MENU

Pensierini #24

Quando apro il mio sussidiario di storia, essa storia è divisa in capitoli ognuno dei quali ha un nome che ti fa capire tutto.

Ad esempio: L’età delle rivoluzioni, che tu te li vedi i nostri trisnonni che hanno passato tutta la vita ad andare in piazza col forcone a spaccare tutto, ed erano sempre incazzati come i giaguari, fin da bambini e poi fino a quando sono diventati vecchi.

Poi c’è L’età della Restaurazione, che allora si dicevano: oh sacramento, quelli di prima hanno spaccato tutto, non si può mica andare avanti così, dai che ci mettiamo a restaurare un po’ di cose. E allora si son messi tranquilli con la cazzuola e col fratone ed hanno messo a posto quello che gli altri avevano saccagnato, e lo hanno fatto tornare com’era prima.

Poi a me piace tanto l’età del Rinascimento, perché si sono proprio svegliati di colpo, e prima erano sempre in chiesa a pregare, e dio qua e dio là e non si muove una foglia che dio non voglia; e poi qualcuno ha cominciato a leggere qualche libro degli antichi romani e ha detto: oé, ma che figata, ma questi qua sì che avevano capito tutto. E da lì tutti sono un po’ rinati nel cervello proprio, e hanno cominciato a fare palazzi bellissimi, cupole delle chiese bellissime, città bellissime che gli uomini ci andavano in giro e se le godevano.

E anche le donne: i poeti non le hanno più viste come degli angeli che ti presentavano a dio ma come delle belle persone di un altro sesso con le quali è tanto bello e piacevole parlare scherzare e ingropparsi come i facoceri.

Ma adesso io sono curioso di sapere com’è che la chiameranno nei sussidiari di storia questa età qui che stiamo vivendo: madonna come è difficile capire il presente e le sue fondamenta fondamentali e quello che si vedrà in futuro. Vista così da adesso mi pare l’età della cattiveria, ma poi se leggo il mio sussidiario mi pare di capire che neanche all’età dei Visigoti ci fosse una maggioranza di buoni.

Poi dico: forse è l’età dei computer e dei robot, che stanno cambiando il mondo: eh vabbè, sai allora quando hanno inventato i primi aerei e le prime automobili, ma cos’è che dovevano pensare i primi che hanno visto quelle robe lì dopo che per millenni erano abituati ad andare in giro a cavallo.

Allora penso che magari sarà l’età delle scienze biomediche: sì ma dai, che scienze sono che fanno un sacco di casino che clonano qua e clonano là e poi io c’ho un raffreddore del sacramento che sono sei mesi e nessuno è capace di farmelo passare, esattamente come ai tempi dei Burgundi.

Insomma più ci penso e più mi incasino. E allora faccio una cosa: siccome sto uscendo dalla Despar, prendo l’euro del carrello e lo do al ragazzo nero del Mali che sta qui vicino ai carrelli, che così magari i suoi figli fanno delle belle scuole elementari e poi le medie e le superiori e l’università e avranno figli che anche loro andranno a scuola e ci penseranno loro a fare le fotografie chiare del mio presente: io intanto me lo vivo, che è già faticoso così.

Articolo Precedente:
Articolo Successivo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *