenti di elegia, in chiare note di canto, in dolce dialogo. Ci si stacca dalle pagine con la meravigliata gioia che dà ogni scoperta.”

 

       Giulio Nascimbeni, “L’Arena”, 18-11-1954

 

Notizia

 

Alda Cortella nasce a Badia Polesine il 6 settembre 1924. Si laurea a Padova in Lettere e poi insegnerà nell'Istituto Magistrale della sua città. Inizia a scrivere poesie nel 1951 dopo aver attraversato un delicato momento esistenziale. Nel 1954 l'editore Bino Rebellato pubblica la sua prima raccolta intitolata, come abbiamo letto, Quarta vigilia, che la poetessa non riesce a vedere perché muore il 22 maggio di quell'anno.

Nel 1983 il cugino Guido Cortella lo fa ristampare dallo stesso editore, con l'aggiunta di poesie inedite, traduzioni di poeti greci e alcune prose. Si costituisce allora un Comitato per promuovere attività culturali in onore e in memoria di Alda, che culmina con la realizzazione di un Premio, chiamato per l'appunto “Alda Cortella”, rivolto agli studenti delle medie superiori, con periodicità biennale, che riscuote un buon successo.

Verrà riproposto nel 1986 e nel 1990, con il titolo: “Il fascino particolare della terra polesana nella poesia di Alda Cortella”.