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Pensierini #33

Il mio amico Roberto è morto alcuni anni fa di overdose in una notte gelata di novembre davanti alla chiesetta degli Scrovegni a Padova.

Lo hanno trovato in mezzo ad una aiuola, con un braccio lungo il corpo e l’altro aperto all’altezza della spalla, sembrava un Cristo a metà. Il corpo era come di legno per quanto freddo c’era e suo fratello mi ha detto che per metterlo dentro la cassa hanno dovuto spaccargli il braccio, quello aperto, perché non si muoveva più.

Il mio amico Roberto era un po’ delinquente, aveva fatto qualche furto e qualche truffa e poi aveva sempre spacciato; io lo so che è difficile da crederci, ma il mio amico Roberto era tanto buono e ogni volta che lo vedevo sul giornale in mezzo ai carabinieri a me veniva una coperta di tristezza e di incredulità.

Poi quando usciva mi suonava il campanello e mi diceva: ciao, ho fatto il mona un’altra volta hai visto? Vieni a mangiare un gelato con me?

Quella volta che mi hanno detto che il mio amico Roberto era morto a me mi è venuto subito nella testa di quella sera che eravamo al bar: pioveva a dirotto e ci eravamo solo io lui e Renzo il barista che ci aveva fatto la Ciobar con la panna della bomboletta spray; e mentre mangiavamo cucchiaini di cioccolato bollente ci siamo messi a ricordare di quando eravamo bambini, e lui era quasi stupito di ricordare quando era bambino e non la finiva più di raccontare; ma cose semplici e belle, quelle che fanno sempre i bambini.

E poi ad un certo punto mi sono accorto che mentre raccontava il mio amico Roberto aveva le lacrime che gli venivano giù; ma tante, che sembravano la pioggia che scivolava sulle vetrate. E allora mi è venuto in mente che magari il mio amico Roberto era un po’ delinquente perché non si ricordava più di essere stato piccolo e l’aveva riscoperto di colpo lì, quella sera, che qualcuno gli aveva sempre nascosto tutte le gioie bambine.

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