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Ora potete parcheggiare l’auto direttamente in piazza. Contenti?

Grazie ad una modifica del codice della strada, da oggi chi ha un’auto elettrica o ibrida potrà comodamente arrivare in piazza Vittorio Emanuele e parcheggiare sotto la bottega preferita in cui fare shopping

Si avvera, insomma, il sogno di molti commercianti e molti cittadini, di un centro storico completamente a disposizione delle quattro ruote, nella città che già vanta l’allegro primato di 11^ città più inquinata d’Italia nella classifica del report “Mal’Aria” di Legambiente. L’anno scorso il capoluogo ha registrato 121 giornate in cui la qualità dell’aria era fuori dai limiti di legge per polveri sottili e ozono: non male, per un comune di appena cinquantamila abitanti, ma si può ancora migliorare.

Del resto, l’intero centro storico è già ampiamente accessibile alle automobili (non c’è nemmeno un centimetro quadrato completamente pedonale), tagliato in due dal corso del Popolo percorso tutto il giorno da mezzi a motore, con pochissimi spazi verdi e nessun piano per rilanciare il trasporto pubblico. 

Ai rodigini avere la macchina sotto le chiappe piace davvero tanto. C’è da aspettarsi, dunque, che accoglieranno con il dovuto entusiasmo la novità che arriva dal Governo del cambiamento: la Legge di stabilità, al comma 103, articolo 1, obbliga i comuni a consentire a tutte le auto elettriche e ibride di circolare nelle aree pedonali e Ztl, alla faccia dei pedoni e dei ciclisti. 

Non poteva non indignarsi, dunque, anche la Fiab di Rovigo, l’associazione che promuove l’uso della bicicletta come mezzo economico, ecologico e salutare, e che giudica la legge, senza mezzi termini, “un cambiamento che ci porta indietro di 50 anni su mobilità sostenibile e tutela dei centri storici”.

Con questo comma, in pratica, i sindaci non potranno più decidere come regolamentare i centri storici, trovandosi obbligati a far circolare alcune categorie di auto anche nelle zone finora pedonalizzate. 

Per la verità, a Rovigo, dice la Fiab, piove sul bagnato: “E’ già sotto gli occhi di tutti, nella nostra città, che le centrali Piazza Vittorio Emanuele, Piazza Garibaldi, Via Cavour, Via Angeli, Piazza Merlin, per fare alcuni esempi, sono scambiate per parcheggio di fatto, e che la circolazione di automezzi sia qui sempre più diffusa. Occorrerebbe ridurre i permessi di circolazione, sempre presupponendo che tutti questi mezzi circolanti ne siano provvisti, anziché allargarne l’utilizzo”.

I danni sono innanzitutto per le zone pedonali, per il commercio e il turismo: “La motorizzazione verrà ancora più incentivata, occuperà spazio urbano, toglierà sicurezza e vivibilità alle città”. Quanto ai danni ambientali, “a chi sostiene che le auto elettriche e ibride non inquinano, e per queste ultime va ricordato che, se pur in misura ridotta, usano anche motori tradizionali, Fiab risponde che si prospetta la inaccettabile visione dell’aumento del traffico nei centri storici delle città, a prescindere dall’impatto ambientale dei veicoli“.

Il sottosegretario ai Trasporti, Michele Dall’Orco, si è impegnato a rivedere la norma dichiarando che al Governo saranno “pronti a rivedere la norma al primo provvedimento utile”. Non c’è, però, nessuna tempistica. Intanto sono numerosi i comuni che hanno protestato (non sappiamo se anche qualche comune polesano si sia pronunciato).

La Fiab, a prescindere, esprime preoccupazione per una politica che incentiva il mercato dell’auto elettrica, molto simile a quella che ha favorito il dilagare delle automobili negli anni del boom economico:  “Anche allora si sono fatte politiche per permettere a tutti di acquistare un’auto, dando il via libero alle storture che stiamo vivendo oggi nelle nostre città, che sono state profondamente modificate negli assetti urbanistici, togliendo anche marciapiedi e spazio alle persone per fare posto a strade, parcheggi, pompe di benzina (domani saranno colonnine per la ricarica elettrica) a ridosso di piazze di paese, e poi nuove strade extraurbane per portare nuovo traffico nelle città che nel frattempo si andavano spopolando verso una periferia che non offriva alcun servizio di trasporto pubblico”.

In altre parole, non è cambiando il tipo di motore, che si riduco i danni portati dalle automobili ai centri urbani (sempre prendendo per buona la tesi assolutamente discutibile che le auto elettriche ed ibride non inquinino o inquinino meno).

Le Zone a traffico limitato, dice la Fiab, “sono aree pensate non solo contro l’inquinamento, ma anche e soprattutto per liberare i centri delle città dall’invasione di traffico e parcheggi e per spingere le persone a lasciare a casa auto e moto e spostarsi con la mobilità pubblica e ciclo-pedonale”. 

“L’assurda norma appena approvata – prosegue l’associazione – ci riporta indietro fino al 5 luglio 1965, giorno in cui l’allora sindaco della Città di Siena, Fazio Fabbrini, istituì la prima Zona a Traffico Limitato d’Italia impedendo l’accesso alle auto in Piazza del Campo” (venendo per questo, però, costretto a dimettersi). 

Magari la piazza di Rovigo ripopolata di mezzi a motore non farà particolare scalpore, ma sarà interessante vedere l’applicazione di questa norma nelle aree di passeggio di città come Verona, Padova o Ravenna. Basta immaginarsi, appunto, piazza del Campo a Siena trasformata in parcheggio per rendersi conto che questa norma andrebbe cancellata in gran fretta e con tante scuse. 

(Foto da “Rovigo de ‘na volta”)

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