Un racconto di Filippo Cerantola
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Gara podistica 2.0

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Gara podistica 2.0

Marciapiede di Via del Fante, di fronte allo Stadio Barbera di Palermo, tarda mattinata di una calda domenica novembrina. Ho da poco tagliato, con la dovuta calma, il traguardo della mezza maratona nel vicino Stadio delle Palme, e sto aspettando che il bus 101 mi riporti in centro. Mentre inganno l'attesa armeggiando col cellulare, si materializzano due attempati signori, anch'essi evidentemente reduci dalla gara.

- Me sembri più moscio der solito, ma che 'n te regge 'a pompa?

- A Colonnello, ma statte zitto!

Il Colonnello si rivolge quindi al sottoscritto.

- Sai mica dov'è l'ospedale? L'amico mio se sta a sentì male.

Io rido di gusto, e l'amico suo, un po' affaticato ma non proprio sull'orlo di un collasso cardiocircolatorio, mi porge la mano.

- Nun lo stare a sentì. Io sono Franco [nome di fantasia]. Lui se chiama Gigi [nome di fantasia], ma lo devi chiamà Colonnello [grado di fantasia].

Annuisco, non molto convinto.

- Mica scherzo, oh! Ora sta 'n pensione, ma era 'n Colonnello sur serio!

Fra una chiacchiera di circostanza e l'altra, arriva il bus. Una volta accaparrati i necessari posti a sedere, non può che iniziare il più classico dei discorsi fra podisti: ognuno elenca le gare a cui ha partecipato, un po' come quando da piccoli un amico portava a scuola un album delle figurine e lo si passava in rassegna tutti assieme.

- Te l'hai fatta 'a Maratona de Roma?

- Sì, certo! Voi avete corso a Venezia?

- Si, l'avemo fatta l'anno che ce stava l'uragano.

Una volta esaurito l'argomento gare, Franco, per non far morire la conversazione, si lascia andare alla più classica e tendenzialmente innocua delle domande.

- Che sei veneto l'ho capito, ma de dove sei?

- Più o meno Castelfranco.

Al che, si volta verso di me e mi guarda sbigottito. Era palese che, per dirla come Calvin J. Candie / Leonardo Di Caprio in “Django Unchained”, non avevo più solamente la sua curiosità, ma la sua attenzione.

- Castelfranco Veneto? Ma dai? Sur serio?

- Sì, un paesino lì vicino in realtà. A Castelfranco ci son nato. Ma... Perché?

Ebbene, Franco aveva fatto il militare a Treviso, e al tempo aveva una “regazzina” proprio a Castelfranco. Mi ha spiegato con precisione dove abitava e mi ha raccontato una serie di episodi con una delicatezza e una sensibilità che, basandomi sui discorsi precedenti, non pensavo gli potesse appartenere. Ad un certo punto si è interrotto. Mi sembrava proprio che avesse gli occhi un attimino lucidi, ma probabilmente sarà stato colpa del riverbero del sole o della maestosità di Via della Libertà che scorreva al di là del vetro. Capendoci con un mezzo sguardo sufficientemente esplicativo, io e il Colonnello gli abbiamo concesso qualche attimo di decompressione. Io ho estratto il cellulare ed ho finto di controllare le chat di Whatsapp, il generale si è allacciato una scarpa già allacciata. Solo dopo una ventina di secondi ha afferrato Franco, l'ha scosso, e gli ha detto: “Ma che, 'n te regge 'a pompa?”.