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Passeggiare con la testa e con il cuore

Rovigo è ricca di luoghi suggestivi, anche se ho l’impressione che molti sarebbero del tutto insignificanti per un turista. Difficile, ad esempio, apprezzare la passeggiata lungo via mure Soccorso fino al tempio della Rotonda, i ruderi di Casa Rosetta o il passaggio di vicolo Canevone, se non con la testa immersa nel passato della città. Sarà forse per questa tendenza a vivere la città in cui vivo più con l’immaginazione, che con lo sguardo, che uno dei luoghi a cui sono più affezionato è anche uno tra i più insignificanti. E’ l’area tra il centro storico e San Bortolo, grosso modo nella zona di viale Verona, via Beata Maria Chiara e via Parenzo.

Il fascino, per me, è forse legato ad un dato biografico: è il quartiere dove ho trascorso l’infanzia, in cui ho frequentato le scuole elementari e quelle medie. Quando dico “insignificante”, intendo un’area di scarso interesse dal punto di vista monumentale, fuori dalle mura medievali, uno spazio riempito perlopiù da ville private. Con un paio di eccezioni: l’area del cimitero e la bella villa Tracanella Barbirolli.

Quel che rimaneva del fascino di via Beata Maria Chiara è stato spazzato via pochi anni fa, con il taglio dei pini marittimi, che punteggiavano lo stradone che conduce al camposanto. Nella celeberrima mappa settecentesca del Mortier il viale è già visibile, in una distesa di campi coltivati, che conduce da porta San Bortolo all’antichissima chiesa di Santa Maria dei Sabbioni e al cimitero. La chiesa – che sarebbe sorta per conservare un’immagine della Madonna in odore di miracolo – è lì almeno dal tredicesimo secolo. Ancora oggi, affacciandosi all’inizio del viale, la chiesa chiude perfettamente la prospettiva.

dettaglio mortier

Proprio in quel punto sorge villa Tracanella Barbirolli, edificio piuttosto antico, che deve la sua forma attuale ad un intervento compiuto negli anni Cinquanta dell’Ottocento. Oggi la villa è completamente circondata – direi soffocata – dalle villette e dai palazzi costruiti su quelli che un tempo erano ampi appezzamenti di terreno agricolo. Ed è questo un altro elemento di fascino di questa zona, per lungo tempo un relitto di campagna appiccicato alla città, in cui fino a a pochi decenni fa si potevano ancora vedere campi coltivati e raccogliere bruscandoli lungo le reti di confine.

Restano poche tracce, come la fattoria con viti e terreno agricolo in fondo a viale Beata Maria Chiara, o la graziosa via Stacche, con il suo ombroso cimitero ebraico e la percezione di essere già in campagna, anche se l’asfalto e il cemento dei nuovi quartieri residenziali si apprestano a cancellare anche qui la terra e l’erba.

Anche se non c’è più la natura della campagna, resta un quartiere molto verde, in cui è ancora possibile incontrare merli, tortore, gazze, ghiandaie, pettirossi, passeri, cinciallegre e molti altri uccellini, cosa per nulla scontata in centro storico. Nei giardini delle case trovano riparo perfino i ricci.

Infine, il piccolo vicolo Viviani, che si imbocca per arrivare in quest’area da porta San Bartolomeo, in cui ho passeggiato mille volte e che conserva in qualche modo il fascino di stradina antica, con la sua teoria di casette allineate lungo il perimetro delle mura scomparse.

In fin dei conti, insomma, anche un’area del tutto insignificante (per un turista e perfino per un autoctono) può rivelarsi ricca di storia, di memorie e di suggestioni, se si trova modo di passeggiarci con la testa e con il cuore, oltre che con i piedi e con gli occhi.

villa Tracanella BarbirolliFoto: la veduta di via Beata Maria Chiara è ricavata da Google Street View; la mappa è un dettaglio della mappa del Mortier; la foto di villa Tracanella Barbirolli è tratta dal libro “Rovigo. Ritratto di una città”, a cura di Leobaldo Traniello. 

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