MENU

Partono i bastimenti…

La nostra è una società che si regge su due pilastri fondamentali: l’ignoranza e l’equivoco. La gestione sistematica dei media da parte delle classi dominanti ci impedisce di conoscere la realtà ed è propedeutica alla nostra disponibilità ad accettare le “verità” strumentali confezionate dall’industria dell’informazione. Il potere ha sempre cercato di condizionare l’opinione pubblica, basta pensare alla propaganda che sostenne le crociate o alle canzoni che divennero popolari durante la triste epopea coloniale del ventennio.

Purtroppo il progresso e le enormi risorse investite in queste attività hanno affinato molto i processi di manipolazione dell’informazione. Creare equivoci su misura è un modo straordinariamente efficace per indirizzare il dissenso per comportamenti e persone criminali nella direzione desiderata: verso gli avversari, verso obiettivi di comodo e non contro i veri colpevoli. E’ lo strumento preferito dalla criminalità organizzata per delegittimare gli avversari che non conviene eliminare fisicamente e che non si lasciano corrompere o intimidire. Basta un pentito “telecomandato” e qualche giornalista compiacente per minare la credibilità di chiunque: il caso di Enzo Tortora è emblematico. Berlusconi veniva presentato come un grande imprenditore che avrebbe rilanciato l’economia e limitato la pressione fiscale, mentre nella realtà è stato un grande corruttore che ha piegato l’attività parlamentare alla promulgazione di leggi ad personam, ha privatizzato l’essenza stessa delle istituzioni ed ha addirittura favorito l’ingresso delle mafie nella macchina statale. Forse la cosa che dovrebbe preoccuparci maggiormente è l’atteggiamento che accompagna anche le persone che in qualche modo sono consapevoli di questi fenomeni: una sorta di accettazione passiva che non si discosta molto dal giudizio, questo sì davvero qualunquista, secondo il quale “è sempre stato così”.

Il momento storico che stiamo vivendo in questi anni è caratterizzato da alcuni trend socio-economici fondamentali: la privatizzazione delle risorse, la concentrazione della ricchezza in favore di un numero molto limitato di soggetti, la demolizione dello stato sociale, lo sviluppo di tecnologie per controllare eventi climatici e indirettamente la produzione del cibo e lo smantellamento sistematico delle culture e delle tradizioni locali, anche attraverso migrazioni indotte attraverso attività economiche neocoloniali e conflitti. Il nostro paese sta affrontando questi fenomeni in modo passivo: da un lato c’è uno strano governo formato da un partito reazionario privo di una vera e propria cultura politica (qualcosa c’è ma si limita alla peggiore pratica amministrativa di piccolo cabotaggio) e dall’altro c’è un movimento di formazione molto recente che contiene al suo interno istanze estremamente diverse, alcune senza dubbio positive ed innovative, altre contraddittorie e addirittura pericolose. L’opposizione, fortemente ridimensionata sotto il profilo elettorale, si trova in condizioni ancora peggiori se tenta la riabilitazione e la complicità di soggetti criminali (da Berlusconi a Verdini) e continua a riproporre gli stessi leader e programmi che le sono stati fatali. Anche l’industria dell’informazione (che i meno dotati intellettualmente si ostinano a suddividere tra “pubblica e privata” secondo uno schema che venne definitivamente superato dal primo governo Craxi) si trova in una sorta di impasse: i vecchi padroni sono in crisi, non si capisce cosa vogliono quelli nuovi (e nemmeno quanto dureranno) proprio mentre gli equilibri planetari sono in rapido mutamento.

