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Pensierini #31

Io voglio tanto bene al mio gattino. Ogni tanto lo lancio come fa Buffon quando rinvia la palla ai suoi compagni, ma solo quando fa i malanni, come ad esempio l’altro giorno che mi ha rubato il bastoncino Findus dal piatto ed è andato a smangiucchiarselo sul divano.

Io il mio gatto lo tratto come un gatto, e anche il cagnolino che avevo lo trattavo come un cagnolino, perché a me mi pare importante trattare gli animali come animali, le persone come persone e le cose come cose. E’ una questione di rispetto e anche di osservazione, cioè è bello osservare un cane come cane, il vater come un vater, la fiat 500 L come una fiat 500 L e mio zio Renzo come mio zio Renzo, perché conosco tanti che osservano il loro zio Renzo come un vater e la loro Nissan Quashqai come la loro mamma, ma secondo me viene fuori un casino.

A me mi piace avere a che fare con gli animaletti perché osservandoli mi fanno venire un sacco di domande interessanti. Ad esempio il mio gattino dagli occhi verde smeraldo mi fa venire in mente di chiedergli: ma te che non pensi mai alla morte, vivi meglio di me che ci penso spesso?

Oppure: ma te come fai a sentire mia mamma che arriva quando ancora sta parcheggiando la macchina che io proprio non l’ho sentita? O ancora: ma tu con quale organo senti che ho le balle giratissime e allora ti strusci tutto e mi conforti anche se io proprio non faccio vedere che ho le balle girate?

Ma la domanda delle domande mi è sempre venuta quando lo guardo dritto negli occhi bellissimi e gli chiedo: ma tu, ce l’hai la coscienza?

Poi a me viene in mente questa storia qua: che qualche tempo fa vivevo da solo e ci avevo una morosa alla quale facevo un sacco di corna. Ogni volta che veniva a trovarmi una sostituta temporanea della mia morosa il mio gattino si metteva in un angolo e tranquillo tranquillo osservava. Poi quando la ragazza se ne andava, subito dopo, il micio si accovacciava sulle mie ginocchia, allungava un po’ il collo e mi piantava i suoi occhi verdi magici dentro ai miei. E io sentivo la sua domanda che assomigliava un po’ a quella importante che facevo io a lui: ma tu, che coscienza hai?

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