Un esempio per tutti: il dramma dell’immigrazione. Il dibattito apparente che occupa i media e i pochi neuroni disponibili dell’elettorato riguarda il tema dell’accoglienza, declinato in tutte le sfumature ma comunque entro il confine prestabilito tra chi vuole impedire gli sbarchi e chi si appella ad una non meglio definita umanità. Sono due posizioni idiote, perché hanno del fenomeno, comunque ed entrambe, una visione parziale ed equivoca che a volte è strumentale ad obiettivi politico economici inconfessabili, più spesso è semplicemente frutto dell’ignoranza, la grande e prolifica madre della maggioranza delle opinioni in cui ci imbattiamo. Chiarisco: nessuna società civile può accettare che esseri umani periscano nel tentativo reale, presunto o indotto, di migliorare la propria esistenza, le persone vanno salvate. Ma non si può pensare che l’accoglienza tout-court sia la soluzione: senza un programma che gestisca i flussi, senza un piano europeo che fornisca risorse e senza strumenti che permettano di distinguere inequivocabilmente i profughi dai criminali, l’accoglienza non può funzionare ed anzi favorisce il diffondersi di sentimenti xenofobi. Quello che ho appena descritto è un grande equivoco e si poggia su di una base solida ed apparentemente indistruttibile di ignoranza. Non vogliamo renderci conto che le migrazioni sono il sintomo di una malattia molto grave che non vogliamo curare e che si chiama neoliberismo. Gli italiani del mezzogiorno si assoggettavano alle umiliazioni ed ai ricatti degli svizzeri diventando “gastarbeiter” e non viceversa perché avevano fame, così come oggi gli africani sperano in condizioni migliori approdando nei paesi europei che si affacciano al mediterraneo. L’emigrazione italiana si ridusse molto negli anni in cui c’era lavoro anche da noi, per riprendere nuovo vigore con la crisi attuale. Non è necessario essere geni per immaginare che solo condizioni economico-sociali migliori ridurranno il numero di disperati che rischiano la vita sui barconi, ma questo miglioramento non è compatibile con le politiche coloniali che le multinazionali (anche italiane) applicano sistematicamente nei paesi da cui provengono i migranti. Alla miopia ignorante e primitiva della Lega ed all’attendismo colpevole del M5S si contrappone il buonismo salottiero di soggetti come Saviano o la Boldrini che tuttavia si guardano bene dal fare un passo in più, cioè denunciare l’Eni o la Nestlé (sono solo esempi) quali responsabili dello sfruttamento criminale di interi continenti, causa principale di quella emigrazione che evidentemente, per motivi noti solo a loro, non vogliono far cessare. Il dibattito non affronta il problema alla radice, si limita a sfruttarlo a fini elettorali, sembra che nessuno lo voglia far cessare realmente perché comunque coagula consensi.

Era il 1867 quando Karl Marx pubblicò Das Kapital, da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: abbiamo assistito alla guerra fredda, alla caduta del muro di Berlino, alla triste farsa dei Bertinotti cachemiredipendenti, dei sindacalisti da 300.000 €/anno, dei Dell’Utri in politica e di una sinistra incistata sul politically correct. Eppure, nonostante tutto, la migliore risposta a molti problemi della società attuale è lì, nelle pagine di un libro stampato 152 anni fa e che purtroppo non hanno ancora trovato applicazione fedele.

Articolo Precedente:
Articolo Successivo:

One Response to Partono i bastimenti…

  1. Manlio Padovan ha detto:

    Gentile dott. Bellettato, mi permetto di segnalare ai suoi lettori che recentemente è uscito, per i tipi de “La Città del Sole”, il volume intit0lato “Il totalitarismo liberale/ Le tecniche imperialiste per l’egemonia culturale” (pagine 500 – euro 25,00) . Il volume è il primo della collana “Storia del socialismo e della lotta di classe” che verrà pubblicata in 10 volumi.
    Detta collana è stata preceduta dalla pubblicazione in internet, scaricabile gratuitamente da http://www.intellettualecollettivo.it, del saggio “A cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. In difesa del socialismo reale e del marxismo-leninismo” che trova ora solida fruizione e riordinata accuratamente, nonché più comoda e più agevole, nella collana di cui sopra.
    La collana si prefigge, e ben sappiamo quanto ce ne sia di bisogno come il suo post dimostra, uno sguardo sulla nostra società ben più ampio di quanto i mezzi di informazione oggi ci consentano. Nell’opera si rivelano le tecniche egemoniche con cui borghesi ed imperialisti hanno potuto annebbiare e controllare le coscienze dei popoli costruendo un sistema che è solo apparentemente libero e democratico. Perché se la Storia è sempre frutto di interpretazione, non sempre la sua interpretazione è fedele ai fatti; ma i fatti, diceva Lenin, hanno la testa dura…anche quando la Storia la scrivono i vincitori. Naturalmente c’è nell’opera un attacco politico al sistema, alla luce della ovvia considerazione, gravida di pesanti conseguenze per tutti, che questo sistema dimostra ogni giorno di più che non funziona e le verità ideali sono e saranno sempre determinate dalle costrizioni materiali.
    La ringrazio per l’attenzione e la saluto con vera stima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *